SALE IN ZUCCA

Verso il «redde rationem»: come far ripartire davvero la ripresa?

Le esternazioni arrivate dal pulpito di “Supermario” hanno tagliato la testa al toro: oggi più che mai l'esecutivo dovrà cambiare direzione di marcia

di Giancarlo Mazzuca

(ANSA)

2' di lettura

“Sale in zucca” era stato facile profeta quando lunedì 17 agosto aveva invitato il governo a passare alla “fase due” anche sul fronte economico: finita la stagione dei “bonus” e dei sussidi vari, diventa, in effetti, sempre più necessario voltare pagina concentrandosi sugli interventi strutturali. Appena 24 ore dopo quel commento è arrivata la conferma che avevamo visto giusto perché sulla stessa lunghezza d'onda, parlando al “Meeting dell'Amicizia” di Rimini, si è mosso anche l'uomo del “whatever it takes”: l’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Intendiamoci, non ci voleva molto a capire che il “debito buono”, quello che consente di attuare gli interventi strutturali, dovesse adesso soppiantare il “debito cattivo”, quello che ha portato alle stelle, sempre in attesa degli aiuti europei, il nostro disavanzo pubblico per cercare di tamponare in qualche modo un'emergenza senza precedenti.

Le esternazioni arrivate dal pulpito di “Supermario” hanno tagliato comunque la testa al toro: oggi più che mai l'esecutivo dovrà cambiare direzione di marcia.Ora dobbiamo, quindi, porci la domanda successiva: in che modo possiamo davvero far ripartire la ripresa? Al riguardo, tante sono già le ricette messe sul tappeto da diversi economisti. In questi giorni abbiamo visto molte proposte da approfondire: alcune – è il caso di quelle lanciate dal professor Mario Baldassarri sul “Sole” - ci sono sembrate particolarmente interessanti. Un fatto è certo: oggi più che mai dobbiamo puntare i riflettori su misure particolarmente concrete per rilanciare il “made in Italy” e per dare un futuro meno incerto all'intero mondo produttivo.Ma non dobbiamo neppure dimenticarci – come abbiamo letto in una proposta dell'ufficio-studi di Istafin - degli interventi in altri comparti: è il caso degli investimenti idrogeologici e di quelli per preservare il nostro patrimonio artistico che, come abbiamo visto proprio quest'estate, è una fonte inesauribile di reddito per il nostro Pil. Ma la crisi da Covid ha fatto emergere anche altre priorità.

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Un esempio tra i tanti: l'edilizia popolare e le case di riposo per anziani che, dopo gli anni del “boom” (chi si ricorda degli stanziamenti ai tempi dei governi Fanfani?), sono da moltissimo tempo finite in naftalina. E proprio la pandemia è servita ad aprirci gli occhi. Non bisogna certo essere Draghi per capire che quest'autunno sarà davvero il tempo del “redde rationem”: verranno al pettine tanti nodi come castagne che cadono dall'albero.

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