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Meloni alla kermesse di Vox: «Non siamo mostri, viva l’Europa dei patrioti». Letta: il Pd non si scioglie

«Non siamo mostri, la gente lo capisce. Viva l’Europa dei patrioti». Si è espressa così la Meloni intervenendo alla kermesse di Vox, l’estrema destra spagnola. Stamani si terrà l’assemblea degli eletti di Fdi. Letta intano esclude lo scioglimento del Pd, ma non un cambio di nome del partito. «Spero che faremo un’opposizione il più unitaria possibile», afferma poi il segretario dem riferendosi a M5s

(ANSA)
  • Letta: il Pd non si scioglie

    «Se il Pd cambierà nome? Discuteremo anche di questo. Saremo liberi di discutere di tutto. E’ un processo vero di discussione e dibattito». Lo dice il segretario del Pd Enrico Letta a Che tempo che fa su Rai 3. «Escludo» invece «lo scioglimento del partito», «abbiamo 5 milioni di italiani che ci hanno votato e chiesto di fare opposizione», aggiunge.

  • Letta: opposizione anche in piazza se necessario

    «Dobbiamo essere pronti a fare quello che gli italiani ci hanno chiesto: fare la prima opposizione a questo governo in modo intransigente e costruttivo. Fare un’opposizione sia in Parlamento sia nel Paese, di piazza quando necessario»’. Lo dice a “Che tempo che fa” su Rai 3 il segretario del Pd, Enrico Letta.

  • Camera e Senato, quasi fatta. Si stringe su posti chiave, Fi e Lega cinque ministeri a testa

    Subito i presidenti di Senato e Camera (La Russa e Molinari dati quasi per fatti), poi a cascata tutto il resto. Con il difficile bilancino - saldamente in mano a Giorgia Meloni - per calcolare pesi e contrappesi da distribuire tra gli alleati. È il totoministri, quello che il leghista Claudio Borghi oggi su Twitter accoglie con uno sbadiglio (”yawn”) e un avvertimento («lo sapete vero che tutta la girandola di nomi è fatta apposta per far litigare, vero?»). Ma che a due settimane dal possibile incarico - lo dicono gli stessi fedelissimi della leader di Fdi - stringe le maglie e le indiscrezioni («spesso totalmente inventate» twitta critico anche Guido Crosetto) iniziano ad avere contorni più concreti. Tra queste, frutto dell’incontro di ieri ad Arcore, lo schema 5+5: ovvero cinque ministeri alla Lega e altrettanti a Fi (ma con il Carroccio, più forte elettoralmente degli azzurri, a prendersi un ramo del Parlamento). Forza Italia, di contro, si vede avanti nelle quotazioni per gli Esteri con Antonio Tajani (il suo nome insiste anche per il dicastero della Difesa) che fa pesare un curriculum di 27 anni nelle istituzioni europee. Nome che darebbe quella «continuità con il Governo Draghi in alcuni aspetti su cui abbiamo condiviso alcune scelte» - per dirla con Adolfo Urso intervenuto a In Mezz’ora in piu’ su Rai 3 - «in politica estera e sulla difesa» oltre che sull’energia (riferimento per un possibile “ripescaggio” di Cingolani?). Discorso a parte sono i malumori che filtrano sia dalla Lega che da Forza Italia. Se Berlusconi continua ad impegnarsi in un difficile braccio di ferro per dare un incarico di “Fascia A” alla fedelissima Licia Ronzulli (Salute, Infrastrutture o Agricoltura, i desiderata), Salvini non molla l’idea del Viminale (non per sé, ormai) delle Riforme e Autonomie e - anche lui - delle Infrastrutture e Agricoltura. Ma nel computo dei ministeri in quota Lega, avverte, non si devono considerare eventuali tecnici d’area (leggi il prefetto Matteo Piantedosi). Già, i tecnici. Anche su questo Urso giunge a fare chiarezza: «nel Governo ci saranno tecnici d’area, personalità che per la loro storia hanno scelto un campo ed hanno condiviso il nostro programma, ma questo - assicura anche gli alleati - sarà un Governo politico, con una maggioranza politica. Il primo dopo 11 anni». New entry dell’ultima ora nel totoministri, sempre di ispirazione azzurra, è la Casellati per la Giustizia su cui non ci sarebbero particolari resistenze da parte della leader di Fdi ma che salterebbe la fila ai danni di Carlo Nordio (comunque destinato a un ministero di peso) e Giulia Bongiorno (le cui quotazioni per Largo Arenula sembrerebbero in flessione). Molto quotato il nome di Guido Bertolaso, carta nascosta di Fi in caso di veto sulla Ronzulli, alla Sanità’. Fdi, da parte sua, si prende il resto - compresa la potente casella del sottosegretario alla Presidenza con il fidatissimo Fazzolari (già rinominato il “nuovo Gianni Letta”) che non sembra avere rivali. Un ministero economico di peso (lo Sviluppo Economico con più deleghe) potrebbe essere destinato all’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato apprezzato dalle parti di via della Scrofa. Ciò che resta scoperto, e che potrebbe essere una delle ultimissime scelte della Meloni premier, è il ministero dell’Economia. Tramontato lo spacchettamento, metabolizzata la pesante rinuncia di Fabio Panetta (su cui il pressing però prosegue), i nomi che circolano per la scrivania che fu di Quintino Sella sono sempre quelli di Fabrizio Saccomanni, Dario Scannapieco, Ignazio Visco e, più indietro, di Giorgetti (suo il nome in alternativa a Molinari per la guida di Montecitorio). Se, infine, dovesse confermarsi la volontà di un ministero della Famiglia (o Natalità), in corsa ci sono Lavinia Mennuni, Isabella Rauti e Eugenia Roccella, tutte di Fdi, o le leghiste Simona Baldassarre e Erika Stefani (anche con la delega alla disabilità che ha tutt’ora).

