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Venezia, 9 minuti di applausi per «Martin Eden»: Jack London marinaio di Napoli

Pietro Marcello ambienta la sua personalissima versione dell’autobiografia dello scrittore californiano in Campania. Usa registri differenti e gioca con i generi, compreso il melò napoletano. Il risultato è un film pieno di poesia con un grande Luca Marinelli

di Cristina Battocletti


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Luca Marinelli interpreta «Martin Eden», presentato alla Mostra del cinema di Venezia

3' di lettura

Jack London sarebbe contento di questa versione cinematografica del suo Martin Eden per la regia di Pietro Marcello, secondo regista italiano in concorso alla Mostra del cinema. Nove minuti di applausi hanno salutato la proiezione ufficiale in Sala Grande del film italiano in corsa per il Leone d’oro. Quello di Marcello è un racconto spettinato, anarchico, sperimentale e pieno di poesia, molto coerente con il personaggio del libro, che di fatto è la trasposizione su carta dell’intellettuale americano. Pietro Marcello conferma con questa prova di essere una delle voci più originali del cinema italiano, come si era capito già, nel 2007, con Il passaggio della linea, La bocca del lupo (2009) e Bella e perduta (2017).

Il film del regista casertano, classe 1976, trasferisce la storia del marinaio Martin (Luca Marinelli) dalla California a Napoli «perché è una città aperta e tollerante», ha spiegato. E anche perché il capoluogo partenopeo e la Campania sono amori stabili di Marcello, dai cortometraggi su Carta e Scampia del 2003, a La baracca (2005), documentario su un senzatetto che vive nel centro storico di Napoli, a Bella e perduta, che rimane nel territorio, alla Reggia di Carditello.

Anche ne La bocca del lupo, ambientato a Genova, vincitore del Torino Film Festival, ha mantenuto il fil rouge legato alle città portuali. E con il marinaio Martin Eden si è riallacciato all’epica del mare.

Il Martin Eden di Pietro Marcello

Il Martin Eden di Pietro Marcello

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La vita di Martin è di fatica e povertà, ma, salvando da un pestaggio Arturo, giovane della aristocrazia napoletana, cambia. Conosce Elena (che nel libro è Ruth), sorella di Arturo, interpretata da Jessica Cressy, colta e raffinata, che lo spinge a istruirsi.

Martin per amore consuma in maniera febbrile i libri e si trasforma in breve tempo in un intellettuale radicale. Lascia i lavori di fatica per dedicarsi completamente alla letteratura, decidendo di fare lo scrittore e avvicinandosi, anche per contestarli, ai circoli socialisti. Ma, nonostante il grande lavoro sulla scrittura, nessun editore crede in lui e i suoi scritti vengono respinti. Martin tocca il fondo quando perde anche l’amore della bella Elena, succube delle convenzioni della sua classe sociale che la vorrebbero sposata ad un uomo realizzato e sicuramente con idee lontane dal socialismo. Il riscatto da queste umiliazioni sarà amaro.

Pietro Marcello utilizza molte immagini di archivio e strizza l’occhio a tanti generi, perfino ai melò napoletani, in cui Nino D’angelo correva sulla spiaggia. La locandina è ricalcata sul genere di film in cui era protagonista Amedeo Nazzari. La pellicola è interpretata da un grande Luca Marinelli, candidato alla coppa Volpi, che nel cinema è andato sempre in crescendo da La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (2010) a Tutti i santi giorni di Virzì, a Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015) e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015).

«Martin Eden è un essere umano - ha spiegato Marinelli riferendosi al suo personaggio -. Era un avventuriero come è lo stesso Jack London». Marcello ha invece contestato l’identificazione da parte sua con Martin Eden: «Non credo sia la mia storia. È solo un’evoluzione del mio cinema. Quella di Jack London è la storia di tanti personaggi del Novecento, da Michael Jackson a Fassbinder: sono esseri umani che perdono il contatto con la vita quotidiana. Martin Eden tradisce la sua classe di appartenenza, e viene travolto dall’industria culturale. Io non ho mai avuto i mezzi per fare il mio cinema e non rinnego quel periodo, anzi tornerei a fare i piccoli documentari. Ora il film non è più nelle mie mani, però posso dire che lo abbiamo realizzato in uno stato di grazia».

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