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Venezia, ecco come sta sprofondando. E il Mose non c’entra

Così funziona la laguna. Dal 1890 il mare è salito e il terreno è sprofondato: l’acqua è più alta di 30 centimetri. Le soluzioni che non risolvono

di Jacopo Giliberto


Detto e contraddetto: il Mose e le parole scritte sull’acqua

9' di lettura

Venezia sprofonda. Ma anche l’Adriatico s’abbassa, contrariamente agli allarmi di innalzamento del mare. Ecco un viaggio immaginario fra i dati scientifici e i fatti veri per ripulire Venezia dall’opacità delle notizie approssimative. La città sprofonda e in 129 anni il mare è salito di 30 centimetri, di cui metà è abbassamento del suolo e metà è innalzamento continuo del mare misurato dal 1890: l’Adriatico sale (ma da alcuni anni ridiscende), il cambiamento climatico c’entra ma non è quello di cui si lanciano gli allarmi in questi mesi.
Intanto da giorni viene rilevata una continuità di livelli alti di marea: mercoledì 27 la marea ha raggiunto la quota di 121 centimetri alle ore 10,50, alla rilevazione in mare ha toccato i 124 centimetri, a Burano 120 alle 11,20 e a Chioggia 121 alle 10,45 mentre l’azienda di trasporti pubblici locali Avm Actv ha dovuto deviare diverse corse delle linee di vaporini perché con l’acqua più alta i battelli non riescono a passare sotto alcuni ponti.

Il grafico rivelatore
Come premessa, ecco un grafico di base che consente di capire i fondamentali. Il grafico (fonte: Ismar-Cnr Istituto di Scienze Marine Trieste, Ispra, Cpsm) rappresenta il livello del mare osservato a Trieste e a Venezia dal 1890, cioè da 129 anni in qua, e la differenza tra le due rilevazioni. Questo grafico è in apparenza semplice ma, letto con intelligenza, ci dice almeno sette cose importanti.

VENEZIA, IL MARE SALE E LA CITTÀ SPROFONDA

I dati dell'andamento dell'Adriatico dal 1890. (Fonte: Ismar-Cnr Istituto di Scienze Marine Trieste, Ispra, Cpsm)

VENEZIA, IL MARE SALE E LA CITTÀ SPROFONDA

1 - Il mare cresce da 129 anni
La prima cosa che il grafico ci dice è che il mare è in salita da più di 100 anni. Il fenomeno si chiama eustatismo. Come si vede, la crescita (a parte gli scostamenti di breve periodo) è molto costante nel tempo. Il cambiamento climatico c’è, e c’è da almeno 129 anni.

Chi dice che l’acqua alta di Venezia è dovuta ai cambiamenti climatici ha ragione e torto al tempo stesso: ha ragione quando dice che il mare si alza, ma ciò accade da almeno 129 anni; ha torto quando cerca di correlare l’innalzamento del mare di Venezia con i nuovi fenomeni climatici attuali, i quali oggi non sono ancora pienamente leggibili.

2 - Cresce tutto l’Adriatico
La seconda cosa che il grafico ci dice è che il fenomeno di innalzamento riguarda tutto l’alto Adriatico, sia Venezia sia Trieste. Dov’è la differenza?
La differenza fra le due città (e quindi fra i due comportamenti) è nel tipo di suolo. In particolare, Trieste è posata su roccia calcarea rigida. Venezia è posata su terreni molli e cedevoli.

3 - L’Adriatico risale (un po’)
Il grafico degli scienziati ci dice anche che l’andamento del mare è incostante, cresce e cala di anno in anno. In particolare la punta massima di risalita dell’Adriatico è stata nel 2010 (il mare a Venezia era 40,1 centimetri più in alto rispetto al 1890) poi il mare è sceso di un decimetro, poi è risalito e poi è ridisceso di una decina di centimetri. Adesso sia a Venezia sia a Trieste l’Adriatico è assai più basso rispetto al 2010.

4 - Venezia sprofonda, Trieste no
Trieste è posata su roccia calcarea rigida e l’innalzamento del mare rilevato a Trieste è solamente e semplicemente innalzamento del mare.
Invece Venezia è posata su suoli cedevoli e alluvionali, sopra sabbie ghiaie limi, e il terreno su cui è costruita si compatta nel tempo.

Il suolo si rassoda. Cioè la superficie sprofonda.

Il fenomeno di compattarsi accade in tutti i terreni morbidi e si chiama subsidenza, cioè “sedersi sotto”. Il terreno con il tempo si rassoda e scende.

5 - La somma di due fenomeni
In altre parole, l’innalzamento del mare a Venezia è fatto di due fenomeni distinti e contrapposti che si rafforzano fra loro:

- l’eustatismo (il livello dell’acqua sale, come il grafico mostra che accade anche a Trieste);

- la subsidenza (il livello del suolo scende a Venezia ma non a Trieste, che è sulla roccia).

