mercato dell’arte

Venezia, Hirst mostra la post verità dell’arte

di Marilena Pirrelli


default onloading pic
Damien Hirst, Remnants of Apollo

7' di lettura

Riuscirà a dare nuova luce a un'immagine appannata? Di certo l'amico collezionista François Pinault ce l'ha messa tutta per dare a Damien Hirst, classe 1965, una mano mettendo a sua disposizione sicuramente un cadeau finanziario significativo (non svelato), si parla genericamente di partnership, oltre alle due sedi prestigiose di Punta della Dogana e Palazzo Grassi per questa sua favolosa e mitologica mostra personale. Ieri la preview e domenica 9 aprile e fino al 3 dicembre si apre l’esposizione «Treasures from the Wreck of the Unbelievable». Il nome è parte consistente dell'esposizione, creata in dieci anni di lavoro a partire dalle prime opere datate 2008 in stretto dialogo con il suo collezionista francese incontrato per la prima volta negli anni ‘90: «La prima volta che Damien Hirst mi ha parlato del suo grande progetto, dei suoi “Tesori”, e stato circa dieci anni fa» racconta François Pinault, presidente di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, nel catalogo. «Alcuni anni dopo, durante una mia visita al suo studio, mi ha mostrato le prime opere che aveva creato nell'ambito di questo maestoso progetto. Il risultato era spettacolare, clamoroso e sconcertante. E non si trattava che di un inizio. Per me è stato del tutto naturale decidere di accompagnarlo in questa nuova esperienza, radicale e vivificante, aprendogli contemporaneamente gli spazi di Palazzo Grassi e quelli di Punta della Dogana. Un'avventura singolare e audace che mi ha appassionato, nella consapevolezza che poche istituzioni al mondo avrebbero avuto la possibilità di consegnarsi al sogno folle di un artista» afferma Pinault, che in passato ha già mostrato 15 sue opere in collezione.

Damien Hirst, The SadnessImage: Photographed by Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017

Il ritorno in scena. Ora, dopo 10 anni di latitanza, Hirst torna alla ribalta delle cronache con questa mostra in entrambe le sedi veneziane di Pinault. Un percorso di 189 nuove opere ispirate all'antichità - dall'antico Egitto all'India, dall'Africa occidentale al Messico dei Maya, dalla Grecia classica fino alla Roma imperiale - ricoperte da coralli apparentemente veri: figure femminili dalle forme perfette, mostri marini, conchiglie giganti, sculture di marmo, bronzo, cristallo di rocca e giada impreziosite da oro, argento, lapislazzuli e malachiti raffiguranti Meduse e Buddha, lo scudo di Achille e i faraoni egizi. Probabilmente tutta la costruzione della narrazione – compreso filmati e foto del recupero archeologico del fantomatico tesoro – sarà costata non meno di 100 milioni di dollari. Follie dell'arte o arte della follia? Potere del collezionista o dell'artista? L'effimero e la mitologia personale assurgono a Opera in un gioco totale. Coscienza privata e conoscenza pubblica si fondono, al pubblico resta solo il divertimento o lo sbalordimento di entrare in un paese delle meraviglie costosissimo, che avrà una contropartita commerciale.
La post verità dell’arte. «La mostra racconta la storia dell'antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable' (Apistos, in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto: l'imponente collezione appartenuta al liberto Cif Amotan II, originario di Antiochia e vissuto tra il I-II secolo d.C., destinata a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in oriente» narra lo storytelling della curatrice Elena Geuna insieme a Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, in una performance teatrale, sicuramente disegno dell'artista. Tra legenda, finzione storica e invenzione archeologica marina Hirst offre al pubblico il divertissement di individuare che cosa è vero (cioè copia di un originale) e che cosa è sua creazione, disseminando qui e là, con molta ironia, memorie del suo passato – incrostati di conchiglie Pippo, Topolino e Mowgli – e del suo patron-collezionista, un doppio Amotan-Pinault. La mostra di Hirst sfiderà archeologi e storici d'arte antica in erba, mentre i più consumati potrebbero provarne fastidio. Lasciatevi guidare dunque nella visita alla mostra dall'esergo nel catalogo di Jorge Luis Borges, tratto da L'Aleph. «Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale».

