piani d’espansione

Venezia punta sul nuovo terminal intermodale

L'area Montesyndial sarebbe dotata di accessibilità stradale e ferroviaria

di Barbara Ganz


3' di lettura

La via della seta ha un punto di partenza e uno di arrivo, ma ogni Paese che si trova lungo il tragitto segnato è interessante per tessere una rete di accordi e collaborazioni.

In questo senso si muove la strategia di internazionalizzazione del Porto di Venezia: «Ci muoviamo cercando di cogliere il meglio da questo progetto che restituisce centralità, dopo, 500 anni, al Mediterraneo - spiega il presidente Pino Musolino -. Crediamo che la strada non sia semplicemente spalancare le porte agli investimenti cinesi, con il rischio di fare in qualche modo la fine della Grecia, ma dialogare pazientemente facendo pesare la quialità produttiva e manifatturiera europea, e allargando lo sguardo a tutti quei Paesi che hanno bisogno di fare viaggiare le proprie merci o aumentare le importazioni. Ed è un lavoro avviato ormai da anni».

In questa direzione va la missione di fine 2017 Tbilisi – Georgia come principale terminale marittimo Europeo che collega l’Asia e il vecchio continente lungo la Via della Seta: «Un’occasione unica per lo scalo veneziano per rafforzare e tessere nuove relazioni istituzionali sullo scacchiere internazionale della Belt and Road Initiative e trovare nuovi potenziali business e traffici non solo in prospettiva sinocentrica, ma anche verso il Sud Est asiatico, il Medio Oriente e l’Asia centrale».

Molto più recente (marzo 2019) l’arrivo di una delegazione del Qatar, accompagnata da ITA Doha e composta dai vertici di Mwani ( Qatar Ports Management Company), da alcuni rappresentanti dei terminal portuali e dalla Qatar Free Trade Zone Authority, a Venezia. Tutti segnali di una «forte vocazione alle relazioni internazionali del nostro porto - sottolinea Musolino - che ci porta a collaborare sempre più con realtà che si stanno ritagliando un ruolo rilevante nel contesto del commercio per via marittima come il Qatar. Siamo fiduciosi sulla prossima e concreta apertura di nuove opportunità di collaborazione su più fronti con i principali porti di questo Paese».

La rete dei contatti ha portato anche a risultati concreti: come l’accordo , il primo del genere, fra Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale e Autorità Portuale del Pireo, siglato a febbraio 2019: un memorandum d’intesa innovativo e finalizzato a potenziare i rapporti e i traffici tra i due scali portuali, con il quale «le due parti si impegnano a dar vita a una cooperazione stabile e reciproca, utile a sviluppare i rispettivi porti e servizi portuali, supportando politiche di connettività infrastrutturale e servizi portuali atti a implementare il flusso commerciale tra i mercati dell’Europa, del Mediterraneo e dell’Estremo Oriente attraverso i due porti. Il memorandum mira anche a migliorare lo scambio di buone pratiche e conoscenze in ambito di gestione portuale nei campi dell’information technology, dell'attrazione degli investimenti e della comunicazione. L’obiettivo comune finale è migliorare le prestazioni dei due scali, snodi fondamentali nei collegamenti marittimi internazionali del futuro lungo la nuova via della Seta».Nel futuro di Venezia c’è il recupero e il rilancio dell’area Montesyndial, 80 ettari - e 51 milioni di finanziamento a carico del Mise - sui quali realizzare un nuovo terminal dotato di accessibilità stradale e ferrociaria dedicata e una banchina da 1.400 metri, in grado di consentire lo sviluppo del traffico container e di ospitare nel retro banchina anche attività logistiche e di trasformazione leggera. «Condizioni politiche permettendo - spiega Musolino con riferimento alla necessaria delibera del Cipe - contiamo di procedere entro fine anno alle prime assegnazioni di lavori».

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