6 - Di quanto sprofonda Venezia
Il grafico degli scienziati ci dice una sesta cosa. Fa il confronto tra Venezia (abbassamento subsidente del suolo più innalzamento eustatico del mare) e Trieste (il solo innalzamento eustatico del mare). Il grafico ci dice cioè anche di quanto ha inciso la subsidenza, lo sprofondamento del terreno morbido di Venezia. Ed è la terza linea, quella in basso.

7 - Il drammatico effetto di Marghera
Il grafico ci dice una settima cosa. La terza linea, cioè la differenza fra Venezia e Trieste che mostra la sola subsidenza del terreno morbido alluvionale che sprofonda, è abbastanza orizzontale fra il 1890 e il 1930; poi registra un periodo di abbassamento veloce del suolo dal 1930 al 1970; infine riprende una sua gradualità dopo il 1980.

E questo conferma quello che è noto: Marghera. È risaputo che estrarre acque dalle falde superficiali fa compattare il terreno. È accaduto per esempio in Romagna o nel Polesine di Rovigo, dove l’estrazione di acqua a piccola profondità (poche decine di metri dalla superficie) ha fatto sprofondare moltissimo il terreno, che in diverse località è sceso perfino sotto il livello del mare. Ecco, questo grafico ci dice in modo visibile quanto ha pesato Marghera non soltanto in termini di inquinamento e di spopolamento del centro ma anche quanto l’estrazione potente di acque industriali a Marghera ha fatto sprofondare fisicamente il suolo di Venezia.

Venezia ha perso 30 centimetri
La somma dei due fenomeni — il rassodarsi del suolo cedevole, che scende (subsidenza), e l’alzarsi dell’Adriatico (eustatismo) — dice che dal 1890 Venezia è sprofondata di circa 30 centimetri, ma 9 anni fa la città era assai più allagata di oggi con un mare salito a 40,1 centimetri.

L’abbassamento del terreno su cui poggia Venezia è stato di una quindicina di centimetri dal 1890, di cui gran parte è avvenuto fra gli anni ’30 e gli anni ’70 quando l’industria di Marghera estraeva acqua dalle falde sotterranee più superficiali e accelerava il rassodarsi del terreno. Oggi la subsidenza generata dall’uomo è ferma.

E i cambiamenti climatici? L’innalzamento del mare di Venezia c’è, è forte, continua con gradualità e senza sosta da secoli e dal 1890 a oggi è attorno a una quindicina di centimetri ma non è quello che suscita l’allarme attuale, che si sta ancora cercando di misurare: al contrario, negli ultimi 10 anni l’Adriatico è sceso a Venezia e a Trieste di circa un decimetro.

Venezia è risalita di 2 centimetri
Quando Marghera ha smesso di estrarre dal sottosuolo ingenti quantità di acque industriali, le falde acquifere sotterranee si sono rigonfiate d’acqua e il terreno è tornato a risalire un poco, e Venezia già dai primi anni ’80 è riemersa di un paio di centimetri.

Le cronache dal Cinquecento
L’innalzamento del mare e lo sprofondamento di Venezia non sono fenomeni nuovi. Gli ingegneri dei secoli scorsi asserivano che «il terreno cala di once 8 ogni cent’anni», cioè 22,6 centimetri, oppure che sprofonda di «un piede veneto al secolo» (34 centimetri); nel ’500 lo scienziato Cristoforo Sabbadino stimò che l’abbassamento fosse di tre quarti di piede, al secolo 25,5 centimetri, meno di quanto sostenessero gli altri ingegneri del Cinquecento.

Per secoli è stato normale a Venezia rialzare pavimenti e selciati a mano a mano che la città si abbassava.

E le acque alte del passato? Un paio di volte al secolo i cronisti registravano il “montar delle acque” o “acque alte” che nelle misure più sostenute erano a quota “bracci tre” (il braccio era oltre i 60 centimetri, e quindi circa le misure di 180-190 centimetri delle alte maree disastrose di questi giorni) oppure “piedi 5” (170 centimetri). Per esempio nel 1443 («adì 10 novembre») la marea superò i «4 piedi sopra il comune» (136 centimetri) «rovinate merci per oltre 1 milione, eletti 15 savj sopra le acque».

Quando capitava l’acqua alta ai tempi della Serenissima Repubblica, cioè prima che a metà Ottocento venissero realizzate le dighe di Pietro Paleocapa alle bocche di porto, le secche e le “fuose” che ostruivano le bocche di porto bloccavano le navi fuori dal porto e facevano entrare poca acqua in laguna. Le maree erano meno impetuose e il porto si stava spegnendo insieme con la città, senza più traffici.

La spesa che non c’è
Da una quindicina d’anni la spesa per la salvaguardia di Venezia si limita (in pratica) al solo Mose e poco più. Il motivo è che i programmi previsti dalle leggi sulla salvaguardia della città approvate dopo l’alluvione catastrofica del 4 novembre ’66 non vengono più decisi dal Parlamento tramite il rifinanziamento annuale.

