IL NUOVO DPCM

Verso il Dl Ristori bis, come funzioneranno i nuovi aiuti

Allo stato attuale l’esecutivo pensa di fornire sostegni standard alle attività interessate da misure nazionali (ad esempio i centri commerciali, che saranno chiusi nel fine settimana) e integrazioni a quelle colpite da provvedimenti su scala regionale. È caccia alle risorse. Conte: proviamo Cdm già il 5 novembre sera

di Andrea Carli

Gualtieri: Contributo a fondo perduto per 300 mila aziende

4' di lettura

Con la nuova stretta in funzione anti-contagi Coronavirus che ha preso forma giuridica in queste ore con il nuovo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si delinea un nuovo intervento a sostegno delle attività che a seguito di questo provvedimento dovranno chiudere. Il paradosso è che mentre nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato prende il via l’iter parlamentare del primo decreto legge Ristori, l’attenzione è già sul provvedimento con i nuovi indennizzi, che si renderanno necessari a seguito delle ulteriori misure restrittive per fronteggiare il Coronavirus previste dal Dpcm del 3 novembre (in vigore da venerdì 6 novembre al 3 dicembre).

Conte, proviamo Cdm su ristori-bis già il 5 novembre

L’ennesimo intervento, battezzato dallo stesso premier “Ristori bis”, potrebbe approvare sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì o venerdì. «Già questa settimana - ha spiegato il presidente del Consiglio nella conferenza stampa in cui ha annunciato quali sarebbero state le regioni in area gialla, arancione e rossa - porteremo in Consiglio dei ministri, dovremo farcela già domani sera (giovedì 5 novembre, ndr), un nuovo decreto legge per i ristori».

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Necessità di individuare fondi in tempi stretti

Sembra confermato l'orientamento a far confluire nel primo Dl Ristori il nuovo provvedimento economico che il Governo si appresta a varare in accompagnamento al nuovo Dpcm varato per fronteggiare l'emergenza Covid. Nell’attesa, è caccia alle risorse con le quali coprire la nuova tranche di indennizzi. La missione che il governo avrà nelle prossime ore sarà trovare le risorse adeguate per spegnere, sul nascere, eventuali piazze di protesta. La coperta è, come al solito, corta. M5S pressa perché i ristori siano «il più incisivi possibili»; il titolare del Mef Roberto Gualtieri che frena su un nuovo scostamento di bilancio.

Il premier: risorse adeguate, se serve nuovo scostamento

«In questo momento non le anticipo una cifra - è la risposta che il premier ha dato a una domanda che gli è stata rivolta durante la conferenza stampa -, è chiaro che alla Ragioneria stanno lavorando ma sicuramente ci sono adeguati stanziamenti per il decreto. Potrebbero essere in un ammontare di 1,5-2 miliardi». «Se ci fosse necessità di disporre ulteriore risorse - ha poi aggiunto - dobbiamo essere pronti anche a presentarci in parlamento per un eventuale nuovo scostamento ma non lo abbiamo ancora deciso perché, a quanto mi hanno detto, gli stanziamenti ci sono».

Come funzioneranno i nuovi aiuti

Allo stato attuale (si veda anche Il Sole 24 Ore del 4 novembre) l’idea dell’esecutivo è quella di fornire sostegni standard alle attività interessate da misure nazionali (ad esempio i centri commerciali, che saranno chiusi nel fine settimana) e integrazioni a quelle colpite da provvedimenti su scala regionale. È il caso, ad esempio, di bar e ristoranti già indennizzati per la chiusura dopo le 18, e dopo l’ultimo Dpcm bloccati del tutto nelle regioni che saranno classificate come «zona rossa» (Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle D'Aosta).
- Qui la mappa dell’Italia

