il braccio di ferro

Venezuela, Maduro vieta a Guaidò ogni incarico pubblico per 15 anni


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3' di lettura

Mossa disperata del regime venezuelano. Nicolas Maduro ha revocato la carica di presidente del Parlamento a Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela e riconosciuto da diversi Paesi occidentali. Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela (con funzioni equivalenti a quelle della Corte dei Conti), nominato dall’Assemblea nazionale costituente a maggioranza chavista, ha annunciato oggi l’ineleggibilità di Guaidò a ogni carica pubblica per 15 anni. Una decisione «miserabile», la ha definita subito lo stesso Guaidò. Alludendo al fatto che Amoroso è stato eletto dall'Assemblea nazionale costituente chavista, anch'essa considerata illegittima dall'opposizione, ha dichiarato che «si deve essere molti miserabili per chiamare in causa non so da dove un personaggio designato da un'istituzione che non esiste».

Le accuse a Guaidò
Amoroso, da parte sua, ha giustificato la misura sulla base di «91 viaggi realizzati all'estero» da Guaidò, «senza autorizzazione dell'Assemblea nazionale», spendendo una somma di denaro che «non può essere giustificata con il suo stipendio di dipendente pubblico». Per cui, ha insinuato, «siccome il denaro dei viaggi non è presente nella sua dichiarazione giurata, si presume che egli ne abbia falsificato i dati e che abbia ricevuto soldi da organizzazioni internazionali senza segnalarlo».

Il bando aggrava ulteriormente la crisi venezuelana acuitasi dal 10 gennaio, quando Maduro si è insediato per un secondo mandato, non riconosciuto dall'opposizione, dagli Usa e da una cinquantina di Stati dell'America Latina e d'Europa. Il capo dello Stato venezuelano considera legittime le elezioni del maggio 2018 che lo hanno confermato e resiste alle pressioni con l'appoggio delle Forze Armate ed il sostegno soprattutto di Russia e Cina, oltre che di Cuba, Bolivia, Iran e Turchia.

Gli aiuti negati e il blackout
Il 23 febbraio scorso, un progetto di far entrare dalla Colombia e dal Brasile aiuti umanitari per la popolazione venezuelana si è infranto contro la resistenza del governo di Caracas, che tuttavia nelle ultime settimane ha dovuto far fronte ad una nuova emergenza determinata da una serie di blackout che hanno tenuto al buio per molti giorni gran parte del Venezuela.

Una tale decisione politica senza riguardo per il giusto processo è l'ennesima dimostrazione della natura arbitraria delle procedure giudiziarie nel Paese

Protestano Europa e Usa
In questo clima agitato si è riunito a Quito, per la seconda volta dopo un primo incontro in febbraio a Montevideo, il «Gruppo internazionale di contatto» promosso dall'Unione europea (Ue) per trovare una soluzione politica alla crisi venezuelana. L'Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini ha dichiarato che il Gruppo «condanna la recente decisione del Controllore Generale del Venezuela di interdire Juan Guaidó dalle cariche pubbliche per 15 anni. Una tale decisione politica senza riguardo per il giusto processo è l'ennesima dimostrazione della natura arbitraria delle procedure giudiziarie nel Paese».
Un portavoce del dipartimento di Stato americano ha definito «ridicola» l’interdizione di Guaidò dagli incarichi pubblici.

Di Maio: l’Italia chiede subito elezioni libere
«L'Italia non riconosce Nicolas Maduro e la legittimita' delle elezioni che si sono svolte in Venezuela. Il nostro Paese chiede quindi subito nuove elezioni libere»: questo il messaggio che il vicepremier Luigi Di Maio ha consegnato nelle mani del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton. Com’è noto, la posizione del governo italiano sulla crisi venezuelana è stata oggetto di polemiche perché non ha riconosciuto Guaidò come presidente a differenza degli Stati Uniti e di numerosi Paesi europei.

Il Parlamento europeo, dal canto suo, adottando la seconda risoluzione di quest'anno sul Venezuela (la decima dall'inizio dell'attuale legislatura) con 310 sì, 120 contrari e 152 astenuti, chiede libere, trasparenti e credibili elezioni presidenziali in Venezuela, fine della repressione, conferma del riconoscimento di Juan Guaidò e l’invito agli Stati membri dell’Ue che non l'hanno ancora riconosciuto a farlo con urgenza. Nel testo si chiedono anche maggiori risorse Ue per assistere i venezuelani in fuga dal Paese e la richiesta di ulteriori sanzioni Ue contro il regime illegale di Nicolas Maduro.

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