Americhe

Venezuela, Maduro espelle l’ambascitore della Ue

La decisione si prefigura come una ritorsione dopo che Bruxelles aveva adottato provvedimenti restrittivi nei confronti di politici venezuelani di spicco.

di Roberto Da Rin

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(REUTERS)

La decisione si prefigura come una ritorsione dopo che Bruxelles aveva adottato provvedimenti restrittivi nei confronti di politici venezuelani di spicco.


3' di lettura

Tattica e patriottismo. Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, ha annunciato l'espulsione dell'ambasciatore dell'Unione Europea entro 72 ore. Lo ha reso noto, via Twitter, aggiungendo: «Ne abbiamo abbastanza del colonialismo europeo contro il Venezuela». Quella di Maduro è una doppia partita: sul piano internazionale e su quello nazionale. Tattica e pratriottica, appunto. A fronte delle sanzioni americane e della pressione europea, il presidente sa di contare sull'appoggio di Cina e Russia, in una fase di palese contrapposizione tra superpotenze. Sul piano nazionale stimola l'orgoglio nazionale di una popolazione ancora pressata da una crisi economica inasprita dal crollo del prezzo del petrolio, di cui il Venezuela è grande produttore ed esportatore.

Lo scontro con la Ue

Pochi giorni fa il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha criticato la decisione dell'Unione europea di aggiungere altri undici nomi al suo elenco di persone soggette a misure restrittive «per il loro ruolo in atti e decisioni che minano la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela». Arreaza ha sostenuto via Twitter che «l'Unione europea ricade nella sua politica di ingerenza contro il dialogo e la pace in Venezuela. Il suo retaggio e reminiscenze coloniali la conducono verso il baratro dell'illegalità, dell'aggressione e della persecuzione dei nostri popoli. Il Venezuela si riserva una dovuta e forte risposta». Tra le personalità colpite dalle sanzioni vi sono Luis Parra, nuovo presidente dell'Assemblea nazionale (An) eletto a seguito del dialogo fra il governo e una parte dell'opposizione, e i due vicepresidenti della An, anche loro appartenenti all'opposizione non radicale, Franklyn Leonardo Duarte e José Noriega.

La loro responsabilità, secondo la Ue, è stata quella di rendere possibile un funzionamento non democratico del Parlamento e di avere facilitato l'estromissione dalla presidenza della Assemblea nazionale di Juan Guaidó, autoproclamatosi nel gennaio 2019 presidente ad interim del Venezuela.

La replica dell'Unione europea, a seguito dell'espulsione annunciata da Maduro, è stata netta: «Condanniamo e respingiamo l'espulsione del nostro ambasciatore a Caracas e adotteremo le solite necessarie misure di reciprocità. Solo una soluzione negoziata tra venezuelani consentirà al paese di emergere dalla sua profonda crisi». Lo ha scritto su Twitter l'alto rappresentante per la politica estera della Ue, Joseph Borrell.
Il leader oppositore venezuelano, Juan Guaidó, ha accolto con favore le ultime sanzioni decise dall'Unione europea nei confronti di undici personalità che appoggiano il governo del presidente Maduro. L'autoproclamato presidente ad interim ha sottolineato via Twitter che questo è un «chiaro avvertimento in nome della serietà. La Ue - ha aggiunto - ha sanzionato i funzionari del regime e gli scorpioni che distruggono la democrazia e le opportunità di soluzione della crisi in Venezuela». Per cui, ha proseguito, «gli scorpioni non potranno spendere né in America né in Europa il denaro con cui sono stati corrotti e per il quale si sono venduti».

L’opposizione sfrangiata

Toni aspri, quelli di Guaidò, ormai in palese crisi di credibilità e “scaricato” persino dagli Stati Uniti. L’opposizione fatica a rimanrere coesa. Le elezioni parlamentari che Maduro ha annunciato per il 2020 potrebbero aggiungere nuove chiavi interpretative a una crisi nazionale e internazionale, quella venezuelana, nella quale i connotati sono sempre più quelli di una guerra per procura. Da una parte, Stati Uniti e Ue, contro Maduro, dall'altra Russia e Cina, a favore di Maduro.

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