SALUTE

Verona, con Orthofix la medicina italiana fa scuola nel mondo

Sviluppo da Bussolengo per la multinazionale leader dei sistemi ortopedici

di Natascia Ronchetti


3' di lettura

Questa è prima di tutto una storia di invenzioni e innovazione continua, di tenacia e determinazione. «Non ci fermiamo mai» dice Davide Bianchi. Poi è anche una storia fatta di motivazioni profonde e di entusiasmo. «Perché se è vero che non possiamo fare miracoli - prosegue Bianchi - è altrettanto vero che in partnership con i medici siamo in grado di contribuire concretamente a salvare vite umane».

Bianchi è il presidente della business unit italiana di Orthofix International, multinazionale che produce dispositivi medici per la guarigione delle fratture. Nata in Italia, nel Mantovano, poi emigrata a Bussolengo, in provincia di Verona, e successivamente trapiantata a Lewisville, nel Texas, è oggi un'azienda da 470 milioni di dollari di fatturato, presente in settanta Paesi, che si divide tra il quartiere generale statunitense, la sede veneta, le succursali di San Paolo, Parigi, Londra e Monaco di Baviera. Ed è un gruppo che ha ricordi indelebili e altrettanti orgogli.

Arrivano dai suoi stabilimenti i kit di pronto intervento per la stabilizzazione delle fratture che il personale sanitario degli ospedali di Parigi ha utilizzato per intervenire rapidamente sui feriti nell'attentato terroristico al Bataclan del 13 novembre del 2015. E sono suoi i dispositivi che a Dallas hanno permesso a una ragazzina di 15 anni, che non aveva mai camminato, di ottenere l'uso delle gambe. Episodio impresso nella memoria di Bianchi. «Ero al Texas Scottish Rite Hospital for Children, un ospedale pediatrico della capitale texana, insieme al chirurgo principale - ricorda -. Dall'ascensore è uscita la ragazzina con la madre. Ha abbracciato il chirurgo, e anche lui si è commosso fino alle lacrime: dopo una lunga serie di operazioni, e grazie anche all'applicazione dei nostri apparecchi la ragazza poteva camminare da sola».

Ogni componente del team di Orthofix ha una esperienza da raccontare, così forte e pervasiva da lasciare un segno che non si cancella più, che neutralizza la fatica del lavoro quotidiano tra il centro R&S, la fabbrica e gli uffici, nell'area industriale di Bussolengo. Una esperienza che chiede e induce sguardo lungo sul futuro, altri progetti innovativi. Per esempio dispositivi pensati ad hoc per i bambini (con l'ausilio dell'intelligenza artificiale). O per evitare le amputazioni nei pazienti con piedi diabetici. E ancora, nuove soluzioni per intervenire velocemente e con facilità in contesti di guerra o di catastrofi naturali. «Lavoriamo con organizzazioni come la Croce Rossa e Medici senza frontiere - spiega Bianchi -. Il traguardo che ci siamo prefissati è la creazione di un kit che comprenda tutto ciò che serve per affrontare emergenze».

La storia di Orthofix è iniziata alla fine degli anni Settanta con il luminare dell’ortopedia, Giovanni De Bastiani, docente all'Università di Verona, che inventò un sistema modulare di fissazione assiale, basato sulla naturale capacità di rigenerazione delle ossa e teorizzò la dinamizzazione.

Con l'acquisizione della società da parte di un fondo private equity inglese iniziò una crescita che non si è più fermata. Dal 1992, con l'ingresso alla Borsa di New York (Orthofix è quotata al Nasdaq), il gruppo è proiettato verso lo sviluppo internazionale, grazie anche ai brillanti risultati clinici dei suoi dispositivi che accelerano il processo di riparazione. Oggi innovazione e formazione dei medici - il training nella academy dello stabilimento di Bussolengo coinvolge ogni anno oltre 1.500 persone - sono due pilastri dello sviluppo. La multinazionale opera attraverso due divisioni: Orthofix Spine (che si occupa dei dispositivi per la spina dorsale) e Orthofix Extremities (corrisponde alla divisione italiana e produce devices per tutte le ossa del corpo, tranne quelle del cranio). Occupa 900 dipendenti, 190 in Italia.

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