L’OFFERTA DI GREGGIO

Venezuela, dopo i pignoramenti a rischio l’export di petrolio

di Sissi Bellomo

Venezuela, quando il petrolio non porta più ricchezza


3' di lettura

I mercati petroliferi sono distratti dalle sanzioni contro l’Iran, ma per l’offerta di greggio il rischio maggiore – o quanto meno il più imminente – dipende da quanto sta accadendo su un pugno di isole dei Caraibi.

Il Venezuela ha perso l’accesso agli impianti Pdvsa nelle ex Antille Olandesi: una serie di terminal per la lavorazione, lo stoccaggio e l’esportazione di greggio di cruciale importanza, senza i quali le forniture di Caracas – già crollate di 900mila barili al giorno in un paio d’anni, a 1,5 milioni di bg –sono condannate a ridursi ulteriormente.

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Il mercato, stimano diversi analisti, potrebbe perdere in tempi brevi 400-500mila barili al giorno, addirittura un milione di barili secondo Société Générale, visto che gli Usa minacciano di adottare nuove misure punitive anche contro il Paese sudamericano: volumi forse superiori a quelli che potremmo perdere ( oltre tutto non subito, ma tra qualche mese) dall’Iran.

La compagnia americana ConocoPhillips, che ha vinto un arbitrato internazionale che le riconosce 2 miliardi di dollari di indennizzi per gli espropri del 2007, ha assunto il controllo delle strutture di Pdvsa sull’isola di Bonaire e sta cercando di ottenere lo stesso risultato con gli asset di Curaçao, Aruba e Saint Eustatius.

Intanto altri creditori, incoraggiati dal successo della major Usa, si sono fatti avanti con analoghe rivendicazioni. Rusoro, una mineraria canadese che sta cercando di ottenere un indennizzo da 1,3 miliardi di dollari, ha chiesto ai giudici di potersi rivalersi su Citgo Petroleum, sussidiaria di Pdvsa negli Usa: un’eventuale via libera avrebbe conseguenze devastanti per il Venezuela.

Questa settimana inoltre Pdvsa è stata citata in tribunale a New York per una cambiale da 25 milioni di dollari, girata alla società White Beech da un ex fornitore dei venezuelani, Snc-Lavalin. In giro – oltre a obbligazioni di Caracas e di Pdvsa per quasi 50 miliardi di dollari, alcune delle quali già in default – ci sono moltissimi “pagherò”, accettati negli ultimi anni anche colossi come Schlumberger.

ConocoPhillips è stata più veloce degli altri creditori e ora, avverte Diego Moya-Ocampo di Ihs Markit, « potrebbe scatenarsi un effetto domino».

«In mancanza di un accordo e del pagamento della somma accordataci continueremo le azioni esecutive», ha dichiarato alla Reuters la responsabile dell’ufficio legale di Conoco, Janet Langford Carrig. «Non vediamo l’ora di sentire che cosa propone Pdvsa per risolvere la questione».

Via Twitter il ministero del Petrolio venezuelano ha affermato che Pdvsa «è impegnata a onorare le decisioni arbitrali», ma il messaggio è stato cancellato nel giro di un’ora.

La compagniadi Caracas intanto cerca di salvare il salvabile. Da qualche settimana tutte le petroliere vengono dirottate dagli impianti caraibici verso porti in territorio venezuelano, in particolare nella vicina penisola di Paraguanà, dove Pdvsa possiede impianti petrolchimici. Altri carichi sono “parcheggiati” nelle acque di Cuba.

Il rischio tuttavia non è limitato al pignoramento del greggio. Dalle ex Antille Olandesi l’anno scorso è passato un quarto dell’export di Pdvsa: 400mila barili al giorno (compresi i prodotti raffinati), che potrebbero sparire dal mercato.

Sulle isole dei Caraibi ci sono infatti impianti chiave, in cui la compagnia non solo produceva carburanti, ma miscelava il petrolio super-pesante dell’Orinoco con greggi più leggeri, spesso di importazione (persino dagli Usa): un’operazione indispensabile per riuscire a commercializzarlo.

Inoltre le isole sono dotate di strutture adatte al trasferimento dei carichi sulle maxipetroliere , utili per le rotte più lunghe, come quella verso la Cina: un Paese al quale Caracas è obbligata a inviare grandi quantità di combustibili, per ripagare finanziamenti per 19 miliardi di $.

Secondo fonti Reuters, il Venezuela è peraltro andato in default anche su questi debiti e quindi è ora costretto a inviare in Cina 375mila bg di greggio e prodotti senza ricevere alcun corrispettivo (fino a poco fa solo 70mila bg erano a servizio del debito).

«Per il Venezuela è un totale disastro», ha commentato Francisco Monaldi,del Baker Institute (Rice University). «La situazione attuale, con Pdvsa che non è in grado di utilizzare i depositi di stoccaggio nei Caraibi è peggio delle sanzioni Usa».

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