  • Serracchiani (Pd), Meloni con Vox e uan compagnia sconcertante

    «Anche questi sono fatti. Giorgia Meloni a sostegno di Vox con una compagnia sconcertante. Un elenco impressionante di personaggi noti per le loro idee retrograde o per iniziative antidemocratiche. Per non parlare delle politiche che ostacolano in tutti i modi la libertà delle donne. Un inizio davvero poco rassicurante». Così la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani.

  • Napoli (Azione), con Europa delle patrie Meloni fa testacoda

    «Con l’Europa delle “piccole patrie” Giorgia Meloni porterà l’Italia in testacoda, nel senso letterale del termine: da Paese con ambizioni di guida del processo di integrazione, come è stato con Mario Draghi, a Paese gregario di Viktor Orban e di quanti considerano l’Unione europea alla stregua delle porte girevoli di un albergo. Da protagonisti a ruolo di comprimari è un attimo». Lo dice Osvaldo Napoli, della segreteria nazionale di Azione, che aggiunge: «Che cosa significa per l’Italia seguire le politiche ceche e ungheresi? In Ungheria sono state limitate le libertà costituzionali e la libertà di stampa; i giudici costituzionali sono nominati tutti dal governo e quindi privati del loro ruolo di terzietà. È questo che Meloni immagina per l’Italia? Una democrazia senza più l’equilibrio dei poteri o con poteri squilibrati a vantaggio dell’esecutivo può dirsi ancora una democrazia? Le affermazioni odierne di Giorgia Meloni suonano equivoche e nun po’ sinistre. Il garante della Costituzione avrà il suo bravo da fare e Azione confida che la saggezza e la tenacia del presidente Mattarella sapranno guidare l’Italia in un passaggio politico che si annuncia molto problematico»”.

  • Tajani, Gaj Taché vittima innocente dell’odio contro Israele, mai più

    «Quarantanni fa un attacco terroristico colpiva la comunità ebraica di Roma. L’immagine del Tempio è ancora davanti a noi. Come è nel ricordo di tutti Gaj Taché, il bambino di 2 anni che non si salvò. Vittima innocente dell’odio contro Israele. Mai più!». Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia.

