tecnologie per la riapertura

Verso la fase 2: i braccialetti italiani per tenere a distanza i dipendenti

Da Engineering e una startup genovese dispositivi wearable per garantire il rispetto delle regole, in maniera sicura e automatica

di Marco Trabucchi

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Ansa

Da Engineering e una startup genovese dispositivi wearable per garantire il rispetto delle regole, in maniera sicura e automatica


3' di lettura

Ritornare nei luoghi di lavoro dopo l'emergenza coronavirus comporterà l'esigenza di continuare a rispettare il distanziamento sociale per le aziende già aperte e per quello che lo saranno nella fase 2. L'obbligo è quello di evitare ogni «contatto stretto» tra dipendenti usando il «criterio di distanza droplet», cioè almeno un metro di separazione.

Per gestire questa fase le aziende dovranno riallestire gli spazi in fabbriche e uffici per garantire la giusta distanza e, successivamente, controllare i movimenti dei lavoratori ad evitare assembramenti.

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Un concreto aiuto alle aziende, soprattutto di grandi dimensioni, arriva dalla tecnologia attraverso l'uso di strumenti che possono aiutare a gestire il distanziamento dei lavoratori, tracciandone movimenti e interazioni.

Allarme di prossimità

In Italia tra le prime ad annunciare una soluzione per governare il distanziamento al lavoro garantendo la protezione del personale e l

'efficacia produttiva è stata Engineering. Basandosi sull'esperienza acquisita in automazione e controllo, l'azienda romana ha sviluppato il sensore Smart Proximity, un dispositivo indossabile che consente di segnalare ai lavoratori la distanza che intercorre fra di loro con estrema semplicità e precisione.

Affinché il sistema funzioni è necessario che tutti i dipendenti siano dotati del dispositivo perché ciascun sensore interagisce con l'altro e, nel caso in cui la distanza di sicurezza non sia rispettata, i due sensori segnalano real-time la criticità via led e cicalio. Tutti gli eventi registrati dal braccialetto vengono memorizzati per ricostruire eventuali linee di contagio nel caso in cui un dipendente dovesse risultare positivo al covid 19.

Come per l’app di tracciamento delle persone, anche in questo caso il rispetto della privacy è stato prioritario, dato che nessuna informazione sensibile è mantenuta dalla piattaforma, ma sono salvati solo gli identificativi univoci del sensore e le relazioni temporali tra loro in forma rigorosamente anonima.

La startup genovese

Smart Track 4 Covid19 è un'altra soluzione nata per contrastare la diffusione del Covid-19 verificando le distanze interpersonali tra lavoratori di una stessa azienda. Sviluppata da Smart Track, startup innovativa e spinoff dell'Università di Genova, che si occupa di strumenti IoT per la sicurezza dei lavoratori nell'industria, è una estensione della piattaforma Connected Worker già attiva in grosse industrie per la gestione di emergenze.

«La nostra priorità è stata sviluppare rapidamente nuovi sistemi e tecnologie a salvaguardia delle risorse operative dei comparti produttivi. Crediamo che il nuovo modulo possa fornire un concreto aiuto per una rapida e sicura ripresa economica post Covid-19», ha dichiarato Saverio Pagano, Ceo e fondatore di Smart Track.

Anche il sistema Smart Track 4 Covid19 è in grado di tracciare in automatico e in modo anonimo i movimenti e le interazioni sociali dei lavoratori grazie al tracciamento delle informazioni anonime che possono essere utilizzate per facilitare una ricostruzione dettagliata dei contatti che un eventuale malato ha avuto durante il tempo trascorso al lavoro.

Sistema da oltrefrontiera

Quella dei dispositivi di distanziamento smart è una soluzione destinata a prendere piede in tutto il mondo. Proxxi, startup canadese che produce sistemi di sicurezza in ambito elettrico, ha appena lanciato Halo, un braccialetto del tutto simile a un fitness tracker che utilizza la tecnologia Bluetooth per comunicare con gli altri dispositivi e allarmarsi in caso di vicinanza (in vendita dal 4 maggio ad un costo di 100 $).

Anche l’americana Estimote, che si occupa di dispositivi di sicurezza usati anche da Amazon, ha progettato il suo “contact tracing” disponibile in tre versioni (braccialetto, badge e clip-on). Utilizzando un sensore Gps e Bluetooth si comporta come tutti gli altri, ma in più include anche un controllo manuale per modificare lo stato di salute di chi lo indossa registrando stati di potenziale infezione. In pratica, quando un utente aggiorna il proprio stato per indicare un'infezione possibile o verificata, il dispositivo aggiorna l'azienda identificando i colleghi con cui il potenziale infetto è entrato in contatto. Un'autocertificazione che può salvare vite.

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