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Venezuela, dialogo difficile tra governo e opposizione mentre la Merkel scarica Guaidò

Nei colloqui di pace alle Barbados, coordinati dalla Norvegia, Maduro chiede la sospensione delle sanzioni internazionali e guadagna tempo

di Roberto Da Rin


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2' di lettura

Prove tecniche di dialogo. Il Venezuela ci riprova ma sono insondabili le reali intenzioni di ricercare una soluzione pacifica alla crisi. Le due fazioni, quella del governo del presidente Nicolas Maduro e quella del presidente autoproclamato Juan Guaidò, si ritrovano alle Barbados, in un colloquio di pace organizzato dalla Norvegia.
Le richieste avanzate dalle parti sono queste: Maduro chiede la sospensione delle sanzioni internazionali, perché tutti collaborino alla costruzione di un meccanismo pacifico di soluzione delle controversie. Mentre Guaidò rilancia la volontà di accelerare un processo di pace che metta fine alla sofferenza dei venezuelani.

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La crisi è complessa, articolata su vari fronti: quello internazionale con schieramenti contrapposti: da una parte Cina, Russia, Turchia e Cuba con Maduro. Dall'altra, Stati Uniti ed molti Paesi europei con Guaidò.
Tuttavia le alleanze si muovono con geometrie variabili. La mossa più eclatante è quella della Germania: il governo della Cancelliera Merkel ha scaricato Guaidò e ristabilito relazioni diplomatiche con il Venezuela di Nicolas Maduro. Il tempo non gioca a vantaggio di Guaidò che, lo scorso mese di gennaio, aveva annunciato una cronogramma, con elezioni anticipate entro tre mesi. Non sono state indette e la crisi del Venezuela, politico, sociale ed economica, non si è stemperata.
Intanto la Ue chiede «una soluzione politica urgente» alla crisi in Venezuela, attraverso un «processo pacifico e democratico, che porti a elezioni presidenziali libere ed eque. Per questo accoglie e sostiene la ripresa dei colloqui facilitati dal governo norvegese a Barbados, che dovrebbe restare il canale principale per superare la crisi». E' quanto ha dichiarato l’Alto rappresentante Federica Mogherini.
Infine la Ue sottolinea «la necessità di un maggiore coordinamento tra tutti gli attori internazionali a sostegno del lavoro attuale verso un risultato negoziato per elezioni libere ed eque. A tale riguardo continuerà i suoi sforzi, anche attraverso il gruppo di contatto internazionale, ed il suo consigliere speciale».
Un puzzle difficile da comporre con molti pezzi mancanti. Primo tra tutti un accordo tra superpotenze che, in Venezuela, mettono in scena una guerra per procura. Sulla pelle dei venezuelani.

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