  • Attentato Sinagoga, Meloni nostro impegno a cercare verità

    «Ricorrono oggi i quaranta anni dall’attentato compiuto da un commando palestinese contro la Sinagoga di Roma durante la celebrazione religiosa di Shemini Atzeret. In quel giorno, così atroce e indelebile per l’Italia intera, perse la vita Stefano Gaj Tachè e rimasero ferite quaranta persone», ricorda Giorgia Meloni. «Un dolore - riprende la leader FdI - che ci portiamo dentro perché Stefano, un bambino di soli due anni, poteva essere nipote, figlio o fratello di ognuno di noi». E conclude la leader di FdI «Il nostro impegno a non dimenticare ma anche a cercare la verità».

  • Morti bianche, per Gancia (Lega) numeri inaccettabili, ora più fondi

    Nella 72esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro csono 677 vittime dall’inizio dell’anno in Italia, quasi tre al giorno, insieme ai 34mila incidenti registrati nel corso del 2022. Un dato che per l’eurodeputato della Lega Gianna Gancianon non è soltanto un numero, «ma rappresenta persone strappate alla vita, famiglie distrutte dal dolore e la dimostrazione che bisogna fare di più per azzerare le condizioni di pericolo sul posto di lavoro. Penso in particolare alle micro, piccole e medie imprese, che rappresentano il 95% delle nostre imprese e che sono quelle più a rischio, vista la scarsità di risorse economiche e di tempo, aggravata dalle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina». Per Gancia, inoltre, «I ripetuti appelli e richiami al rispetto delle norme non bastano, servono risorse economiche e di personale per la formazione e la prevenzione, all’interno delle imprese e tra gli organi preposti alla vigilanza». Per questo conclude l’eurodeputato occorrno «subito più fondi e priorità alla sicurezza: il lavoro è un diritto, la tutela della salute e la salvaguardia della vita un dovere di tutti noi».

  • Pd, entro il mese di ottobre la direzione per organizzare iter verso primarie

    La prossima riunione della direzione del Pd, per entrare nel merito delle quattro fasi che porteranno alle primarie, si terrà entro la fine del mese di ottobre. A quanto si apprende da fonti del partito, la prossima settimana si lavorerà alla proposta organizzativa che poi potrebbe essere presentata già la settimana successiva.

  • Prodi, l’Italia sempre determinante nelle grandi decisioni

    Romano Prodi ha concluso oggi il programma dell’edizione 2022 della Summer School. L’ex premier e presidente della Commissione Ue ha ripercorso la storia dell’Europa per spiegare e capire le dinamiche dell’attuale politica internazionale: Russia, Cina e Stati Uniti sono le potenze del nostro tempo, ma «l’Italia è stata sempre determinante nelle grandi decisioni europee». E rispetto alla crisi energetica ha aggiunto: «L’unico sforzo comune è quello di rendersi indipendenti perché fino a quando Putin ha il rubinetto lo apre e lo chiude lui».

  • Art.1: dialogo con Pd ma esito costituente non sia già scritto

    «Siamo convinti che occorra aprire una fase costituente vera della sinistra democratica e di governo. Interloquiremo nei prossimi giorni con la proposta avanzata da Letta e lavoreremo affinché la chiamata sia larga e inclusiva. Serve un vero processo costituente, il cui esito non può essere scritto dall’inizio, nella costruzione delle regole della partecipazione democratica e del manifesto dei valori fondativi dell’identità di una forza politica rinnovata. Bisogna garantire agli iscritti e ai non iscritti, alle associazioni, ai movimenti, ai singoli cittadini di poter contribuire». Questa la sintesi della direzione nazionale di Art.1.

