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Venti di guerra Usa-Iran, ecco la reale forza militare di Teheran

Poche volte come oggi, forse mai, Stati Uniti e Iran sono stati vicini a un confronto armato dalle conseguenze davvero imprevedibili. Ecco quanto vale l’arsenale bellico della Repubblica islamica

di Roberto Bongiorni

Monito a Iran, Trump invia nuove forze in Medio Oriente

4' di lettura

Iran. Per Israele è il nemico numero uno, la minaccia di gran lunga più pericolosa. Lo è anche da tempo per l’Arabia Saudita. Per gli Stati Uniti è uno Stato sponsor del terrorismo, che punta a destabilizzare il Medio Oriente e a sviluppare un arsenale atomico. Poche volte come oggi, forse mai, Stati Uniti e Iran sono stati vicini a un confronto armato. La presenza di navi militari americane vicino allo Stretto di Hormuz, e l’invio di altri mille soldati in Medio Oriente , potrebbero essere il preludio di uno strike militare, che tuttavia la Casa Bianca pare reticente a portare a termine, almeno ora.

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Perché davanti a un simile scenario potrebbe scatenarsi un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Quanto è davvero pericoloso l’Iran? Le sue forze possono essere spazzate via con una guerra lampo oppure sono un temibile esercito? La verità probabilmente sta nel mezzo.

Il peso dell’esercito
Iniziamo dalle forze militari convenzionali. Secondo il generale israeliano (a riposo) Giora Eiland, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale e oggi analista militare, le forze iraniane aeree, navali o terrestri, non sono certo all’avanguardia. Comunque non all’altezza di quelle americane o israeliane. «Anche rispetto ai sauditi, che dispongono degli F35 - spiega il generale Eiland - l’aviazione iraniana è inferiore. Ha ancora i vecchi Phantom, acquistati dagli Usa dallo scià di Persia quando i due Paesi erano alleati. La stessa cosa si può dire della Marina, e delle forze di terra che dispongono di mezzi corazzati quasi obsoleti».

Soffocato da 30 anni di sanzioni, l’Iran ha faticato ad ammodernare il suo esercito. Quello regolare conta circa 400mila uomini. A questo sono affiancate le Guardie della Rivoluzione, un esercito indipendente dal primo, più addestrato ed equipaggiato.

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Questo braccio armato iraniano dispone anche del reparto deputato alle operazioni oltreconfine, la brigata Quds comandata dal generale Qasem Suleiman. Ma i punti di forza sono altri. «L’Iran - continua il generale maggiore israeliano - è molto più pericoloso sui sistemi missilistici e sui droni. Ha sviluppato sistemi missilistici avanzati, di varia gittata, da 300 a 2mila km, in grado di colpire anche l’Europa meridionale. Il settore balistico e dei missili cruise è dunque da temere».

Proprio i droni di fabbricazione iraniana sarebbero stati utilizzati nel recente attentato contro il più grande impianto petrolifero saudita. «Sui droni gli iraniani - continua Eiland - non sono molto lontani dalle tecnologie americane e israeliane, le più avanzate al mondo. La differenza più rilevante sono le dimensioni, più ridotte, e le inferiori distanze che possono percorrere». Anche in questo campo, però, la supremazia americana farebbe la differenza.

L’Iran ha sviluppato sistemi missilistici avanzati, di varia gittata, da 300 a 2mila km, in grado di colpire anche l’Europa meridionale

L’Iran, tuttavia, ha altri due punti di forza che, secondo il generale israeliano, non sono tenuti nella dovuta considerazione: «Dispongono di una capacità molto avanzata di effettuare cyber attack contro grandi infrastrutture civili, ospedali, dighe, centrali elettriche. Quindi creare danni rilevanti». Ma l’arma più pericolosa è quella meno convenzionale. Teheran resta una potenza mediorientale la cui influenza si estende su diversi Paesi della regione. Dove sono presenti comunità musulmane sciite compatte e fedeli alle direttive degli ayatollah. «Libano e Siria sono grandi alleati dell’Iran. Ma anche in Arabia quasi metà della popolazione è sciita, in Bahrein è la maggioranza. Ci sono milizie pronte a rispondere agli ordini di Teheran, anche in Iraq».

La rete di basi e alleanze in Medio Oriente
In caso di guerra Teheran potrebbe usare le sue basi e i suoi alleati dalla Siria, dal Libano e dallo Yemen. Ed è quello che sta cercando di scongiurare l’esercito israeliano con le decine di attacchi contro le postazioni militari iraniane sul territorio siriano e contro i convogli di armi destinate agli Hezbollah. Se dalla Striscia di Gaza la rappresaglia iraniana è limitata all’arsenale –modesto – della Jihad islamica, sono gli Hezbollah a rappresentare una temibilissima minaccia . Rispetto alla guerra dell’estate 2006 tra Israele e il Partito di Dio, l’arsenale degli Hezbollah è cresciuto in modo esponenziale. Secondo il Governo di Gerusalemme sarebbero 150 mila i razzi a loro disposizione, per quanto in buona parte rudimentali. Ma sarebbero entrati in possesso anche di sofisticati missili di precisione e sistemi anti-aerei russi.

«Il Libano è controllato dall’Iran tramite Hezbollah - conclude Eiland - che riceve l’80% del suo budget da Teheran. Ma Hezbollah non pare volere un conflitto con Israele oggi, in un momento di debolezza e crisi economica. Ci penserà due volte». La vera arma dell’Iran sarebbe quindi una lunga guerriglia asimmetrica. Anche con i suoi piccoli ma numerosi sottomarini. Capaci di attacchi mordi e fuggi in grado di paralizzare lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 30% del greggio trasportato via mare. A impensierire gli strateghi della Casa Bianca non è dunque il successo di uno blitz militare contro l’Iran, ma il vaso di Pandora che potrebbe aprirsi. Una volta distrutti i siti iraniani la “ferita del Medio Oriente” sarà stata curata o, piuttosto verrà accelerato un processo di metastasi?

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