il processo

Verdini condannato a sei anni e mezzo in Cassazione per il crac del Credito fiorentino. Si costituisce nel carcere di Rebibbia

Nessuna norma di quelle varate per sfoltire la popolazione carceraria e tenere sotto controllo il rischio di contagio da Covid può evitare il carcere per l'ex senatore

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(ANSA)

2' di lettura

L'ex senatore Denis Verdini è stato condannato a sei anni di reclusione dalla Cassazione nell'ambito del processo per il crac del Credito cooperativo fiorentino. Estinta per prescrizione la parte della condanna pari a quattro mesi per la truffa sui fondi dell'editoria. Verdini - ex coordinatore nazionale di Forza Italia e poi dei moderati di Ala - era stato condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Firenze il tre luglio del 2018. Denis Verdini si è costituito nel carcere di Rebibbia a Roma. E' quanto si apprende da fonti della difesa. «L'onorevole Denis Verdini non attenderà alcun provvedimento, affronterà la situazione e si costituirà in carcere» aveva riferito il suo difensore, l'avvocato Franco Coppi. «Gli ho comunicato l'esito della sentenza - ha proseguito il penalista -, e non possiamo nascondere l'amarezza per la decisione che arriva dopo che il pg aveva chiesto un nuovo processo».

Dl ristori' non gli evita carcere

Nessuna norma di quelle varate per sfoltire la popolazione carceraria e tenere sotto controllo il rischio di contagio da Covid può evitare il carcere per l'ex senatore. Il dl 'ristori' approvato la scorsa settimana prevede infatti che possono andare agli arresti domiciliari solo i detenuti in cella ai quali restano gli ultimi 18 mesi di pena da scontare. Lo si apprende da fonti qualificate. Verdini ha 69 anni e ha una condanna superiore ai cinque anni.

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Le tappe del processo

In primo grado gli erano stati inflitti nove anni, poi ridotti per alcune prescrizioni legate ai reati di truffa sui fondi pubblici dell'editoria. Ieri il Pg della Suprema Corte Pasquale Fimiani aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado in quanto aveva ritenuto accertati alcuni fatti di bancarotta mentre su “numerosi altri episodi” riteneva necessario un ulteriore approfondimento. Secondo il Pg, inoltre, erano prescritti alcuni capi di imputazione relativi ai fondi sull'editoria. Evidentemente il collegio della Quinta sezione penale presieduto da Paolo Antonio Bruno ha ritenuto che ci fossero gli elementi per confermare quasi interamente il verdetto d'appello.

Le indagini

Le indagini sul Credito cooperativo fiorentino erano iniziate dopo una relazione dei commissari della Banca d'Italia che aveva denunciato gravissime criticità. Nel 2010 il Credito Cooperativo Fiorentino fu poi commissariato e infine dichiarato insolvente e assorbito da Chianti Banca. I giudici della Cassazione dunque hanno ritenuto comprovate le accuse contro Verdini di aver provocato il dissesto dell'istituto di credito attraverso operazioni definite «anomale», «ambiziose» e «imprudenti» (i pm scrissero che Verdini aveva usato la banca come un bancomat personale) una raffica di finanziamenti nel settore edile nei confronti di società del gruppo Btp degli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei finiti anche loro nell'inchiesta e condannati in primo e secondo grado.

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