partiti al governo divisi in italia

Venezuela: all’Onu Cina e Russia con Maduro, Usa e Ue con Guaidò. Di Battista contro Salvini


Svolta in Venezuela, Guaido' si autoproclama presidente

4' di lettura

Va in scena al consiglio di sicurezza Onu lo scontro sul Venezuela ora nel caos tra due presidenti, Nicolas Maduro e Juan Guaidò. Da un parte gli Stati Uniti e i maggiori paesi europei che appoggiano l’autoproclamato Juan Guaidò, dall’altra Russia e Cina (appoggiati da Nicaragua e Bolivia), con l’ambasciatore russo che accusa gli americani di voler destabilizzare il Paese e l’ambasciatore cinese che chiede la fine di interferenze esterne «noi siamo per il rispetto della sovranità del Venezuela».

La richiesta di libere elezioni immediate arriva dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo, che al consiglio di sicurezza dell’Onu ha detto: «l'esperimento socialista in Venezuela è fallito, la gente è alla fame, la crisi umanitaria nel Paese necessita di un'azione ora, oggi, per porre fine a un incubo».

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Come già il Canada, anche i maggiori paesi europei si schierano con Guaidò e contro Maduro: F rancia, Spagna, Germania e Regno Unito chiedono a Maduro di convocare elezioni «eque, libere, trasparenti e democratiche» entro otto giorni aoppure riconosceranno Juan Guaidò come presidente del Venezuela. L’Ue con Mogherini chiede con forza e con urgenza «elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili» e, «in mancanza di un annuncio sull'organizzazione di nuove elezioni con le necessarie garanzie nei prossimi giorni, l'Ue intraprenderà ulteriori azioni, anche sulla questione del
riconoscimento della leadership del Paese».

In Italia esponenti di primo piano del governo si dividono: ieri il ministro Salvini ha detto di appoggiare l’iniziativa di Trump (ed è stato ritwittato da Guaidò) , oggi Di Battista dei Cinque stelle ha definito su Facebook «una stronzata» firmare l'ultimatum Ue al Venezuela: «è una stronzata megagalattica - ha scritto -. È lo stesso identico schema che si è avuto anni fa con la Libia e con Gheddafi. Identico. Qua non si tratta di difendere Maduro. Si tratta di evitare
un'escalation di violenza addirittura peggiore di quella che il Venezuela vive ormai da anni. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron o un Saviano qualsiasi, una linea ridicola».

Miliziani legati a Putin inviati a difesa di Maduro
Un gruppo di contractor (miliziani) privati collegati al Cremlino sono volati in Venezuela per rinforzare la sicurezza del presidente Nicola Maduro, secondo fonti citate dall’agenzia britannica Reuters. Un ulteriore testimone aggiunge che il leader sudamericano avrebbe a disposizione un intero contingente, anche se non ha fornito indicazioni più precise sul luogo di arrivo dei militari privati.

La Russia di Vladimir Putin è fra i paesi che hanno dichiarato subito la propria vicinanza al presidente venezuelano, dopo che il capo dell’opposizione Juan Guaido si è autoproclamato presidente con l’apppoggio degli Stati Uniti di Donald Trump. Le dimensioni delle milizie dispiegate da Mosca sono ancora da chiarire, anche se il capo di un gruppo paramilitare locale ha detto che dovrebbe trattarsi di 400 persone. Le autorità russe non hanno commentato la notizia.

La “pista cubana” per il transito dei contractor
I contractor atterrati in Venezuela sarebbero collegati ai cosiddetti gruppi Wagner, noti per aver combattutto clandestinamente in supporto della Russia nei conflitti in Siria e Ucraina. Il gruppo è partito a inizio della settimana, prima che esplodessero le proteste di piazza dell’opposizione. Nella ricostruzione dei loro movimenti spunta anche una pista “cubana”, visto che gli agenti hanno fatto tappa a la Havana prima di essere imbarcati su un volo commerciale per il Venezuela.

I vari agenti non provenivano direttamente dalla Russia ma da «paesi terzi» dove erano impegnati nel proprio servizio. Maduro, 56 anni, si presenta in strada solo sotto a uno strettissimo controllo militare. Una delle fonti interpellate da Reuters ha rivelato che un primo contingente di militari privati è arrivato nel paese latinoamericano già in concomitanza con le elezioni nazionali di maggio 2018. Dati ad accesso pubblico sul traffico aereo verso Caracas mostrano un certo afflusso di aerei del governo russo in atterraggio sul Venezuela, anche se non ci sono prove di un loro legame con l’attività dei contract militari.

Maduro in trincea: io resto qui, via i diplomatici Usa
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha assicurato oggi via Twitter «non riposeremo fino a
quando non avremo sconfitto il colpo di Stato con cui si pretende di interferire nella vita politica del Venezuela, mettere da parte la nostra sovranità e instaurare un governo fantoccio dell'Impero statunitense». In un tweet precedente il capo
dello Stato venezuelano aveva sostenuto «siamo un popolo ribelle che difende gli ideali di un Paese con profonde radici storiche e che mai tradirà la Patria. Nessuno ci sottometterà, il tempo delle invasioni e dei golpe è finito. Non ci arrenderemo mai!»

Maduro ha liquidato i suoi oppositori come «pagliacci», lanciando un aut aut ai diplomatici Usa presenti nel paese: i funzionari dovranno abbandonare il paese entro domenica, come segnale forte alle interferenze di Donald Trump su quello che Maduro reputa un golpe a suo danno. Il suo input sembra essere stato accolto. Il «personale non essenziale» dell'ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela ha abbandonato oggi il Paese sudamericano, prima del termine stabilito per domenica dal presidente.

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