America Latina

Venezuela, due presidenti, due parlamenti e una crisi senza fine

Il fronte finanziario non è meno complesso ma il Fondo Canaima lancia un piano per proteggere i possessori di titoli in default

di Roberto Da Rin

Venezuela torna in piazza, Guaido' sfida ancora Maduro

3' di lettura

Lo scontro politico rimane aspro. Il Venezuela resta al centro dell’attenzione internazionale ed entra in una fase di incertezza e caos istituzionale con l’insediamento, previsto per il 5 gennaio, della nuova Assemblea nazionale (An, filogovernativa) emersa dalle elezioni del 6 dicembre. E al tempo stesso con la cerimonia di estensione per un anno di quella uscente, controllata dal leader oppositore Juan Guaidó. La duplicazione istituzionale è confermata dalla coesistenza del presidente Nicolás Maduro con l’autoproclamato presidente ad interim, Guaidó, che ha comunicato la proroga del suo “status” oltre alla permanenza del Parlamento oppositore.

A fronte di questa impasse istituzionale, il fronte finanziario non è meno complesso. Tre anni fa il Venezuela è entrato in default per l’undicesima volta nella sua tormentata storia finanziaria: 60 miliardi di dollari. I pagamenti delle cedole su 15 emissioni della “Republica de Venezuela” e 6 emissioni della controllata statale Pdvsa sono stati sospesi unilateralmente. Il governo ha assegnato agli obbligazionisti un ultimatum, scaduto il 13 dicembre scorso. Accettare o meno la ristrutturazione di 60 miliardi di dollari. Il termine è scaduto ma pare che i negoziati proseguano sotto traccia.

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Il recupero dei titoli finanziari

I possessori di titoli tossici potrebbero però salvaguardare i capitali investiti. È stato infatti creato un Fondo, Canaima Global opportunities, che si avvale della consulenza operativa della società IlliquidX con sede a Londra, di cui Celestino Amore è Ceo. Il Fondo si prefigge l’obiettivo di proteggere gli interessi dei risparmiatori nelle future dispute legali in ogni sede giudiziaria; l’idea è quella di conservare i diritti al pagamento delle cedole dovute e in prospettiva al rimborso del capitale. Il Fondo è aperto ai nuovi investitori che intendano partecipare al recupero dei crediti deteriorati. E offrirà rappresentanza e sostegno ai creditori in un contesto difficile. L’iniziativa di Celestino Amore si inserisce in un quadro giuridico-politico piuttosto complesso: il governo ha assegnato agli obbligazionisti un tempo limite del 13 dicembre scorso per accettare la ristrutturazione dei 60 miliardi di dollari di debito, ma la trattativa pare aperta. La proposta è simile alle precedenti ed è formulata dal ministero delle Finanze di Caracas che si sostanzia nella sospensione della clausola sull’enforcement, cioè la prescrizione dei pagamenti stessi. A patto che nessuna azione legale venga intrapresa contro il governo venezuelano e contro Pdvsa.

La complicazione tecnica e l’incertezza politica

Affinché l’offerta sia valida dovranno essere raccolte adesioni per il 75 per cento. Ovvero un quorum molto elevato, difficilmente raggiungibile. Insomma la “prescrizione” viene utilizzata come arma di negoziazione per raggiungere il vero obiettivo: la cancellazione del debito estero. Ciò si inserisce in un contesto internazionale complesso in cui gli Stati Uniti non riconoscono Maduro ma Juan Guaidò, il presidente autoproclamato che però vive una stagione di evidente debolezza politica. Va ricordato inoltre che i titoli venezuelani sono tutti emessi sotto la giurisdizione di New York. Per tutte queste ragioni gli obbligazionisti non hanno referenti. Il Venezuela è sotto sanzioni sia con Maduro, sia con Guaidò. L’idea del Fondo è che chi non ha possibilità può unirsi al gruppo di creditori rappresentato dal Fondo Canaima oppure può scambiare i propri titoli in cambio di azioni del Fondo Canaima, per le giurisdizioni dove ciò sia possibile.I governi venezuelani, prima con Chavez e poi con Maduro, dal 2013 avevano allora onorato tutti i debiti, forti di una produzione di greggio di 3 milioni di barili al giorno e prezzi anche sopra i 100 dollari. Ora la produzione è calata sotto i 500mila barili al giorno e i prezzi del greggio sono crollati. E il quadro economico del Paese è davvero critico.

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