Formula 1

Verstappen padrone di una Hockenheim da urlo. Vettel salva tutto agli ultimi giri

La gara numero 11 del 2019 è stata particolarmente pazza e imprevedibile. Non solo per il risultato, che ha visto entrambe le Mercedes fuori gioco. Colpi di scena a raffica per i più vari motivi, quasi tutti però riconducibili a tratti troppo scivolosi che hanno causato ritiri, ripetute safety car e penalizzazioni

di Alex D'Agosta

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Sebastian Vettel e Max Verstappen (Afp)

La gara numero 11 del 2019 è stata particolarmente pazza e imprevedibile. Non solo per il risultato, che ha visto entrambe le Mercedes fuori gioco. Colpi di scena a raffica per i più vari motivi, quasi tutti però riconducibili a tratti troppo scivolosi che hanno causato ritiri, ripetute safety car e penalizzazioni


5' di lettura

In una gara tedesca bagnata “da Pirelli full wet” all'inizio e sfortunata per tanti, è successo di tutto e di più. Doveva essere una grande festa Mercedes, che fra l'altro ha pagato moltissimo per rendere possibile lo svolgimento di questo gran premio tedesco. Poteva essere un week-end di riscossa completa per la Ferrari, che sin dal venerdì si era dimostrata capace di fermare dei tempi degni del vertice.

Invece la gara numero 11 del 2019 è stata particolarmente pazza e imprevedibile. Non solo per il risultato, che ha visto entrambe le Mercedes fuori gioco. Colpi di scena a raffica per i più vari motivi, quasi tutti però riconducibili a tratti troppo scivolosi che hanno causato ritiri, ripetute safety car e penalizzazioni, una volta tanto a carico di Hamilton: eventi che hanno condizionato pesantemente l'ordine di arrivo. Una inaspettata “porzione doppia” di sorpresa e follia dopo che per molti ce n'era già abbastanza di tutte le premesse a carico in particolare della Ferrari, che veniva da prove più che incoraggianti ma un sabato di qualifica maledetto, dove Vettel non avevo potuto segnare neanche un giro cronometrato e Leclerc è stato costretto a partire decimo, anche lui in ragione di un problema di affidabilità meccanica.

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LODE A VETTEL
Non ha fatto gli errori di Hamilton, Leclerc e Bottas, poche storie. Partiva ultimo per colpa di un intercooler che non ne voleva sapere di funzionare quando c'era da qualificarsi, è rimontato con grande umiltà e giro per giro è arrivato fino quasi in cima, a quattro secondi dal leader. Hanno aiutato senza dubbio un'ottima strategia e le numerosi occasioni di cambio gomme, ma il pilota c'era, con il fisico e con la testa. Averci creduto senza abbattersi è stato indispensabile: ha aiutato di sicuro la moria di avversari, ma il tedesco ci ha messo del suo, e il sorriso è tornato. Certo, non è una rondine a far primavera, ma almeno una gara senza vedere alcuna Mercedes sul podio aiuta un po' il morale di tutti, intendendo anche gli altri team dello schieramento. Anche se Max ha guidato bene, Vettel è per molti il vincitore morale del gran premio. Peccato non sia andata come a Barrichello nel 2000, che in quel caso dalla diciottesima aveva chiuso, sempre a Hockenheim, in prima posizione, ma verrebbe da dire che sarebbe bastata “solo un'altra interruzione” per farcela.

L'OLANDESE IN GRANDE SPOLVERO
Verstappen, al settimo successo in carriera, è stato maturo ma tutt'altro che impeccabile. Venticinque punti dopo esser partito male e averlo visto “danzare” in un giro completo, un vero “360” all'inizio di gara, sembrano impossibili, non del tutto meritati, invece era lì sul gradino più alto a godersi l'Het Wilhelmus. Anche lui però ha potuto contare su un'auto in ordine e un muretto ben sintonizzato: già al giro 25 infatti un undercut su Bottas si è rivelato propizio a costruire il successo nella seconda metà dei 64 giri.