La vera storia archeologica. Hirst si sarà ispirato probabilmente al ritrovamento nel 1999 fatto dall'archeologo subacqueo Franck Goddio (citato sommessamente nel catalogo) nella baia Aboukir a poca distanza dal Delta del Nilo dei tesori nascosti delle città sommerse di Canopus e successivamente di Thonis-Heracleionad, esposti poi in «Lost Worlds in Egitto» al British Museum da maggio a novembre scorsi.

L’operazione commerciale. Ironico, clamoroso e dissacrante anche in questa mostra, come in tutta la sua pratica artistica, il non più giovane Young British Artist ora intesse rapporti con il mercato: il New York Times ha descritto l’evento come il tentativo di rilanciarsi a 51 anni. A Palazzo Grassi bocche cucite, nessun gallerista di mezzo - assicurano -, tutte le opere prodotte dall'artista e dal suo atelier di 100 artigiani.

Hirst è famoso per aver bypassato i suoi importanti galleristi - Larry Gagosian e Jay Jopling - presentandosi direttamente il 14 e 15 settembre del 2008 all'asta di Sotheby's con più di 200 opere, molte fresche di atelier, battute per un totale di 111 milioni di sterline. E questo proprio nel giorno del crollo di Lehman Borthers, coincidenza che aumentò la sua fama di provocatore. Non solo. Nel 2012 ha fatto notizia la sua rottura con Gagosian, mega-gallerista che lo seguiva da 17 anni e aveva dedicato 11 mostre contemporanee nelle sue varie gallerie intorno al mondo ai suoi “spot painting”, per continuare con la sua galleria di Londra, White Cube . Eppure il suo mercato dal 2008 ha sofferto e soffre. Molto si è vociferato di magazzini delle gallerie pieni delle sue opere, degli sforzi dei suoi dealer per tenere alti i suoi prezzi, di collezionisti delusi e delle manovre affatto trasparenti per vendere il suo teschio di diamanti.

