accordo a bruxelles

Verso la stretta fiscale sulle multinazionali, accordo a Bruxelles

dal nostro corrispondente Beda Romano

REUTERS/Adnan Abidi/File photo

2' di lettura

BRUXELLES - I ministri delle Finanze dell'Unione hanno trovato oggi qui a Bruxelles un accordo su una direttiva che dovrà limitare la possibilità delle imprese multinazionali di spostare reddito tra giurisdizioni fiscali per ridurre l'imposizione. Il pacchetto legislativo, presentato a suo tempo dalla Commissione europea, deve ricevere ora l'accordo non vincolante del Parlamento europeo. La decisione ministeriale giunge mentre vi sono dubbi sull'impegno di alcuni paesi nella lotta all'evasione fiscale.

«Abbiamo raggiunto oggi un nuovo successo nella nostra campagna a favore di una tassazione più giusta - ha detto il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici -. Passo dopo passo, stiamo eliminando i canali utilizzati da alcune società per sfuggire alla tassazione. Congratulazioni ai paesi membri che hanno trovato un accordo su una misura tangibile per lottare contro gli abusi fiscali».

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I Ventotto avranno tempo fino al 31 dicembre 2019 per trasporre la nuova direttiva nella legislazione nazionale.

La proposta comunitaria, presentata in ottobre, ha come obiettivo di limitare la possibilità per le imprese di spostare reddito da un paese dell'Unione a un paese terzo, approfittando delle diverse legislazioni nazionali per ridurre l'imposizione. «Vogliamo lottare contro la doppia non tassazione» ha detto il ministro delle Finanze maltese, Edward Scicluna, attuale presidente di turno dell'Ecofin, il consesso che raggruppa i ministri delle Finanze dell'Unione europea.

Nel vocabolario tecnico bruxellese, queste soluzioni vengono chiamate dispositivi ibridi. L'accordo raggiunto dai ministri delle Finanze - il campo fiscale richiede l'unanimità dei Ventotto - deve essere ora oggetto di una opinione non vincolante del Parlamento europeo.

Le nuove norme entreranno in vigore il 1° gennaio 2020, salvo per alcune parti dell'intesa relative agli operatori finanziari che entreranno in vigore più in là, il 1° gennaio 2022.

L'intesa di oggi giunge dopo che nell'estate scorsa i Ventotto avevano trovato una intesa sui dispositivi ibridi utilizzati tra stati membri (si veda Il Sole/24 Ore del 22 giugno 2016).

La lotta europea contro l'evasione e l'elusione fiscale prosegue mentre vi sono dubbi sull'impegno di altri paesi in questo campo. L'arrivo del presidente Donald Trump alla Casa Bianca fa temere ad alcuni osservatori un cambio di passo della politica americana su questo versante.

C'è di più. Proprio domenica scorsa, in un referendum i cittadini svizzeri hanno bocciato in modo vincolante per le autorità del paese una riforma fiscale che avrebbe portato il sistema tributario in linea con le norme internazionali.

Interpellato sui rischi provenienti da Washington e da Berna, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha risposto, preoccupato dalle nuove tendenze: «Ci aspettiamo una continua cooperazione da parte di tutti i partner».

Le autorità comunitarie non hanno voluto spiegare se la scelta svizzera indurrà Bruxelles a inserire il paese nella lista dei paradisi fiscali. Questa lista, attualmente oggetto di trattativa tra i Ventotto, è attesa per fine anno. Se ne stanno definendo a livello tecnico i diversi criteri. A sorprendere è il principio secondo il quale l'assenza di imposizione non sarebbe un criterio sufficiente per inserire la giurisdizione nella lista: «I criteri sono molti e vanno visti come un pacchetto», ha detto il ministro Scicluna.

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