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Venti di guerra nel Caucaso: Armenia e Azerbaigian combattono nel Nagorno Karabakh. Erevan accusa la Turchia

L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e la mobilitazione generale dopo l'offensiva dell'esercito dell'Azerbaigian nel Nagorno Karabakh contro i ribelli separatisti che ha provocato diverse vittime

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Soldati armeni volontari dopo la mobilitazione generale proclamata dal governo (Reuters)

L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e la mobilitazione generale dopo l'offensiva dell'esercito dell'Azerbaigian nel Nagorno Karabakh contro i ribelli separatisti che ha provocato diverse vittime


2' di lettura

Nuovi venti di guerra nel Caucaso. L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e la mobilitazione generale dopo l'offensiva dell'esercito dell'Azerbaigian nel Nagorno Karabakh contro i ribelli separatisti che ha provocato diverse vittime.

Anche le autorità del Nagorno-Karabakh, una regione a maggioranza armena all'interno dell'Azerbaigian che ha dichiarato l'indipendenza nel 1991, hanno annunciato la legge marziale e mobilitato la popolazione maschile dopo gli scontri. L'Armenia, che invece al momento non ha dichiarato la mobilitazione generale, ha accusato l'Azerbaigian di aver effettuato un attacco aereo e di artiglieria sul Nagorno-Karabakh, mentre il governo di Baku ha detto di aver risposto ai bombardamenti armeni.

Vittime da ambo le parti

Gli attivisti armeni per i diritti umani hanno detto che due civili, una donna e un bambino, sono stati uccisi dai bombardamenti azeri. Secondo Baku, un numero imprecisato di civili azeri è stato ucciso e sei sono rimasti feriti, mentre il Nagorno-Karabakh parla di 10 suoi militari morti. Gli indipendentisti armeni affermano di aver inflitto “perdite” al nemico e il ministero della difesa armeno da Erevan fa sapere che due elicotteri militari azeri sono stati abbattuti.

Armenia e Azerbaigian combattono per il Nagorno Karabakh. Legge marziale a Erevan

Armenia e Azerbaigian combattono per il Nagorno Karabakh. Legge marziale a Erevan

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Un conflitto pluridecennale

Il ministero degli Esteri russo, da decenni mediatore nel conflitto tra l'Armenia a maggioranza cristiana e l'Azerbaigian prevalentemente musulmano, ha esortato entrambe le parti a cessare immediatamente il fuoco. I due Paesi sono stati a lungo in disaccordo sul Nagorno-Karabakh, che si è staccato dall'Azerbaigian in un conflitto scoppiato con il crollo dell'Unione Sovietica. Sebbene nel 1994 sia stato concordato un cessate il fuoco, l'Azerbaigian e l'Armenia si accusano spesso a vicenda di attacchi intorno al Nagorno-Karabakh e lungo la frontiera azero-armena.

Il conflitto ha preoccupato i Paesi occidentali e della regione perché potrebbe causare instabilità nel Caucaso meridionale, che funge da corridoio per gli oleodotti che trasportano petrolio e gas verso i mercati mondiali.

La Ue chiede un ritorno immediato ai negoziati

«Le notizie sulle ostilità dalla zona di conflitto del Nagorno-Karabakh destano grave preoccupazione. L'azione militare deve cessare, con urgenza, per evitare un'ulteriore escalation». E' quanto scrive su Twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. «Un ritorno immediato ai negoziati, senza precondizioni, è l'unica via da seguire», aggiunge. Il governo francese ha fatto a appello a entrambe le parti perché cessino immediatamente le ostilità.

La Turchia schierata con l’Azerbaigian

La Turchia, da sempre alleato dell’Azerbaigian, ha invece invitato l’Armenia a interrompere il conflitto per «non incendiare la regione». E proprio il possibile coinvolgimento della Turchia nella guerra è il timore dell’Armenia, tanto che il primo ministro ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché scongiuri questo scenario. «Il comportamento della Turchia - ha accusato - può avere conseguenze distruttive per la regione del Caucaso meridionale».

La posizione dell’Italia

La Farnesina esprime “preoccupazione per le notizie di gravi scontri lungo la linea di contatto fra le forze armate azere ed armene. L'Italia chiede alle parti l'immediata cessazione delle violenze e l'avvio di ogni sforzo, in particolare sotto gli auspici dell'Osce, per prevenire i rischi di ulteriore escalation”, si legge in una nota del ministero degli Esteri.

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