ipotesi allo studio

Venezia, un decreto per scacciare le grandi navi da aprile

L’obiettivo è liberare la città prima che ricominci la stagione del turismo

di Jacopo Giliberto


Venezia, la cronaca dell’apertura del Mose: ecco il test per vedere se funziona

3' di lettura

Ipotesi di lavoro su Venezia: a partire dal 1° aprile prossimo un decreto potrebbe allontanare dalla vista indignata di intellettuali e turisti le grandi navi da crociera che oggi passano davanti al palazzo ducale. Si tratta ancora di un’ipotesi su cui si starebbe orientando il Governo Conte, e in particolare i ministri più coinvolti, cioè - in ordine alfabetico - Ambiente, Beni Culturali, Infrastrutture e Trasporti (ministri Sergio Costa, Dario Franceschini e Paola De Micheli).

Il decreto scaccianavi potrebbe essere formalizzato in un prossimo”Comitatone”, cioè l’organismo interministeriale per la salvaguardia di Venezia. La convocazione dell’organismo interministeriale è ancora da fissare ma con ogni probabilità la data sarà successiva alla tornata di elezioni regionali di fine gennaio.

Sono questi — uno spostamento delle grandi navi e la convocazione di un incontro istituzionale — i temi di in incontro riservato che si è svolto la settimana scorsa ai Beni Culturali con i ministeri per esaminare le soluzioni che consentano di ridurre la visibilità delle brutte navi da crociera davanti alla curiosità morbosa di migliaia di turisti e all’orrore del mondo intellettuale.

L’ipotesi di limitare le navi da aprile non è casuale. Con la primavera, in aprile le compagnie di crociera torneranno a infittire il calendario di arrivi e partenze da Venezia, calendario che durante l’inverno viene diradato.

Fra le soluzioni per allontanare quell’oggetto d’orrore ci sarebbe la possibilità di far ormeggiare in via temporanea le navi più grosse in una zona remota del porto di Venezia, cioè nelle aree dei container e dove attraccano i traghetti ro-ro per il Levante. Sono approdi lontanissimi dal centro storico e a ridosso del petrolchimico di Marghera.

Per poter spostare così lontano le grandi navi sarebbero necessari alcuni lavori importanti di adeguamento. Bisogna approfondire alcune vie navigabili e il traffico passeggeri va separato del tutto dal traffico industriale: non è bene che navi cariche di sostanze pericolose incrocino navi cariche di vacanzieri. I lavori per adeguare il terminal container potrebbero costare attorno al milione di euro e andrà bandita una gara per poterli eseguire. I tempi interminabili di una gara a evidenza pubblica sono assai più lunghi di quella premura che vorrebbero i politici. In alternativa vi sarebbero alcune banchine libere nel porto industriale.

Sui progetti per spostare le grandi navi ci sono però i dubbi su come sarà regolato il Mose in rapporto con i flussi di navigazione e ci sono le insicurezze sui fondali inadeguati, il cui dragaggio è bloccato dalle incertezze del ministero dell’Ambiente.

Per consentire alle navi da crociera di passare nelle zone della laguna più lontane dal centro storico bisognerebbe approfondire i canali di navigazione; la sabbia e i fanghi dragati però potrebbero essere considerati rifiuti pericolosi e con ogni probabilità qualsiasi destinazione sia assegnata loro rischierebbe un’imputazione per traffico illecito di rifiuti tossici. Quindi per ora l’unica via navigabile aperta è quella ad alta visibilità e altissima indignazione in mezzo al centro storico.

A Venezia intanto torna a mobilitarsi il mondo intellettuale contrario alle navi da crociera e al turismo popolare, di cui sottolinea i danni. Movimenti sociali e ambientalisti si sono riuniti domenica nel sestiere di Castello per organizzare una manifestazione di protesta per fine marzo. Oggetto della contestazione le grandi navi, il Mose, il progetto di potenziare l’aeroporto Marco Polo di Tessèra e diversi altri temi sociali e ambientali.

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