Da una quindicina di anni il progetto Mose gestito dal Consorzio Venezia Nuova, uscito dalla Salvaguardia ed entrato nella Legge Obiettivo, è passato sotto la gestione diretta del Governo attraverso le sue articolazioni, come il Cipe. E il resto dell’intera salvaguardia prevista dalla legge è uscita dal radiogoniometro dei rifinanziamenti. È limitatissimo così il finanziamento a Insula, la Spa in-house del Comune che svolge la manutenzione della città.

Lavori al 70%
Il progetto Mose nel suo complesso si divideva in più elementi: oltre alle dighe mobili contro le maree alte più di 110 centimetri, c’erano difese passive per le acque alte meno disastrose; la vivificazione urbana, anche inducendo i privati non emigrare aiutandoli a gestire la difficile manutenzione di una città costosissima; la manutenzione delle fondazioni di legno delle case e delle rive; la lotta contro le onde dei battelli più arroganti che scalzano dal bagnasciuga delle case le pietre, i pali di sostegno confitti nel suolo e i mattoni.

È sospesa ormai l’asciutta per la pulizia periodica dei fondali dei rii interni. Insula Spa ha dragato circa 340mila metri cubi di fanghi ormai sempre più difficili da smaltire finché manca una legge più moderna. È un’attività che non dà beneficio contro l’acqua alta ma consente di rifare quelle fondazioni ammalorate che rischiano di far crollare le sponde.

Il lavoro di rialzo delle rive contro le maree meno impetuose era stato completato al 70% però mancano alcune aree pregiatissime e difficili, come la piazza San Marco. «Abbiamo completato i primi interventi più urgenti a tutela della basilica, ma sono limitati e provvisori», osserva Piepaolo Campostrini, presidente del consorzio interuniversitario Corila di ricerca per la salvaguardia di Venezia.

Che cos’è la marea
La marea alta o bassa è un fenomeno astronomico provocato dall’attrazione del sole e della luna. I cicli durano dodici ore: sei ore la marea cresce (in dialetto veneziano sevénte) e, dopo il culmine, cala (in dialetto veneziano dozana).

La marea entra ed esce dalle tre vaste bocche di porto che uniscono la laguna con il mare aperto.

I livelli astronomici sono influenzati dalla meteorologia: la bassa pressione fa salire l’acqua più del previsto, l’alta pressione la fa scendere più del dovuto; il vento da nord spinge l’acqua lontano da Venezia e quello da sud al contrario spinge acqua contro Venezia.

Le acque dolci e la pioggia invece hanno un effetto modestissimo sull’acqua alta perché i grandi fiumi (la Brenta, la Piave e il Sile) sono stati deviati fuori dalla laguna.

Che cosa è accaduto il 12 novembre
È stata la cosiddetta tempesta perfetta.
Novembre, mese da acque alte.
Luna piena, cioè marea astronomica importante.
Forte calo barico, cioè bassa pressione su Venezia e alta pressione nell’Adriatico centrale.
Venti di bora hanno spinto l’acqua contro Chioggia e poi velocemente cambiati in venti di scirocco (25 metri al secondo), che hanno sospinto l’acqua contro Venezia.

Insomma, quella tempesta perfetta ha allagato zone di Venezia che quella del ’66, pur essendo più alta, non aveva neanche lambito. È l’effetto combinato del sommarsi di più fenomeni insieme, contando anche la subsidenza e l’aumento del livello medio del mare.

Le soluzioni serie e quelle bislacche
Come per ogni problema complesso, anche per Venezia esiste una soluzione semplice, facile e sbagliata. In queste settimane si sono sentite proposte stravaganti e posizioni massimaliste.

Bisognava fare come le dighe colossali in Olanda. (Ma i veneziani e gli intellettuali respinsero quel progetto olandese, troppo visibile e ingombrante. Gli intellettuali dissero in coro che quel progetto avrebbe devastato il panorama sacro della laguna e invece serviva il Mose).

Bisogna rinunciare al Mose. (È quasi finito e fra un anno funzionerà).

Bisogna dragare i rii della città. (Il dragaggio dei canali non ha assolutamente alcun effetto nemmeno millimetrico sul livello di marea; inoltre Insula Spa ha già dragato tutto quello che c’era da dragare, 338mila metri cubi di fanghi, e lo scavo in umido prosegue).

Bisogna chiudere il canale dei petroli scavato negli anni ’60. (La chiusura non avrebbe alcun effetto rilevante sui colmi di marea, forse un beneficio di paio di centimetri, ma imporrebbe la chiusura del porto di Venezia, vero obiettivo dei contestatori. Lo scavo del canale dei petroli è stato invece devastante sulla parte centrale della laguna perché la corrente che ha creato ha approfondito i fondali e gettato in mare aperto i sedimenti).

Per approfondire:
Venezia, l'acqua alta e il Mose quasi finito. Perché le dighe non sono state usate
Acqua alta, perché Venezia finirà sommersa entro il 2050
Detto e contraddetto: le parole scritte sull'acqua del Mose

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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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