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Verso Parma 2021, la cultura ai tempi dell’emergenza

Il Comitato Promotore di Parma 2020 ha chiesto al ministero di mantenere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per l’anno prossimo

di Roberta Capozucca

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Slogan per Parma 2020

Il Comitato Promotore di Parma 2020 ha chiesto al ministero di mantenere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per l’anno prossimo


5' di lettura

Le rigide misure di contenimento imposte dal nostro Paese per contrastare l'emergenza Coronavirus hanno sin da subito portato alla chiusura dei luoghi della cultura: non solo cinema, teatri e musei, ma anche grandi eventi che hanno dovuto sospendere la propria programmazione. Stiamo parlando, ad esempio, di Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, che solo a gennaio aveva inaugurato il suo ricchissimo calendario culturale e che oggi, nonostante le tante incognite, continua a promuovere i valori che l'hanno portata alla conquista del titolo proponendo una fruizione digitale delle attività attraverso la piattaforma Parma Ritrovata .

Slogan per la nuova piattaforma

Ma, in attesa di sapere quali saranno i parametri temporali e le modalità per ripartire, il comitato promotore di Parma 2020, insieme ai sindaci di Piacenza, Reggio e alla stessa Regione Emilia Romagna, ha deciso di fare un passo in avanti chiedendo al ministro Dario Franceschini di mantenere il titolo di Capitale della Cultura anche nel 2021. Tra gli altri, la richiesta è stata condivisa e sottoscritta da molte delle 44 città italiane candidate per il 2021 che, dopo aver visto slittare la data di presentazione del dossier al 30 giugno e quindi della nomina ufficiale ad ottobre, hanno condiviso l'ipotesi di un rinvio. Ad oggi, anche se il Mibact ha espresso grande solidarietà, ancora non è chiaro cosa succederà tanto che, dopo un primo inserimento della proposta di slittamento nella bozza del DL Cura Italia , tale rinvio non è stato incluso nel testo definitivo del decreto. Come dichiara Michele Guerra, assessore alla Cultura della città di Parma: “La sola cosa certa è che Parma 2020 non esiste più come l'avevamo pensata e che tutti gli sforzi progettuali che abbiamo messo in campo dovranno essere rimodulati alla luce di quello che stiamo vivendo. Ora, nel rispetto del vero significato dell'iniziativa delle Capitali della Cultura, ci aspettiamo che il Mibact dia a Parma la possibilità di dimostrare il suo potenziale, soprattutto, in questo momento di vera emergenza: un tema da oggi centrale anche per il settore culturale, che non potrà più intendersi solamente come scarsa partecipazione alla vita culturale del Paese”.

Francesca Velani, coordinatrice del progetto di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 e vicepresidente della Promo PA Fondazione

Scenari futuri
Di quali siano i possibili scenari per Parma, ne abbiamo parlato con Francesca Velani, coordinatrice del programma Capitale Italiana della Cultura 2020.
Come pensate di gestire questo blocco?
In linea con quanto previsto dai decreti, in queste settimane abbiamo naturalmente sospeso tutti gli eventi, ma ciò non significa che siamo fermi, anzi, stiamo lavorando per definire le attività di back end con un impegno ed una intensità che prima non potevamo mettere in campo: come la definizione degli eventi speciali, le open call, la nuova piattaforma di destinazione, la card, il merchandising e molto altro. Ad esempio, il lavoro fatto in tempi rapidissimi per lanciare la piattaforma Parma Ritrovata ci sta dando grandi soddisfazioni, sia in termini di qualità dei progetti che in termini di visitatori e ci ricorda che, in un momento come questo, è fondamentale continuare a lavorare perché i cittadini e le imprese trovino nella cultura e nelle attività di Parma Capitale il vero driver per la ripresa economica e sociale nel post-emergenza, concetto tra l'altro già alla base del dossier di candidatura La cultura batte il tempo in cui dichiaravamo: “è necessario intendere la cultura nel suo senso più ampio, vivo e produttivo, fattore decisivo nel processo di negoziazione che le diverse dimensioni temporali e sociali reclamano”. Mai come adesso questo pensiero deve diventare politica pratica per tutti gli operatori del settore.
Cosa succederà ai fondi?
Ai fondi già stanziati non succederà proprio nulla, anzi, molti sono già stati impegnati e anche tutti quelli messi a budget per gli eventi verranno utilizzati perché le attività si svolgeranno anche se dovranno essere rimodulate per ovvie necessità di slittamento temporale, disponibilità di spazi, artisti, forniture o per ricollocamento di eventi nelle medesime stagioni. L'unica differenza, se la nostra proposta di prolungamento del titolo dovesse essere accettata, è che il budget inizialmente previsto su due anni (2019 - 2020) ora dovrà essere ripartito su tre con una necessaria integrazione dei fondi previsti. Ad oggi ci troviamo a disporre di 3.400.000 € provenienti dalla pubblica amministrazione, nello specifico 1.000.000 € dal Mibact, 1.000.000 € dalla Regione e 1.400.000 € del Comune di Parma, e una cifra analoga proveniente dalle imprese del territorio che anche in questo momento più di sempre ci stanno dimostrando la loro solidarietà, profondamente consapevoli che quando si ripartirà il titolo di Capitale sarà fondamentale sia dal punto di vista di visione territoriale che di rilancio per tutti i comparti industriali.
Avete chiesto l'estensione del titolo, ma come cambierà la programmazione?
La nostra richiesta è quella di prolungare la nomina di Capitale per tutto il 2021 in modo tale da poter ripensare il programma, immaginandolo come un importante volano per il settore culturale nazionale e non più limitato al livello locale. Ma, in attesa della risposta del Ministero per i Beni Culturali, stiamo naturalmente pensando a una riprogrammazione arricchita dalle riflessioni scaturite in questo preciso momento storico, anche attraverso il coinvolgimento di altre città che si sono candidate negli anni. Sicuramente il tema del ruolo della cultura in una situazione d'emergenza diventerà centrale: proprio su questo ci impegneremo per immaginare attività e processi che possano sostenere i cittadini nelle diverse situazioni emergenziali che il nostro Paese sta vivendo e che vivrà nei prossimi mesi.
Quale dovrebbe essere il ruolo della cultura in tempi di emergenza?
Pensiamo a come si sta muovendo il settore in questo momento perché la risposta la troviamo lì: mentre alcuni cercano di capire quanto saranno immensi i danni economici, la cultura non solo non si è fermata, ma si è trasformata, accelerando su quello che meglio le riesce, ovvero pensare alla società dalla quale e per la quale nasce. Nelle ultime settimane la cultura ha invaso la rete con incontri, letture, spettacoli, tour, lezioni, visite ai musei, workshop, film e molto altro, tutto rigorosamente gratuito. I primi segnali sono arrivati dai grandi musei come l' Egizio o gli Uffizi con i loro tour virtuali o dal MAXXI con i suoi incontri online che nella prima settimana ha registrato 4 milioni di interazioni, seguiti dalle biblioteche che hanno dato accesso a tantissimi titoli e quotidiani. Insomma, la cultura oggi sta facendo quello che le riesce meglio, cioè occuparsi del prossimo, partecipando alla costruzione del benessere individuale e collettivo. Ed è proprio questo il ruolo della cultura oggi sul si dovrà lavorare e insistere nel prossimo futuro.

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