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Vent’anni e non sentirli: la Bmw Z8 è un buon acquisto in versione standard

Inutile puntare sulle 555 Z8 Alpina poiché, contrariamente al solito, sono meno potenti delle standard (25 CV in meno) e montano il cambio automatico

di Vittorio Falzoni Gallerani

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Inutile puntare sulle 555 Z8 Alpina poiché, contrariamente al solito, sono meno potenti delle standard (25 CV in meno) e montano il cambio automatico


3' di lettura

Sul finire del 1999, quando al Salone di Los Angeles debutta la Bmw Z8, il Capo dell’Ufficio Stile della Casa di Monaco è il geniale e controverso Chris Bangle che, in quel periodo, stava ultimando la definizione di quella berlina Serie 7 E65 così discussa per la strana forma della parte posteriore. È anche noto, però, che assieme a lui aveva in quell’ambito non poca importanza Henrik Fisker, progettista e poi imprenditore statunitense di origini danesi; considerando che egli, un decennio più tardi, pose sul mercato una magnifica berlina ibrida di nome Karma (Fisker, ovviamente di cognome) che non può dissimulare una certa parentela stilistica con la Bmw Z8, siamo portati a pensare che l’autore di quest'ultima, in definitiva, sia stato lui.

Certamente non partì da zero poiché la Z8 volle essere, anche otticamente, l’erede di quella Bmw 507 del 1955, opera del leggendario stilista tedesco Albrecht von Göertz, unanimemente ritenuta una delle più belle roadster di tutti i tempi; pur parecchio ingrassata, la Z8 mostra infatti gli stessi stilemi nel muso, con il doppio rene Bmw esteso fino ai suoi margini, e la coda rastremata con le piccolissime luci; non mancano poi le branchie laterali: vera e propria cifra stilistica sulle fiancate sia della mamma sia della figlia.

Abbiamo detto mamma ma avremmo potuto definire la 507 anche come la nonna, se facessimo riferimento al salto temporale tra le due, ma il fatto è che, se così fosse, mancherebbe un tassello poiché in quel caso la mamma della Z8 non sarebbe esistita come del resto non ne è esistita la figlia in quanto a Monaco abbandonarono con lei il progetto di contendere alla Mercedes Benz la nicchia di mercato della SL.

Abbiamo detto dello stile che è sicuramente parte importantissima di questa piacevolissima automobile ma potremo continuare con la definizione dell’abitacolo, ove lo zampino di Bangle appare molto più presente data la sua originalità, sia nella strumentazione centrale, un richiamo al passato molto suggestivo ma, ci sia permesso, poco pertinente su di un’auto così veloce, sia nel volante con le razze in tondino metallico richiamanti quelle degli spider inglesi degli anni cinquanta; e meno male che la Z di Z8 significa Zükunft che in tedesco vuol dire futuro!

Dove non si era nel futuro ma in un magnifico presente è sotto pelle in quanto la meccanica è interamente quella della Bmw M5 E39: la più bella di tutte le serie intermedie di Casa, e già di impostazione modernissima: otto cilindri a V, cambio manuale a sei rapporti, sospensioni posteriori a cinque bracci, 400 CV e 250 km/h (molto) autolimitati, 0-100 km/h sotto i cinque secondi.

Allo stato dell’arte anche l’elettronica di bordo, non ancora totalizzante come oggi ma già portatrice dei vari controlli sui freni e sulla stabilità che rendono più sicura la gestione di cotante prestazioni; già all’altezza del ventunesimo secolo anche la climatizzazione a controllo automatico e l’impianto audio ad alta fedeltà con dieci altoparlanti.

L’auto, insomma, era dedicata alla clientela più facoltosa in assoluto, ne interpretava senz’altro le esigenze ma non ebbe il successo sperato: solo 5.703 gli esemplari sfornati dalle linee di montaggio nonostante il traino di 007 Pierce Brosnan che ne sfoggiò, in numerose scene del film «Il mondo non basta», un'esemplare del classico colore argento accanto al quale la Z8 era disponibile in un grigio più scuro ed un blu metallizzati oppure in rosso o nero.

Sul mercato amatoriale tali numeri piuttosto ridotti incidono sulla quotazione che rimane attorno ai duecentomila euro; acquistandone oggi un ottimo esemplare, e lo sono quasi tutti quelli in vendita coccolati dalla nascita, ci si assicura un’automobile dal piacere di guida forse insuperato, di qualità costruttiva ineccepibile e ci si assicura una elegante esclusività automobilistica da sfoggiare in ogni occasione ed in ogni stagione visto che è disponibile un bellissimo tetto rigido.

Riguardo al fattore investimento saremmo invece meno sicuri; è vero che la mamma/nonna 507 oggi vale oltre due milioni di Euro ma la Z8, come abbiamo già sottolineato, è più grassoccia ed inoltre non è altrettanto difficile da acquisire (le 507 sono state 252).

Per una volta, sotto questo profilo, non si faccia affidamento neppure su di una delle 555 Z8 Alpina poiché, contrariamente al solito, sono meno potenti delle standard (25 CV in meno) ed adottano il cambio automatico Switchtronic per essere gradite dal pubblico statunitense: 450 di esse sono state infatti colà esportate; a questo si aggiunga la presenza di cerchi ruota da 20” veramente molto pacchiani, la solita messe di filettature adesive sulle fiancate e gli ulteriori centomila euro richiesti oggi per una di loro ed ecco che si è portati ad escludere che essa possa rappresentare per il futuro un migliore investimento nei confronti della versione standard.

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