Scontro Brunetta-sindacati sul lavoro agile

Super green pass nel lavoro, partiti divisi. Spunta idea obbligo vaccini per fragili

Contrari o con forti perplessità restano soprattutto il M5s e il leader della Lega Matteo Salvini. Una fetta della larga maggioranza draghiana - soprattutto il Pd - preme per l'obbligo vaccinale, ma resta per ora la contrarietà di Palazzo Chigi

Dal 10 gennaio si estende l'obbligo del Super Green Pass

4' di lettura

Il Green pass rafforzato (per vaccinati e guariti) per i lavoratori convince la maggior parte delle associazioni dei datori di lavoro ma non tutti i sindacati che chiedono invece al Governo “responsabilità” nel decidere invece l’obbligo vaccinale per tutti. In attesa delle decisioni del Governo - l’occasione potrebbe essere il Consiglio dei ministri, atteso per mercoledì 5 gennaio - si chiariscono le posizioni di datori di lavoro e sindacati che chiedono l’obbligo non solo per i lavoratori perché il virus riguarda tutti e i posti di lavoro grazie ai protocolli di sicurezza sono quelli nei quali il contagio si diffonde meno.

Ma anche tra Cgil, Cisl e Uil le posizioni sono diverse con la Cgil e la Uil che considerano la vaccinazione obbligatoria per tutti un atto necessario e la Cisl che sottolinea che il green pass rafforzato è comunque “un passo avanti” anche se “non basta” e serve comunque l’obbligo vaccinale per tutti. La Confindustria nelle scorse settimane ha ribadito di essere per l’obbligo vaccinale ma anche che in assenza di capacità della politica di introdurlo il super green pass deve essere anche per i luoghi di lavoro.

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L’obbligo di green pass “rafforzato” al momento è già pronto per i dipendenti della Pubblica amministrazione che mancano all’appello: una platea di circa 950mila lavoratori, considerando che per le forze dell’ordine, per la scuola e il mondo della sanità l’obbligo è già realtà. Sull’estensione al privato la partita è invece ancora aperta. Il Super green pass per tutti i lavoratori vede la contrarietà della Lega, non convince il M5S e suscita dubbi anche nel Pd, che preme invece per l’obbligo vaccinale.

Tra le ipotesi in campo - ma Palazzo Chigi resta prudente - è spuntata, in alternativa all’imposizione del super green pass a tutti i lavoratori, l’obbligo vaccinale per i soggetti fragili, i più a rischio, come gli over 60: sono 1,2 milioni gli italiani in questa fascia d’età ancora senza iniezione e sono quelli che affollano ospedali e terapie intensive, determinando anche il cambio di colore delle regioni.

I nodi da sciogliere

Il Cdm non è ancora convocato e potrebbe essere preceduto da una cabina di regia politica perché nella maggioranza le distanze, in particolare sull’ipotesi di estensione del super green pass, restano tutte. Il nodo da sciogliere nelle prossime ore è dunque se estendere l’obbligo anche al comparto privato: dunque raggiungendo tutti i lavoratori, nessuno escluso. Esclusa al momento la possibilità dell’introduzione dell’obbligo vaccinale tout court, una delle ipotesi sulle quali si ragiona in queste ore è prevedere per il settore privato una sorta di road map, così da introdurre l’obbligo procedendo per comparti senza mettere in affanno alcune realtà produttive che, complice l’impennata dei contagi, sono già in difficoltà per le assenze e le scarse presenze.

I dubbi di M5s e Lega

Si lavora senza sosta a una sintesi politica che metta d’accordo tutti. D’altronde la possibilità di introdurre l’obbligo all’intero mondo del lavoro, senza distinzioni tra pubblico e privato -soluzione fortemente caldeggiata dal ministro della Pa Renato Brunetta - venne già vagliata e discussa nel Cdm del 23 dicembre scorso - oltre che nella riunione del 29 dello scorso mese- ma poi non si tradusse in una norma per i dubbi sollevati, in particolare, da Lega e M5S.

Il pressing del Pd per l’obbligo vaccinale

Una fetta della larga maggioranza draghiana - soprattutto il Pd - preme per l'obbligo vaccinale, ma resta per ora la contrarietà di Palazzo Chigi. Se si arriverà all'obbligo, è la linea, sarà tra qualche mese. A spingere, nelle due precedenti riunioni del Cdm, sul super green pass per tutto il mondo del lavoro è - oltre al ministro della Salutre Roberto Speranza, di Leu - il titolare della Funzione pubblica, l'azzurro Renato Brunetta (che peraltro è anche economista del lavoro), come naturale evoluzione dell'attuale normativa in vigore da metà ottobre.

Ok Regioni a super green pass lavoratori

Un sostanziale via libera all’estensione del super green pass sui luoghi di lavoro sarebbe emerso nel corso della Conferenza delle Regioni che si è riunita in vista delle prossime misure che il governo sarà chiamato a varare. A quanto si apprende, sebbene con posizioni diverse sul tema, le Regioni avrebbero trovato una quadra sostanzialmente favorevole anche all’eventuale introduzione di un obbligo vaccinale partendo però dalle categorie più fragili.

Lo scontro tra Brunetta e sindacati sullo Smart working nella Pa

Intanto la corsa dei contagi Omicron ha posto al centro del dibattito il tema dello Smart Working della Pubblica amministrazione. Con uno scontro fra Brunetta e i sindacati. In una nota del dipartimento della Funzione pubblica viene sottolineato che «il lavoro agile di massa non è più giustificato e ci sono tutti gli strumenti, comprensivi di diritti e di tutele per i lavoratori e per gli utenti dei servizi pubblici, che garantiscono ampia flessibilità organizzativa alle singole amministrazioni». Il documento affronta in otto domande e risposte il tema dello smart working nella Pa. «Chi sta invocando lo smart working generalizzato nella Pa - si legge - non si accontenta del lavoro agile regolato, strutturato e ampiamente flessibile (...) ma chiede il ritorno alla situazione del lockdown di marzo 2020».

Il ministro ha incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi a Palazzo Chigi. Secondo fonti ministeriali, si è ragionato sul migliore utilizzo, ai fini del contrasto al picco pandemico, della flessibilità nel ricorso allo smart working già prevista dalle regole vigenti tanto per il lavoro privato quanto per il lavoro pubblico.

Conte, restrizioni solo se c’è smart working

Sul tema è intervenuto il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. «Condizione preliminare perché si possano prendere in considerazioni ulteriori restrizioni è che si introduca subito il ricorso allo smart working - ha sottolineato -. È inaccettabile che l’Europa faccia massiccio ricorso a questa misura, e proprio noi che siamo stati i capofila l’abbiamo dismessa in questa fase della pandemia».

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