    Roberto Speranza, segretario di Articolo 1 (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

  • Urso: Meloni per unità centrodestra anche in Europa

    «Giorgia Meloni si è sempre battuta per l’unità del centrodestra. La nostra coalizione ha ottenuto grande successo in Italia, lei guida in Europa il Partito dei conservatori e spera che una coalizione analoga si realizzi anche nel Parlamento europeo per una sana democrazia dell’alternanza». Lo ha detto il senatore di FdI Adolfo Urso, presidente del Copasir nella passata legislatura, al programma ’Mezz’ora in più’ su Rai 3.

    «L’obiettivo - prosegue Urso - è realizzare un’Europa in cui tutte le nazioni si sentano a casa, non come l’Europa della sinistra, con Paesi di serie A e di serie B. La destra italiana vuole agire per riunire l’Europa, rifondarla sulla base di quello che pensavano i Padri fondatori, difesa ed energia comune. Purtroppo la sovranità militare ed energetica dell’Unione non si è mai realizzata, ma c’è stato solo l’abbattimento delle dogane».

  • Urso: su alcuni temi continuità con Draghi

    «Ci sarà una continuità con il Governo Draghi in alcuni aspetti: ad esempio sull’energia abbiamo condiviso alcune scelte, come anche in politica estera e sulla Difesa. Giorgia Meloni ha indicato, quando c’è stata l’invasione russa, come avremmo dovuto comportarci sull’Ucraina. Su questo ci sarà continuità, ma Meloni non ha bisogno di lord protettori, l’Italia è un Paese sovrano e democratico che fa le sue scelte, che devono essere rispettate». Lo ha detto il senatore di FdI Adolfo Urso, presidente del Copasir nella passata legislatura, al programma Mezz’ora in più su Rai 3.

  • Urso (FdI), Orbán non fa parte del nostro gruppo

    «Orbán non fa parte del gruppo europeo dei Conservatori e riformisti di cui facciamo parte con i polacchi e altri». Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir, Adolfo Urso, a “Mezz’ora in più” su Rai3, rispondendo alla domanda se Viktor Orbán sia compagno scomodo delle forze conservatrici in Europa. «Si auspica che anche a Madrid si realizzi un’alleanza di centrodestra con i Popolari spagnoli. Una sana democrazia dell’alternanza: questo rafforza la democrazia, perché consente ai cittadini di scegliere”, ha aggiunto commentando le parole di Orbán sulla kermesse di Vox.

    Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (ANSA/MARTIN DIVISEK)

  • Urso: Giorgia Meloni appare affidabile agli americani

    «A settembre sono andato a Washington per alcuni incontri e posso dire che agli occhi degli americani Giorgia Meloni appare come una persona affidabile. Quel che pensa dice con assoluta trasparenza e per gli americani è importante sapere se un sì è un si e un no un no». Lo ha detto il senatore di FdI Adolfo Urso.

  • Urso: ci saranno tecnici d’area ma sarà Governo politico

    «Nel Governo ci saranno tecnici d’area, personalità che per la loro storia hanno scelto un campo ed hanno condiviso il nostro programma, ma questo sarà un Governo politico, con una maggioranza politica e si profila essere l’Esecutivo che nella storia della Repubblica avrà la più ampia maggioranza parlamentare tra tutti i Governi espressi dagli elettori, il primo Governo politico dopo 11 anni». Lo ha detto il senatore di FdI Adolfo Urso, presidente del Copasir nella passata legislatura, al programma “Mezz’ora in più” su Rai 3.

  • Meloni: servono alleati leali, che non guardino a sinistra

    «In Italia, come in Spagna, come in tutta Europa, c’è una maggioranza di cittadini che non si riconosce nelle utopie e nelle ideologie della sinistra e che ci chiede che ci assumiamo la responsabilità di lavorare. Non potremo farlo da soli, avremo bisogno di compagni di viaggio leali e affidabili, che smettano per una volta buona di fare l’occhiolino alla sinistra e invece ci aiutino a organizzare l’alternativa alla sinistra». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: nostre politiche governo come quelle ceche e polacche

