multinazionale e territorio

Verona, la ricerca farmaceutica diventa sociale: «Dai tamponi la ripartenza post-Covid»

L’ad Maraschiello: «La collaborazione con l'Ospedale Sacro Cuore di Negrar è nata dalla volontà dei dipendenti». Aptuit (Evotec) è uno dei centri più grandi d’Italia per testare e sviluppare nuovi farmaci. «l nostro segreto? Siamo più veloci degli altri»

di Luca Benecchi

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L’ad Maraschiello: «La collaborazione con l'Ospedale Sacro Cuore di Negrar è nata dalla volontà dei dipendenti». Aptuit (Evotec) è uno dei centri più grandi d’Italia per testare e sviluppare nuovi farmaci. «l nostro segreto? Siamo più veloci degli altri»


3' di lettura

Ci sono momenti in cui un’azienda fa il suo mestiere. Ce ne sono altri in cui si mette al servizio del territorio. Se poi quest’azienda si occupa di ricerca e sviluppo in campo farmaceutico, allora può anche scegliere di fermarsi e di trasformarsi in un grande laboratorio di analisi di tamponi per aiutare l’ospedale più vicino in un momento di sofferenza.

E’ quello che è successo questa primavera alle porte di Verona. Aptuit, la società della multinazionale Evotec, settecento dipendenti che sviluppano e testano nuovi farmaci. Il più grande centro di questo genere in Italia.

«Come si può immaginare non ci siamo mai fermati – racconta l’amministratore delegato Ciriaco Maraschiello con l’accento di chi ha passato parecchio tempo in giro per il mondo -. La collaborazione con il Sacro Cuore di Negrar è nata da un’idea sviluppata da alcuni nostri collaboratori che hanno raccolto la richiesta di sostegno arrivata dall’ospedale e hanno rilanciato l’iniziativa alla direzione dell’azienda».

Nei mesi dell’emergenza l’attività è consistita nell’analizzare, tramite procedure controllate e concordate con il dipartimento malattie infettive, campioni biologici inattivati per poter aumentare la velocità di diagnostica dei tamponi. Il risultato è stato quello di raddoppiare la capacità di analisi dell’ospedale con altri 180 esami giornalieri. Questo grazie anche alla nostra messa a punto di un test rapido che non dipendesse dall’utilizzo dei solventi, in quel momento praticamante introvabili sul mercato.

E proprio da febbraio ad aprile scorsi, Aptuit stava già testando i protocolli sicurezza sul vaccino anti-Covid, quello che ora sta per entrare nella fase di produzione industriale.

«La situazione di crisi sanitaria – spiega Maraschiello - ha accelerato tutta una serie di dinamiche che erano già presenti nella nostra azienda. E se per termine volontariato d'impresa intendiamo mettere a disposizione della società tutta le nostre competenze e le risorse necessarie a implementare progetti specifici di valore sociale, con obiettivi chiari e un orizzonte temporale preciso, sì, credo che ci riconosciamo in questa definizione».

Aptuit, che nel 2010 aveva rilevato Centro Ricerche di GSK, è stata acquisita dalla multinazionale tedesca Evotec nel 2017. Il centro ricerche scaligero rappresenta un'eccellenza a livello mondiale del gruppo.

Aptuit Verona, diventata parte di Evotec, ne costituisce una delle più importanti realtà dedicate alla ricerca e alla sperimentazione di nuovi farmaci e anche alla produzione dei nuovi medicinali. il centro svolge attività di ricerca su commessa in collaborazione con oltre 200 aziende del farmaco in tutto il mondo.

«Anche quest’anno cresceremo del 6-8 per cento, ma la nostra ripartenza arriva da lontano. Chi in questo periodo va meglio di altri è perché ha visto prima certe dinamiche tecnologiche e ha corretto problemi di organizzazione manageriale».

I tanti passaggi di proprietà che hanno segnato la storia del centro ricerche erano anche il segnale che, nonostante l’alta professionalità e qualità scientifica, il management non aveva saputo dare le corrette risposte al mercato. «Nel 2014 l’azienda ha fatto un sostanzioso ricorso alla cassa integrazione (circa 360 dipendenti su 440) perché aveva perso l’orientamento produttivo. La specializzazione sono sempre stati antibiotici, farmaci respiratori e tutto il ciò che coinvolge il sistema nervoso centrale e periferico. Ma la ricerca era separata dallo sviluppo mentre in questo settore economico, come in altri, la competizione si affronta con un’offerta integrata».

In questo modo e con un sostanziale ricambio della fascia dirigenziale, nel 2017 il personale era già salito 600 unità. Fino agli attuali settecento con un previsione di ulteriore crescita per i prossimi anni.«Ma c'è un altro fattore fondamentale che per le grandi aziende farmaceutiche con cui lavoriamo è determinante: la rapidità. Per portare un prodotto alla fase 1, dunque valutarne gli aspetti di sicurezza, mediamente possono essere necessari anche due o tre anni. Lo vediamo anche in questi mesi attraverso la spasmodica ricerca del vaccino per il Covid. Noi – conclude Ciriaco Maraschiello – siamo riusciti a dimezzare questo tempo fino ad arrivare in certi casi ad un anno. E questo fa la differenza».


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