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Venti miliardi per la «strategica» democrazia tunisina

di Alberto Negri


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Primo maggio a Tunisi

2' di lettura

Quanto costa la democrazia sulla sponda Sud? Un fondo da 20 miliardi di euro. Senza un rilancio dell’economia anche la Tunisia, unico esempio di successo delle primavere arabe del 2011, corre seri rischi. La Tunisia, nonostante gli attentati del Bardo e di Sousse, è riuscita a contenere l’ondata terroristica ma è noto che sono almeno 6mila i foreign fighters tunisini che sono andati a combattere in Siria, in Iraq o in Libia. Non ci vuole molto a intuire che la stabilità della Tunisia è un tassello fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo e anche dell’Italia, soprattutto a fronte della cronica disgregazione della Libia che sta affondando anche sul piano economico. Forse l’unico motivo che potrebbe spingere a un accordo, anche di facciata, tra Serraj e Haftar, fra Tripoli e Bengasi, dopo l’incontro ad Abu Dhabi. Ma la sponda Sud ha bisogno di interventi immediati per evitare altri disastri.

La responsabilità collettiva dell’Europa è fare in modo che questa transizione democratica, coronata da una Costituzione laica e liberale che non ha eguali nel mondo arabo e musulmano, abbia successo per provare che la cooperazione economica è la migliore barriera contro gli estremismi, dimostrando che la Tunisia è un modello da seguire in materia di cambiamento sociale, economico, democratico per tutta la regione. Già è affondato il “modello Turchia”, che dopo le speranze del decennio passato ha imboccato una deriva di stampo autocratico e mediorientale, sarebbe imperdonabile abbandonare la Tunisia ai suoi problemi.

È questo il senso dell’appello, già firmato da molte personalità francesi e italiane, lanciato nella sede romana della Commissione europea dalla Fondazione Craxi che ha riunito in un convegno sulla Tunisia politici, studiosi e imprenditori, con la partecipazione dei ministri degli Esteri Angelino Alfano e della Cultura Dario Franceschini.

L’obiettivo del Piano di sviluppo tunisino 2016-2020 è ambizioso e prevede uno sforzo massiccio di investimenti pubblici e privati: la Tunisia conterà innanzitutto sulle proprie forze, con un risparmio nazionale che si prevede possa coprire il 60% dei bisogni. Ma è evidente che questo sforzo non è sufficiente: l’Unione Europea e il Fondo monetario internazionale (che ha erogato prestiti per 2,9 miliardi) potrebbero aiutare la Tunisia a sostenere 1/3 del piano di sviluppo e di investimento su un totale di 60 miliardi di euro in cinque anni.

In poche parole sostenere la democrazia tunisina vale il 6% del debito greco. Il presidente francese François Mitterrand diceva che il Mediterraneo è «una comunità di destini», e mai come oggi questi destini sono incrociati.

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