aree industriali

Verde ed acqua, così Taranto scommette sulla rinascita del rione Tamburi

di Domenico Palmiotti

4' di lettura

Da quartiere “sporcato” e segnato da decenni di polveri e fumi dell'Ilva (ora però è Arcelor Mittal) a quartiere che prova a rinascere facendo del verde e dell’acqua le leve per una vivibilità nuova. È la scommessa su cui punta il rione Tamburi di Taranto, che è praticamente sotto l’acciaieria (ma gli altiforni sono venuti negli anni ‘60 dopo le case) e dove, tra le ultime cose, il sindaco ha dovuto chiudere sino a fine anno due scuole da 708 alunni perchè vicine alle collinette inquinate dai rifiuti e dalle scorie della fabbrica e per questo sequestrate dalla Procura. Ma è anche il progetto ideato da Andreas Kipar, architetto paesaggista, tedesco, da molti anni a Milano. Col suo studio internazionale Land, Kipar si è aggiudicato il bando del Comune di Taranto ed ora guida il raggruppamento temporaneo di professionisti che condurrà l'opera. Si parte presto, in autunno probabilmente, con un cantiere pilota.

Un campo 50x50 per testare il lavoro, vedere i primi risultati, e poi passare all'intera area che si vuole rigenerare, pari a 15 ettari. Verde e acqua: Kipar la chiama phytoremediation. Più semplicemente è denominata foresta urbana e consiste nell'affidare a due elementi della natura il compito di disinquinare, bonificare e rigenerare, riportando a nuova vita ciò che gli inquinanti d'ogni tipo hanno abbrutito (e avvelenato) nel tempo. «Venticinque anni fa - spiega Kipar - ci chiamavano pazzi ma oggi i risultati della phytoremediation si vedono. E anche Papa Francesco, con la Laudato Si', ci dice: prendetevi cura della terra. Non è un percorso facile. Io vengo dal bacino industriale della Rurh, acciaio e carbone, non un'acciaieria, e quando mia madre metteva fuori la biancheria, il giorno dopo era sporca. Ma è proprio lì che è stato fatto un duro lavoro per tornare dalla straordinarietà alla ordinarietà». Kipar ha già una serie di esperienze: Dolvi in India, Krupp in Germania, e in Italia parco Nord ex area Breda (6 milioni di metri quadrati, 25 anni di attività, dall'1985 al 2000), Pru Rubattino ex Maserati, sotto la tangenziale vicino al fiume Lambro, parco Portello ex Alfa Romeo.

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A Taranto, afferma Kipar, «non è un lavoro ordinario. Stiamo operando in un contesto straordinario. Dal punto di vista geografico, paesaggistico, storico e del cambiamento del paradigma complessivo. Stiamo elaborando un vestito a misura. L’architettura del paesaggio comincia dal corpo, che è il suolo, e dall'anima, che è l’acqua».

Entrando nello specifico, il progetto si basa su una continua attività di phytoremediation, unita al pompaggio della falda contaminata, al trattamento dell’acqua e al suo riuso sia per il lavaggio del terreno, superficiale e profondo, contaminato, sia per la subirrigazione con tubi drenanti. La fase di aratura rappresenta la prima lavorazione con la modellazione del suolo. Il terreno viene così preparato per essere rivitalizzato in vista delle successive piantumazioni e semine. Quello che si metterà a dimora saranno, per citare alcune specie, querce, pioppi, salici, taxodium, ma anche helianthus, girasoli ed eichornie. Non la canapa, perché chiarisce Kipar, «non siamo ancora in possesso di dati che per la phytoremediation ne attestino l’efficacia». Le tecniche adottabili sono la fitoestrazione e la fitostabilizzazione per piombo, ferro, arsenico, rame e berillio, la rizodegradazione per gli idrocarburi e il pcb, la fitodegradazione per gli inquinanti organici che riguardano soprattutto l’acqua di falda.

Dopo le analisi dei terreni, si legge nella presentazione del progetto, «i campioni mostrano una importante presenza di benzoapirene nella parte più vicina all'impianto Ilva ed una elevata presenza di piombo nell'area centrale. Per il resto dei punti, l'area sembra avere un apporto molto omogeneo di tutti gli inquinanti, in misura molto elevata e con picchi sempre riguardanti l'area centrale del progetto». È chiaro che la phytoremediation è solo un pezzo. La parte rilevante la si dovrà fare con la messa a norma ambientale del siderurgico, tra investimenti e tecnologie da parte di Arcelor Mittal (ora, su decisione del ministro Sergio Costa, si va anche al riesame delle prescrizioni Aia), e i diversi progetti di bonifica, a partire dal Mar Piccolo e degli stessi Tamburi, affidati al commissario Vera Corbelli.

Con la rigenerazione, intanto, si parte nei prossimi mesi con l'intervento-pilota per concludere, si spera, nel giro di due anni. Il quadro progettuale è però più articolato: solo quest'intervento ammonta a 6,8 milioni. Tutta l'operazione messa in campo per il rione Tamburi ammonta invece a 60 milioni (24 del ministero Infrastrutture e 40 della Regione Puglia) e deve partire per gli altri step che riguardano demolizione di 216 case parcheggio, nuova edilizia (154 alloggi) in altre aree urbane con 15,4 mln del ministero e 11,2 mln dell'Agenzia regionale per la casa e l'ambiente, riqualificazione green per la parte abitata dei quartiere per 13 mln, lungomare terrazzato sul Mar Piccolo per 10 mln. Già spesi 1,8 mln per eliminare il rischio sanitario. «Abbiamo riprogrammato vecchie somme, postate e mai messe in cantiere» spiega Cosimo Netti, dirigente dell'Urbanistica per il Comune di Taranto.

«La bonifica è una questione etica che diventa estetica - dice Kipar -. Bisogna lavorare sul sociale, sul paesaggistico e sull'ambiente. La bonifica deve uscire dal buio. E Taranto deve diventare piattaforma di scambio scientifico e di competenze specifiche». Per il sindaco Rinaldo Melucci, «Kipar trasmette una visione. È un progetto che può migliorare la qualità della vita dei cittadini consentendo loro di fruire di un luogo bello. Non stiamo seminando una cosa che si vedrà fra dieci anni. Nell’arco di un paio di anni vedremo i primi risultati. Stiamo facendo di tutto per far partire al più presto un “fazzoletto” pilota di terreno anche per sperimentare le specialità che si prestano meglio. E individuare le colture che più efficacemente possono rigenerare il suolo. Questo progetto - commenta il sindaco - è la “madre” in termini simbolici di tutti gli sforzi che le istituzioni stanno facendo per la ripartenza di Taranto».

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