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Verso una manovra anti-recessione solo a parole

Con la Nota d’aggiornamento del Dpef, sono emerse le tante contraddizioni della manovra prossima ventura che non sembra capace di far uscire il mondo della produzione dal tunnel della crisi. L’occasione per parlare chiaro è stata l’assemblea annuale di Assolombarda

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Non ci sono state stecche alla prima della “Scala”. Per tutta l’estate gli industriali italiani sono rimasti alla finestra ad osservare il “terremoto” politico che stava squassando il Paese, ma il periodo di non-belligeranza è durato poco, perché, con la Nota d’aggiornamento del Dpef, sono emerse le tante contraddizioni della manovra prossima ventura che, al di là dell’occhio benevolo (ma fino a quando?) dell’Europa, non sembra capace di far uscire il mondo della produzione dal tunnel della crisi.

L’occasione per parlare chiaro è stata l’assemblea annuale di Assolombarda, presenti Mattarella e Conte, che si è tenuta proprio nel teatro milanese delle grandi occasioni. Se il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha insistito sulla necessità che un gigante economico come l’Italia diventi anche un colosso politico in grado di competere con Stati Uniti e Cina (e i dazi imposti da Trump su certi nostri prodotti agro-alimentari dimostrano come stiamo pagando errori commessi da altri in Europa), il padrone di casa - il “numero uno” di Assolombarda, Carlo Bonomi - non ha usato mezze parole: così non si va avanti.

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Siamo, dunque, alle solite. Ha fatto presto a ricredersi chi si illudeva che, con il “new deal” europeo, dopo l’uscita dal governo della Lega e di Salvini, l’Italia avrebbe potuto voltare subito pagina. Non è così ed il Belpaese è sprofondato in un autunno che, con questi chiari di luna, rischia di essere particolarmente nero: la produzione industriale è in calo, le esportazioni segnano il passo e, come se tutto questo non bastasse, ci si mette di mezzo pure il balzello di Trump che, solo poche settimane fa, aveva invece pubblicamente sostenuto l’amico “Giuseppi” con il suo Conte-bis. E, in effetti, l’esecutivo giallo-rosso ha parlato in tutte le salse della riduzione del cuneo fiscale, ma poi scopri che, per attuare l’operazione, riuscirà a stanziare solo due miliardi mentre, secondo gli imprenditori, ce ne vorrebbero 13-14, sei-sette volte tanto.

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Anche se non è il caso di inveire contro un governo che sta appena muovendo i suoi primi passi, sono in molti ad osservare che, comunque, la prossima sarà una manovra anti-recessione tale solo a parole. Intendiamoci, la colpa della situazione non è certamente solo dell’esecutivo in carica perché sono venuti al pettine, chi per un verso chi per un altro, almeno tre decenni di mala gestione politica. Un esempio? Già vent’anni fa Giorgio Squinzi, scomparso qualche giorno fa, denunciava il “boomerang” della burocrazia che bloccava lo sviluppo del “made in Italy”. Mi domando: cosa è stato fatto, dai tempi della denuncia, per attenuare il problema?

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