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Conte bis verso una manovra da 32-35 miliardi: come sarà finanziata

Si potrà certamente ricorrere a operazioni di contenimento della spesa corrente (che l’ex ministro Giovanni Tria ha quantificato in circa 5 miliardi) ma con prudenza

di Dino Pesole


Dallo stop all’Iva a Roma Capitale: il programma giallorosso

3' di lettura

Per una manovra economica che parte da una base certa di 27 miliardi (per disinnescare le clausole Iva e finanziare le spese indifferibili), e che potrà attestarsi attorno ai 32-35 miliardi per effetto delle misure espansive in cantiere (in primis il taglio del cuneo fiscale), il nodo delle coperture è decisivo.

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Certo - anche grazie alla combinazione di due politici europeisti molto stimati a Bruxelles, del calibro di Roberto Gualtieri e Paolo Gentiloni, nei ruoli chiave dell’Economia e di commissario Ue in un portafoglio economico di peso - si potrà contare su un atteggiamento benevolo quando tra breve il neonato governo metterà a punto la Nota di aggiornamento al Def e la legge di Bilancio.

Margini di flessibilità sono possibili, a fronte di impegni precisi sul fronte delle riforme, degli investimenti e della riduzione del debito, e tuttavia anche nella migliore delle ipotesi (10 miliardi) da soli non saranno sufficienti a coprire il costo dell’intera manovra. Occorrerà individuare ulteriori risorse e qui lo scenario si complica. Si potrà certamente ricorrere a operazioni di contenimento della spesa corrente (che l’ex ministro Giovanni Tria ha quantificato in circa 5 miliardi) ma con prudenza.

Occorre una vera spending review
Se non ben calibrati, i tagli di spesa possono comportare effetti recessivi al pari di aumenti della pressione fiscale. Quindi più che ricorrere a tagli veri e propri, la sfida per il nuovo governo sarà di avviare un’operazione vera e incisiva di spending review, in sostanza di riqualificazione della spesa individuando negli oltre 840 miliardi che la compongono quei settori in cui recuperare risorse e quelli al contrario (è il caso dell’istruzione e della ricerca) in cui gli stanziamenti andrebbero incrementati.

Come mostrano tutte le più recenti esperienze avviate su questo fronte, la decisione di dove e come intervenire è tutta politica e dunque occorrerà individuare una via di sintesi tra le istanze di cui si sono portatrici Pd e M5S. Anche l’eventuale azione di razionalizzazione delle cosiddette tax expenditures (agevolazioni fiscali) comporta scelte politiche a monte. Non a caso finora non se ne è fatto nulla, nonostante siano stati prodotti abbondanti studi e proposte sia da parte della commissione presieduta da Vieri Ceriani che da quella guidata da Mauro Marè. Fondamentale è inserire l’eventuale piano di interventi sulla spesa pubblica in un programma quanto meno triennale, con effetti crescenti nel tempo, così da creare una fonte strutturale di finanziamento delle misure in cantiere.

Dalla fatturazione elettronica una spinta alla lotta all’evasione
Di pari importanza ai fini della manovra sarà l’individuazione di nuove entrate che dovranno in gran parte essere ricondotte al capitolo della lotta all’evasione fiscale. L’introduzione della fatturazione elettronica su tutte le transazioni (ad eccezione di quanti hanno aderito al regime di Iva agevolato) in vigore da quest’anno sta producendo interessanti risultati dal punto di vista del gettito. Lungi dal replicare la logica dei condoni (che è esiziale ai fini dell’incremento della fedeltà fiscale) occorre puntare al massimo sulle semplificazione e creare le condizioni per un sempre maggiore ricorso a quella che i tecnici definiscono tax compliance, vale a dire all’adesione spontanea al pagamento delle imposte. L’auspicata riduzione del prelievo fiscale, a partire dal costo del lavoro, dovrà servire anche a rendere più equo il prelievo.

Gettito certo dalle dismissioni e dividendo dal calo dello spread
Potrà soccorrere anche il capitolo delle dismissioni, sia immobiliari che di asset pubblici, a patto che si tratti di operazioni credibili. Nella legge di Bilancio 2019 sono iscritti 18 miliardi da privatizzazioni, e se va bene quest’anno se ne potranno incassare ben pochi (7-800 milioni). Prima di tutto occorrerà capitalizzare il “dividendo” che potrà materializzarsi qualora lo spread si mantenga sugli attuali livelli, il che comporterà una minore spesa sul versante degli interessi (5 miliardi nel medio periodo secondo i primi calcoli) fondamentale per affrontare il nodo della prossima manovra senza il peso del giudizio pressante dei mercati.

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    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

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