manifattura

«Vertenza Torino», 3mila lavoratori a rischio

Dalla Mahle alla ex Embraco, la lunga lista di crisi industriali in Piemonte mette a rischio produzione ed export

di Filomena Greco

2' di lettura

A metterle in fila le crisi industriali della provincia di Torino cubano circa 3mila lavoratori in bilico. Lo ripetono in questi giorni i sindacati metalmeccanici che sono scesi in piazza la settimana scorsa e che nella giornata del 18 dicembre manifestano davanti alla sede della Regione Piemonte per richiamare l’attenzione sull’emergenza lavoro. Alla vertenza dei lavoratori della ex Embraco si è aggiunta la vicenda della Mahle, della Lear, quella di Comital, dell’Alpitel, della Blutec, solo per citarne alcune.

Un trend negativo iniziato cinque trimestri fa
La frenata della manifattura piemontese si vede nei dati della congiuntura, negativa da almeno cinque trimestri, con Torino che suo malgrado indossa la maglia nera di provincia dove il calo della produzione industriale pesa di più che nelle altre aree della regione. Colpa del settore trasporti, e dell’automotive in particolare, che registra un calo dei volumi da un anno a questa parte e che sta condizionando tutti gli indicatori economici.

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Le previsioni aggiornate
Peggiorano intanto gli indicatori di fiducia degli imprenditori torinesi e del Piemonte, come rileva l’ultima analisi previsionale realizzata dal Centro Studi di Confindustria. Alla frenata del comparto automotive e alla crisi manifatturiera della Germania, primo paese destinatario delle esportazioni dal Piemonte, si aggiunge il calo registrato nel settore dei macchinari. La maggioranza delle imprese si attende un ulteriore peggioramento degli indicatori, a cominciare dalla redditività e dall'utilizzo della cig. Il presidente degli industriali di Torino Dario Gallina parla di un allarme che arriva dal mondo delle imprese, «il sistema economico è debole, dalla seconda meta' del 2018 gli imprenditori esprimono preoccupazione, il paese è fermo». In questo contesto pero' circa il 60 per cento delle imprese valuta positivamente il processo di fusione tra Fca e Psa, come rivela un report del Centro Studi.

Il peso dell’export (in calo)
La crisi di volumi nel settore trasporti porta l’indice di produzione industriale del settore a segnare -3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con la produzione di autoveicoli, in particolare, in calo del 55,2% nel terzo trimestre dell’anno, un trend che si porta dietro l’intero comparto della componentistica, -4,6%. Preoccupa il calo degli ordinativi esteri, tanto che nei primi nove mesi dell’anno il valore delle esportazioni piemontesi – quarta regione per volumi di export – si è attestato a 34,9 miliardi, come evidenzia Unioncamere, con una contrazione del 2,9% rispetto al 2018. Un risultato ancora più amaro alla luce dell’andamento delle esportazioni a livello nazionale, in aumento nello stesso periodo del 2,5%.

Ma accanto al momento difficile dell’automotive, con vicende come quella della multinazionale tedesca Mahle, che ha annunciato la chiusura dei due stabilimenti italiani del Gruppo, in Piemonte, con oltre 400 addetti, ci sono crisi industriali che si trascinano da mesi. È il caso della ex Embraco di Riva di Chieri, con alle spalle una reindustrializzazione da parte della Ventures mai partita, o della Comital, acquisita dopo mesi di incertezza da un gruppo cinese che punta a licenziare metà degli addetti. I sindacati chiedono una cabina di regia «che possa indirizzare le risorse su un progetto comune di rilancio dell’economia cittadina».

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