UN TERZO MEMORABILE, IL RUSSO CHE NON TI ASPETTAVI PIÙ
Daniil Kvyat non è più un “giovane” ma oggi, a distanza di anni, torna sul podio per la terza volta in carriera. Terzo, perché il secondo posto lo ha perso per mano di Vettel sul finale, ma era ovvio: dopo l'ultima safety car, non si poteva proprio pensare di tenere una Ferrari dietro. Comunque è una gran bella notizia per il team di Faenza: la Toro Rosso non ci era più salita dopo la vittoria di Monza nel 2008, notoriamente per mano di Vettel. Al di là del trambusto di questa corsa, proprio come Verstappen, bisogna ringraziare in particolare Honda, tornata ormai definitivamente a fornire motori affidabili e performanti.

STROLL, BEFFATO PER POCO
Ci ha creduto e quasi stavano già iniziando i festeggiamenti. Il ragazzino gentile con il papà un po' burbero e non ben visto, dopo un 2017 d'esordio più che decente, con un podio a Baku e 40 punti totali, aveva ottenuto solo 6 punti in tutto il 2018 con una FW41 in inesorabile declino. Lasciata la Williams prima che sprofondasse in una condizione ancora peggiore, Stroll tuttavia aveva già totalizzato 6 punti prima di arrivare all'appuntamento della Foresta Nera e, c'è da scommetterci, questi non dovrebbero essere affatto gli ultimi punti del 2019.

ROVINATI CON LE PROPRIE MANI
Dovessimo fare delle pagelle, i più “fessi” sono stati Bottas e Gasly, entrambi accomunati da una auto esclusione sul finale. Il primo perché ha “picchiato” mentre stava già indubbiamente concludendo sul podio, il secondo perché si è analogamente danneggiato in un momento critico, ovvero mentre doveva riconfermare che l'exploit inglese non era stato un caso. E lo avrebbe dovuto fare in quanto, viste le sue scarse performance generali già dal 2018, il team ha davvero bisogno di trovare alternative.

FINITA LA FORMULA NOIA?
Dopo Austria, Silverstone e questo, quasi non ci si può più lamentare della “formula noia” o di altri refrain di mugugnoni che criticavano l'andazzo particolarmente lento e scontato della maggior parte della gare, in particolare per quanto riguardava l'esito delle prime tre scuderie e il loro “monopolio” sulle prime sei posizioni. Con specifico riferimento alla Mercedes che, statistica alla mano, ha visto una prima metà di stagione senza un vero concorrente. Adesso le serie “antipatiche” sono state interrotte, quindi almeno l'anno 2019 non verrà ricordato per dei monopoli assurdi. Ma il potere del team della stella a tre punte non c'è dubbio che tornerà, anche solo per far dimenticare presto quest'onta nella gara di casa.

LUNGHI A CURVA 16
Dei tanti ritiri, tre sono colpa di questa scivolosissima curva, che pur avendo a disposizione asfalto fuori dalla riga, poi ghiaia e infine erba, non ha permesso a tanti di rimediare ai propri errori. Per lunghi e altro, oggi è stata una giornata di safety car. Troppe, forse, ma molto influenti: c'è gente che è andata ai box cinque volte! Utilissime, quindi, a rimescolare per bene le carte.

LECLERC E HAMILTON, GLI SPRECONI
Come dice lui stesso, un disastro: Hamilton anche ultimo per un 360 dopo la prima curva, comunque è finito fuori dai punti ed è come se non avesse mai corso. Gli altri tutti colpevoli di errori di guida: Leclerc non l'ha tenuta, ha sbattuto e si è insabbiato. Bottas, Hulkemberg e Perez non significheranno a tanti, ma hanno fatto dei grossi regali: quasi bisogna essergliene grati. Infine Norris e Ricciardo fuori, con poco effetto sulla classifica, per problemi tecnici.

STATISTICHE POCO SIMPATICHE PER I PILOTI TEDESCHI
Bisogna tornare al 2014 per trovare l'ultimo tedesco a vincere nella pista vicino a Stoccarda. Schumacher invece lo aveva fatto suo quattro volte. Vettel mai. Anche oggi non ce la fa. Lo rivedremo nel 2020?

POTREBBE ESSERE L'ULTIMO
Hanoi e Zandvoort sono già calendario 2020, la gara di casa tedesca più bella degli ultimi anni potrebbe saltare per sempre. La colpa è di una “fee” troppo alta richiesta dagli americani: ben 50 milioni per avere il privilegio di un Gran Premio che, pur portando molto pubblico, non si riesce pagare da solo con i ticket ma, in questo caso, sopratutto grazie a Mercedes. Cosa resterà dei circuiti super classici di questo passo?

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