Cassazione

Ventimila euro per salvare il fidanzato dal malocchio: è truffa aggravata

Il sedicente cartomante aveva predetto la morte dell’uomo, vittima di una fattura, per un incidente d’auto, la signora ben inserita nel mondo del lavoro grazie alla sua laurea in economia, ha versato il soldi per la magia

di Patrizia Maciocchi

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(© roberto benzi)

Il sedicente cartomante aveva predetto la morte dell’uomo, vittima di una fattura, per un incidente d’auto, la signora ben inserita nel mondo del lavoro grazie alla sua laurea in economia, ha versato il soldi per la magia


2' di lettura

Truffa aggravata e non abuso della credulità popolare per il sedicente mago che si fa consegnare circa 20 mila euro da una donna per salvare da un incidente stradale l’uomo di cui è innamorata al quale è stato fatto il malocchio. Una minaccia che aveva indotto la signora, questa sì vittima di una “fattura” a più zeri, a dare la “salata” prova d’amore pur di evitare la morte grazie all’intervento magico.

La difesa del mago aveva censurato la decisione della Corte d’Appello che aveva considerato irrilevante la “scarsa credibilità” dell’indovino, dando invece peso alle modalità della condotta e alle qualità della persona offesa. E proprio su queste ultime si ferma l’attenzione del legale di parte.

La vittima con laurea in economia - I giudici di merito non avevano spiegato perché, malgrado fosse poco credibile, il veggente avrebbe convinto del rischio la signora in questione, che aveva 45 anni, era laureata in economia e perfettamente inserita nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro. Nessuno è perfetto verrebbe da dire. In effetti la donna era superstiziosa e credeva ciecamente nelle forze dell’occulto. E convincerla della triste fine del fidanzato, evitabile solo mettendo mani al portafogli, non era stato difficile anche grazie alla fama conquistata dal cartomante, in numerose apparizioni nelle tv locali dove si proponeva nella veste di guaritore.

La salvezza pagata a rate - Quello che il negromante non aveva previsto era la conferma della sua responsabilità fino in Cassazione, anche se i giudici devono constatare la prescrizione del reato, calcolata nei 10 anni a partire dall’ultimo versamento: la salvezza dell’innamorato era stata, infatti, pagata a rate.

La Suprema corte conferma la correttezza della decisione della Corte d’Appello che aveva riqualificato il reato in truffa aggravata dall’originario abuso della credulità popolare. Quest’ultima, infatti, scatta solo in presenza di un turbamento dell’ordine pubblico. E dunque quando il rischio di gravi malattie venga prospettato ad un numero indeterminato di persone, inducendole a credere che può essere scongiurato da esorcismi vari e somministrazioni di pozioni terapeutiche, che hanno, ovviamente, un costo. Nello specifico c’è invece la truffa, aggravata dall’aver paventato un pericolo immaginario. Un reato che si configura quando per procurarsi un ingiusto profitto chi sfrutta la fama di mago, chiromante ecc, predice sventure evitabili, dietro lauto compenso.

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