L’offerta. Ora la scommessa artistica e finanziaria fa leva sul tema romantico del relitto e con costi di produzione milionari (basti pensare che alcune statue pesano fino a 4 tonnellate). I prezzi? A quanto risulta ad ArtEconomy24, ai collezionisti le opere sono state offerte nel range tra i 300.000 e i 5 milioni di dollari. La Medusa a più teste costerebbe 4 milioni. Tutte le opere sono in edizione di tre più due prove d'artista. Delle tre edizioni, una è il “corallo”, l'opera in stato incrostato, come se fosse stata ripescata dalle acque; una è il “tesoro”, l'opera restaurata dai conservatori; e una la “copia” moderna. Secondo quanto ha riferito il collezionista di Chicago Stefan Edlis al Times, il personale di Gagosian (con cui c'è stata la ricongiunzione nell'aprile del 2016) e di White Cube ha trascorso i mesi passati a proporre le opere ai collezionisti in giro per il mondo sull'iPad. Edlis avrebbe acquistato tutte e tre le edizione di un ermafrodito. Altri non si sbilanciano. Lo stesso Pinault non rivela che cosa ha acquistato.
«Siamo contenti di aver Damien nuovamente in scuderia da più di un anno – conferma Pepi Marchetti, direttore della galleria Gagosian di Roma, - e siamo parte integrante del progetto. Ora dobbiamo commercializzare il lavoro, introdurlo nel mondo del collezionismo, rientrare dai capitali spesi e dare successo all'opera. Sono diversi mesi che proponiamo il suo lavoro con un‘ottima risposta commerciale da tutto il mondo: dall'Italia a tutta l'Europa, dagli States e all'Asia». Il nome di Hirst è tra i pochi dell'arte contemporanea noti anche a chi non è un habitué per via delle sue opere shock dei primi anni 2000, in cui ha sezionato mucche e agnelli in formaldeide offrendo al pubblico una presa diretta sulla vita e sulla morte e sulla caducità dell’esistenza. O per lo squalo tigre in formaldeide, «The kingdom», battuto per 17.193.400 dollari il 15 settembre 2008 nell'asta «Beautiful Inside My Head Forever» da Sotheby's e acquistato poi dall'hedge fund manager Steven Cohen - si dice – per 12 milioni di dollari, o per i rosoni di farfalle e gli armadietti di medicine spesso presenti nelle grandi fiere come Art Basel o Frieze , o per il cranio ricoperto di diamanti da 100 milioni di dollari, simbolo per eccellenza della vanitas del XX secolo.
Di recente White Cube ha affermato di aver venduto un acquarello di Hirst del 2015, «Holbein (Artists' Watercolors)» a 750.000 £ (più di 930.000 $), mostrando un prezzo in ascesa. A febbraio 2016 il cabinet «In search of Nirvana» è passato di mano da Sotheby's a Londra per 1.744.101 $ (sotto la stima di 1.881.603–2.605.297 $). Un piccolo segno di ripresa? A novembre scorso Christie's ha battuto per 1.150.000 $ «Disintegration - The Crown of Life», una delle sue grandi tele con farfalle dalla stima di 1.000.000 – 1.500.000 $, mentre rispetto al top lot, il cabinet di farmaci «Lullaby Spring», 2002, venduto da Sotheby’s nel 2007 per 19,2 milioni di $, «Lullaby Winter» nel 2015 è stato battuto da Christie's a soli 4,6 milioni. Siamo lontani anche dal vitello d'oro da 18 carati in formaldeide su basamento di marmo di Carrara «The golden calf» battuto sempre il 15 settembre 2008 da Sotheby's per 18.603.218 $.
Scende in campo Christie’s. Sebbene sia sempre stata Sotheby's la casa più fornita di opere di Hirst, negli ultimi mesi è entrata in scena Christie's (di proprietà di Pinault) offrendo lotti importanti: ci ha provato lo scorso novembre a New York con l'aggiudicazione di «Do You Know What I Like About You» per 1.039.500 $ rispetto alla stima 900-1.200.000 $ e lo scorso 2 aprile ancora uno scacco: da Sotheby's Hong Kong «Midas and the infinite», una tela di farfalle, è passata di mano per appena 1.016.587 $ con buyer's premium, entro le stima di 836.432 – 1.093.796. «Certo il suo mercato potrebbe essere aiutato - spiega il dealer Nahmad al Times - da un ampio catalogo ragionato, così che il pubblico possa trovare ordine nella sua produzione: quanti cabinet esistono? Quante farfalle? Quanti spot painting?».

I numeri. Nel Report 2016 Art Basel Ubs sul mercato dell'arte di Clare McAndrews Hirst è al 20° posto nella classifica degli artisti più venduti, con l'1% di quota di mercato per valore e lo 0,44% per volume. Su Artnet (che considera i prezzi con il buyer's pemium) i suoi passaggi in asta sono 5.518 con il 33,4% d‘invenduto.
Artprice, invece, ne conta dal 2000 4.951, principalmente stampe multiple (16 milioni fatturati), seguiti da pitture (fatturato 325,4 milioni), sculture volume (175 milioni) e disegni (8,9 milioni). Il suo fatturato dal 2000, dopo l’exploit del 2008 con 230,8 milioni di $ aggiudicati per 446 lotti, si è assestato annualmente tra i 14 e i 26 milioni di $ scambiando tra 163 a 333 lotti annui. Ma il tasso d'invenduto dopo il 14,4% del 2008 resta alto: oscilla tra il 29% e il 42% negli anni successivi, superando oltre il 58% nei paesi scandinavi, Germania, Francia e Australia (in Italia si ferma al 30% con un fatturato di 790.9926 $ tra il 2000-2017). Solo in patria cala al 16%, infatti la sua presenza più forte dal 2000 a oggi è nel Regno Unito (con un fatturato complessivo di 366,7 milioni di $), seguito dagli Usa con 136,2 milioni, Francia con 4,1 milioni e Germania con 2,2 milioni. Purtroppo le sue opere dal 2000 a oggi si sono svalutate anche del 70% e sino al 90% dal picco dei prezzi del 2008. La crisi economica ha pesato anche sull'altro mostro sacro pop dell'arte contemporanea, Jeff Koons, che però ha saputo limitare i danni fermando il down al 30%.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...