competitività

Venezia e Rovigo vogliono la Zes

di Barbara Ganz


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3' di lettura

Le firme hanno richiesto del tempo: erano in tanti - categorie economiche, i prefetti delle province di Venezia e Rovigo, i rappresentanti della Regione e tanti sindaci, anche quelli di zone di non direttamente interessate - a Ca’ Farsetti per sottoscrivere lettera d’intenti che verrà inviata al Governo italiano per richiedere l’avvio, entro il 31 dicembre 2019, del procedimento per l’istituzione di una Zes (Zone Economiche Speciali) nell’area metropolitana di Venezia e Rovigo.

«Non è la richiesta degli industriali, ma di un intero territorio - chiarisce il presidente degli industriali Vincenzo Marinese - unito dalla volontà di creare occupazione e valore aggiunto; una esigenza di tutti, per una crescita sana, che abbia radici fondate sullo sviluppo». Sullo sfondo ci sono molti temi di attualità: le inchieste sulla criminalità organizzata che hanno portato a una raffica di arresti nei giorni scorsi, cui contrapporre una economia pulita e sana, ma anche quell’autonomia che ancora appare lontana: «Non chiediamo una zona economica speciale contro o a scapito di qualcun altro - scandisce Pino Musolino, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale Porto di Venezia e Chioggia - Se quest’area viene messa in condizione di esprimere tutte le proprie potenzialità, il beneficio ricade sull’intero Paese».

E per Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e promotore del contributo d’accesso alla città, «un’arma in più se vogliamo combattere la monocultura turistica di Venezia. Questo è un territorio che vuole riposizionarsi, far ripartire le fabbriche e il lavoro, rendersi più efficiente. E lo facciamo proponendo un modello nuovo, partecipato, che può essere esportato come esempio».

Oggi dunque il primo atto formale. Nel corso dell’ultima assemblea la Confindustria dell’Area Metropolitana di Venezia e Rovigo aveva presentato il piano industriale della Zes, affidato a EY. Attualmente sono attive nel mondo più di 4mila tra Zone franche e Zone economiche speciali, in cui vengono impiegati 68 milioni di lavoratori e dove si attivano scambi commerciali per 500 miliardi di dollari all’anno.

Le Zes sono territori che si contraddistinguono per benefici fiscali e per la possibilità di usufruire di alcune semplificazioni procedurali e doganali per realizzare condizioni favorevoli alle imprese. In Europa se ne contano 800. In particolare l'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea prevede la possibilità, per il periodo 2014-2020, di costituire delle Zes anche in alcune aree del Nord Italia, tra cui le zone di Porto Marghera, Campalto, Murano, Arsenale, Zona Portuale e Tronchetto nel Comune di Venezia e, nella Provincia di Rovigo, i comuni di Bergantino, Ceneselli, Trecenta, Bagnolo di Po, Fiesso Umbertiano, Polesella, Canaro, Occhiobello, Stienta, Gaiba, Ficarolo, Salara, Calto, Castelmassa, Castelnovo Bariano e Melara. L’esempio principe è quello della Polonia: una nazione in cui dal 1994 sono attive 14 Zes per una superficie totale di quasi 20mila ettari (10volte Porto Marghera), per circa 300mila nuovi posti di lavoro e oltre 25 miliardi di euro di investimenti: un contributo - secondo lo studio - determinante al balzo in avanti del Pil polacco, cresciuto in sette anni del 27%.

L’area metropolitana di Venezia e Rovigo dispone attualmente di circa 385 ettari di aree industriali che non producono alcun reddito, né per le imprese, né per i cittadini e nemmeno per lo Stato o gli enti locali perché non producono entrate fiscali (Iva, Imu, Ires). Se si creasse una Zes – zona economica speciale – si potrebbero secondo il piano industriale creare 26.600 nuovi posti di lavoro e 2,4 miliardi di investimenti.

Oggi di fatto in Italia ci sono solo due Zes a Sud, «ma le Regioni non hanno ancora provveduto ad attuarle. La Zona che noi proponiamo avrebbe anche il record di essere la prima istituita su richiesta di un territorio e non calata dall’alto. Ci sono già imprese disponibili e interessate a riportare produzione e logistica qui, potrebbe iniziare una nuova ondata di reshoring», sottolinea Marinese. Attualmente la legge italiana «consente le Zes soltanto per le Regioni del Sud Italia: serve una modifica che ne autorizzi la creazione anche al Nord nelle aree depresse come da definizione europea, e uno stanziamento da 250 milioni a copertura del beneficio fiscale e per allargare la zona franca; niente a confronto dei benefici attesi».

Aspettando i necessari passaggi formali, la Zes veneziana si prepara a presentarsi agli investitori in un tour organizzato con Ice ed EY che prevede tappe a Francoforte, New York e Londra.

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