la crisi del paese sudamericano

Venezuela, Guaidò e il crepuscolo di Maduro, tra crisi del petrolio e iperinflazione

di Roberto Da Rin


Una poltrona per 2, cosa succede in Venezuela

2' di lettura

È ancora presto per dire se le parole di Leopoldo Lopez, uno dei principali oppositori del Venezuela, siano state profetiche: «Niente e nessuno ci allontanerà dalla nostra lotta per liberare il popolo venezuelano dalla dittatura di Maduro». Questo suo proclama risale al 2016.

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L’unica certezza è che il caos di queste giorni , 14 morti e centinaia di arresti, viene da lontano: iperinflazione, crollo della produzione petrolifera ed evanescenza del sistema economico produttivo.
La nomina di Nicolas Maduro, 56 anni, alla presidenza del Paese dal 2013 non ha mai generato fiducia tra gli operatori economici e tanto meno presso la comunità internazionale.

Petrolio e iperinflazione
Le compagnie petrolifere di mezzo mondo avevano rivisto i contratti nella lunga stagione politica di Hugo Chavez, predecessore di Maduro; ma avevano scelto di rimanere e spesso di proporre investimenti in tecnologie, accettando di ridurre gli utili incassati in epoche precedenti. Con Maduro è cambiato tutto e la produzione è scesa sul piano inclinato dell’inarrestabile débacle. Nel 2018 la produzione di greggio si è attestata a quota 1,1 milioni di barili al giorno, contro i 3 milioni del 2014.
Il petrolio, va ricordato è il primo asset del Venezuela, che rimane il Paese con le maggiori riserve stimate al mondo. I ricavi petroliferi così scalfiti hanno drasticamente aggravato il quadro macroeconomico.
La corsa dei prezzi è l’altra emergenza. Ormai c’è una iperinflazione, che ha raggiunto, nel 2018, livelli inimmaginabili, vicini al milione per cento. Anche se la misurazione, oltre un certo limite, perde di significato. L’unica certezza è che il bolivar, la moneta venezuelana, si è svalutata al punto da perdere ancoraggio con le altre valute. Con il salario di un mese oggi si acquista un solo pranzo in un fast food.

L’introduzione del Carnet della patria, una tessera annonaria con cui le fasce più deboli ricevono cibo dallo Stato, non copre le necessità della popolazione che ormai sperimenta una vera e propria carestia.
Gli interventi umanitari non sono sempre stati accolti dalla presidenza del Venezuela per paura di infiltrazioni esterne e ciò ha aggravato il contesto sociale. Le cifre non sono ufficiali, ma più di un milione di venezuelani, negli ultimi anni, ha lasciato il Paese: la Colombia ne ha accolti almeno 500mila. Laureano Marquez, intellettuale venezuelano, ha scritto “Sos Venezuela”, edito da Castelvecchi. «Il Paese, scrive, ha fatto un percorso: da dicta-blanda a dicta-dura».

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