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Venture Capital, 2019 anno record in Italia

Lo scorso anno i fondi hanno realizzato 148 operazioni per un totale di 597 milioni di euro, secondo i dati del Venture Capital Monitor.

di Monica D'Ascenzo

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Lo scorso anno i fondi hanno realizzato 148 operazioni per un totale di 597 milioni di euro, secondo i dati del Venture Capital Monitor.


3' di lettura

Il venture capital in Italia continua a svilupparsi, anche se i tassi di crescita non sono quelli di altri Paesi europei. Il 2019 è stato, comunque, un anno record sia per il numero di operazioni realizzate, 148 rispetto alle 102 dell’anno presecente, sia per i capitali investiti, 597 milioni di euro contro i 521 del 2018, secondo i dati del Venture Capital Monitor . Un settore, quello dei fondi che investono in società innovative, che sta attendendo la partenza dell’operatività del Fondo Nazionale Innovazione, che potrebbe portare in dote un flusso di capitali da un miliardo, stando agli annunci del governo.

Capitali, che potrebbero portare a una vera maturazione del mercato del venture capital, come già avvenuto ad esempio in Francia. Attualmente i fondi, insieme ai business angel, hanno potuto erogare investimenti per quasi 650 milioni di euro, secondo la dodicesima edizione del Rapporto di
ricerca Venture Capital Monitor presentata a Torino in occasione di Venture Up, l’evento del settore organizzato da Aifi, Fondazione CRT, Intesa Sanpaolo Innovation Center, Compagnia di San Paolo.

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Le operazioni del 2019

Il 2019 si è chiuso con 148 operazioni (initial e follow on), in crescita rispetto alle 102 dell’anno precedente. Se si guarda ai nuovi investimenti, solo initial, questi sono stati 121 rispetto ai 78 del 2018 (+55%). Nel 2019 l’ammontare investito totale, inoltre, è stato pari a 597 milioni di euro, rispetto ai 521 milioni del 2018. Stabili i follow on, che sono passati dai 24 del 2018 ai 27 dello scorso anno, con un incremento dell’ammontare investito che passa da 98 a 161 milioni di euro, +64%.

Oltre a questi risultati, lato business angel, secondo i dati Iban (associazione italiana business angels), gli investimenti realizzati nel 2019 ammontano a 53 milioni di euro su 88 deal, in crescita rispetto ai circa 40 milioni dell'anno precedente. L’ammontare complessivo della filiera early stage è pari a quasi 650 milioni di euro (dato VeM più dato Iban), distribuiti su 236 round di investimento.

«Nel 2019 si vedono risultati positivi nel mondo del venture capital grazie anche all'azione delle attività svolte dal Fondo Italiano d'Investimento» afferma il presidente Aifi Innocenzo Cipolletta, aggiungendo: «Sono sicuro che con le attività che a breve avvierà Cdp Venture Capital sgr, ci sarà ulteriore impulso allo sviluppo di un ecosistema di venture capital e a favore delle nuove iniziative legate all'innovazione».

I venture capital in Italia

Il numero degli investitori attivi (coloro che hanno condotto almeno un’operazione durante l’anno) si attesta a 130, a cui si aggiunge la categoria dei business angels, in crescita del 17% rispetto all’anno precedente. In merito alla provenienza degli investitori, il numero dei deal realizzato da operatori stranieri, pari al 35%, risulta in aumento rispetto allo scorso anno (era il 30% nel 2018).

«Il 2019 vede anche una ulteriore crescita dei follow on, segnale di come l'attività del fondo di venture capital non si limiti ad un semplice investimento iniziale, ma costituisca un vero e proprio avvio di un percorso che vede l'affiancamento dell'operatore al progetto» afferma
Anna Gervasoni, che presiede il Comitato Scientifico del Venture Capital Monitor - VeMTM e prosegue: «Per effettuare il salto dimensionale decisivo bisogna attivare anche fondi cosiddetti scaleup e interagire in modo più attivo col modo Corporate”»

«Il VeM è una bussola essenziale per affrontare una grande sfida per l'Italia e per ognuno di noi» afferma Maurizio Montagnese, presidente di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che aggiunge: «Siamo la seconda manifattura d’Europa e, per restare tali, abbiamo il dovere di recuperare il
ritardo strutturale dell'Italia nel suo grado di innovazione; per colmare questo gap ci servono competenze e risorse economiche. In termini di competenze, sentiamo la responsabilità di raggiungere un livello di quote di mercato pari al 50% per quanto riguarda le PMI innovative e un livello pari al 24% per le startup. Se invece prendiamo in considerazione le risorse
economiche, è necessario promuovere nuove iniziative o stimolare quelle già in essere così come la nostra scelta di trasformare NEVA Finventures in SGR, portando la disponibilità di risorse da 100 a 250 milioni di euro. Il Gruppo Intesa Sanpaolo è impegnato in questa sfida, i nostri compagni di viaggio sono i migliori. Il successo è un dovere».

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