Il coinvolgimento dell’agenzia delle Entrate

Sarà di nuovo l’agenzia delle Entrate a gestire i contributi a fondo perduto, e a fare arrivare sui conti correnti degli interessati bonifici in automatico. L'impegno è quello di garantire ristori in due settimane (o entro la metà di dicembre a chi ancora deve fare domanda) anche per i nuovi codici Ateco che saranno aggiunti alla lista degli attuai 53, ad esempio i negozi dei centri commerciali, ma anche i grandi store tra i 250 e i 2500 metri quadri e quelli ancora più grandi che saranno costretti a chiudere dei weekend. Lo stesso si cercherà' di fare anche per le categorie che al momento non si possono quantificare, come nel caso di parrucchieri ed estetisti: il numero di attività da ristorare, infatti, dipenderà da quante zone del Paese saranno riportate in sostanziale lockdown per piegare la curva dei contagi. A tutti i nuovi settori coinvolti saranno garantiti anche il credito d'imposta sugli affitti, la sospensione del versamento dei contributi e la cancellazione della seconda rata Imu.

È caccia alle risorse

In una lettera inviata dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e dal titolare della Salute Roberto Speranza alle Regioni i due ministri hanno risposto ai rilievi inviati sul Dpcm. Nel documento, sulla richiesta di ristori viene assicurato che il decreto sarà varato in settimana, e le erogazioni saranno «tempestive». Ma ora, a Conte, Gualtieri e Patuanelli spetterà trovare nelle prossime ore i soldi necessari a mitigare la rabbia di commercianti, ristoratori, gestori di bar delle zone rosse: tutti destinati a chiudere per almeno due settimane.

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Non escluso il ricorso a un nuovo scostamento di bilancio

Anche per questo al Mef si continua a lavorare sui potenziali ulteriori risparmi dalle spese già autorizzate per il 2020 (il fabbisogno, a ottobre, ha segnato +85,2 miliardi rispetto ai 10 mesi dello scorso anno) e si cercherà di evitare il ricorso a un ulteriore scostamento. Se dovesse servire, comunque, si farà, perché, è il ragionamento, bisogna tenere insieme salute ed economia, proteggere imprese e lavoratori mentre si mettono in atto misure, anche dolorose, ma indispensabili per piegare l'epidemia. La Camera, con la risoluzione di maggioranza approvata al termine dell'informativa di Conte, ha chiesto comunque esplicitamente di «valutare l'opportunità di un nuovo ricorso all'indebitamento» per garantire protezione del lavoro e aiuti a tutti i settori interessati.

Le categorie rimaste fuori dal primo decreto Ristori

La lista delle richieste è già lunga, solo considerando le categorie che non hanno accesso, al momento, al decreto Ristori, prima versione. Ci sono i circoli Arci e delle Acli che chiedono aiuti per il Terzo settore, le lavanderie industriali che lamentano l'esclusione, circa 100mila imprese tra pizzerie al taglio e rosticcerie (della ristorazione senza somministrazione) che secondo la Cna sarebbero state tagliate fuori. Molte aziende nel campo degli eventi, poi, non corrisponderebbero a nessuno degli Ateco finora in elenco. Nulla nemmeno per i bus turistici e per i bar nelle scuole, la ristorazione collettiva, i fornitori dei distributori automatici o ancora per le dimore storiche e i B&B campani che lavorano, grazie a una legge regionale, senza partita Iva.

Gli indennizzi precedenti

Il nuovo pacchetto di aiuti atteso a breve sul tavolo del Consiglio dei ministri si aggiunge ai 5,4 miliardi messi sul tavolo dall’esecutivo nei giorni scorsi, ricorrendo alle risorse recuperate tra i capitoli di spesa inutilizzati, gli “avanzi” di cassa dei finanziamenti monstre, circa 100 miliardi, messi in campo dall'inizio della crisi. Il nuovo meccanismo di ristori andrà adattato a un sistema di chiusure “a fisarmonica', che si allenteranno quando i dati migliorano e diventeranno più severe con picchi di contagio.

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