Venture capital

Ventive, la società che aiuta le start up pronta a investire altri 10 milioni

di Andrea Marini

Squadra under 30. Il team di Ventive. Il decimo a partire da destra è Roberto Sfoglietta, il fondatore e amministratore delegato dell'azienda

3' di lettura

Aiutare le giovani start up a crescere, garantendo loro un finanziamento adeguato. Con questo obiettivo, nel 2019, un gruppo di giovani imprenditori, Riccardo Angioli, Marco Scioli, Edoardo di Lella, Federico di Condina, guidati Roberto Sfoglietta (imprenditore romano anche lui fondatore di start up), ha dato vita a Ventive, un’azienda agile che investe in start up offrendo la possibilità di far crescere l’impresa. In appena 24 mesi l’azienda ha coinvolto 150 investitori, raggiungendo quota 8,5 milioni di euro in quasi venti start up. E Ventive è cresciuta, anche in termini di risorse, reclutando 25 giovani talenti nella sua squadra, rigorosamente under 30.

«Abbiamo deciso di dare vita a questa iniziativa partendo dalla nostra esperienza personale», spiega Sfoglietta, che è anche amministratore delegato di Ventive. «Nasciamo come startupper – prosegue – e abbiamo creato un network di investitori a supporto delle nostre idee. Abbiamo deciso di condividere questi investitori per dare delle opportunità ai ragazzi più in gamba».

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Sta di fatto che la struttura di Ventive è in continua crescita (raggiungendo in due anni un fatturato cumulato di un milione di euro), come spiega Sfoglietta: «Abbiamo intenzione di integrare altre quattro risorse, sempre under 30, nei prossimi due mesi. Il mercato delle start up – aggiunge – è sicuramente in crescita. È un settore che raddoppia di anno in anno. Il nostro obiettivo è di effettuare altri 10 milioni di investimenti nel 2022. Inoltre abbiamo in corso delle trattative per un aumento di capitale da un milione di euro, grazie all’intervento di un grande fondo di private equity italiano. Infine, puntiamo alla quotazione entro i prossimi tre anni».

Tra le operazioni che Ventive ha portato a termine con successo negli ultimi due anni, tre in particolare hanno attirato l’interesse degli investitori: Worldy, la più grande community italiana di informazione generalista; QodeUp, che intende rivoluzionare il mondo della ristorazione italiana con un menù digitale, l’unico approvato dalla Federazione Italiana Cuochi; infine Winology che seleziona vini prodotti da vignaioli italiani ed ogni mese invia bottiglie di vino con la storia della cantina che l’ha prodotto.

«L’esperienza del Covid all’inizio è stata destabilizzante – spiega Sfoglietta – ma con lo sviluppo per certi versi obbligato della digitalizzazione, ha fatto nascere nuove start up. E gli investitori si sono resi conto quanto è importante diversificare in questo settore». Nel 2020, nonostante le difficoltà del periodo Covid, in Italia il numero di start up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese è cresciuto del 10,4%, secondo il rapporto annuale elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico e InfoCamere. Spesso però le idee, seppure inedite, si scontrano con la difficoltà di accesso al credito, come testimonia il sondaggio Swg Officina Mps secondo cui, tra le principali difficoltà delle start up italiane, nel 21% dei casi c’è proprio la “mancanza di capitale ed accesso al credito”, seguito, col 19%, da “adempimenti fiscali e normativi”.

Per lo sviluppo futuro, la strategia di Ventive è chiara: «Noi facciamo un lavoro che non vuole fare nessuno – spiega l’amministratore delegato – vale a dire investiamo in start up che sono all’inizio della loro attività. Altri fondi preferiscono investire in attività già avviate. Per i prossimi anni contiamo di rivolgerci a quel segmento di start up impegnate nella digitalizzazione e rivolte ai servizi alle aziende».

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