    «Nei prossimi giorni trasformeremo queste idee in politiche concrete di governo come già stanno facendo i nostri amici della Repubblica Ceca, Polonia, come spero presto faranno i nostri amici svedesi, come continueranno a fare i nostri amici lettoni, e come spero che accada entro il prossimo anno a Vox». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

    La presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni in una foto d’archivio con il leader di Vox Santiago Abascal (ANSA / TWITTER GIORGIA MELONI)

  • Ue: Meloni, sia pragmatica, non si leghi alla Cina

    «Serve un’Europa pragmatica che persegua l’obiettivo della transizione ecologica senza distruggere il suo tessuto produttivo o si leghi mani e piedi alla Cina, che accolga chi viene per lavorare e difenda con forza i suoi confini esterni dall’immigrazione illegale, che investa sulla natività e difenda la libertà scolastica e il ruolo sociale della famiglia». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: tornare a controllare ciò che ci serve per vivere


    «Abbiamo bisogno di rivedere le reti di rifornimento, a cominciare dalle reti nazionali dove è possibile, reti europee dove non fosse possibile avere quelle nazionali, friend shoring cioè con paesi alleati, quando non fosse possibile avere quelle europee e near shoring quando non è possibile avere quelle con gli alleati. Però dobbiamo tornare a controllare quello di cui abbiamo bisogno per vivere e contare». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: da Putin inaccettabile tentativo annessione regioni

    «In Ucraina la situazione è grave dopo l’aggressione russa e l’inaccettabile tentativo di Putin di annettere nuove regioni alla Russia». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: vittoria ha portato gioia ma grande responsabilità

    «Ho deciso di non lasciare Roma, la vittoria ci ha portato gioia ma grande responsabilità. In alcuni giorni abbiamo la possibilità di formare un governo». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: non siamo mostri, viva Ue dei patrioti

    «Non siamo mostri, la gente lo capisce. Viva Vox, Viva Italia, vIva Spagna, viva l’Europa patrioti». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Meloni: abbiamo bisogno di una Ue più coraggiosa per grandi sfide

    «Abbiamo bisogno di un’Europa più coraggiosa di fronte alle gradi sfide e più umile quando si tratta di affrontare i nostri temi più locali riguardo ai quali le politiche nazionali funzionano meglio». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

    La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni (ANSA/CLAUDIO PERI)


  • Energia: Meloni, speriamo Ue si dimostri solidale

    «Speriamo che l’Europa sia capace di dimostrare la solidarietà che ci aspettiamo. Ma ora ci siamo riscoperti deboli. Ora il grande compito è avere un ruolo strategico. Per anni ci hanno detto che il commercio globale era la risposta ma non è andata così». Lo afferma la leader di FdI Giorgia Meloni nel suo saluto a Viva 22, la kermesse di Vox.

  • Pd: Morassut, serve costituente democratica, no a false partenze

    «La frenetica corsa al cassero delle autocandidature della nave non risolve i nostri problemi. Il problema è la nave. Eleggere un leader in tutta fretta è un alibi. Poi la solitudine diventa la maledizione di questi segretari e lo abbiamo visto. Serve una ’costituente’ vera, non un timido accenno. Diamoci tempo. Un tempo congruo per una vera costituente. Senza sciogliere nulla, immergiamo il Pd in un grande confronto popolare. Partendo da uno stringato documento, un “manuale della sinistra del prossimo decennio” affidato e dieci o quindici personalità politiche e intellettuali di cui certamente disponiamo. E poi facciamo un viaggio in mille assemblee territoriali e nei luoghi di studio e di lavoro». Così il deputato Roberto Morassut.


  • Cgil: Landini, vanno sciolte le organizzazioni neofasciste

    Forza nuova «non è stata ancora sciolta. C’è un processo in corso. Abbiamo grande fiducia nel lavoro che le forze dell’ordine e la magistratura stanno facendo. C’è però un punto politico: noi abbiamo una Costituzione antifascista. Per cui le organizzazioni neofasciste vanno sciolte. Credo sia necessario che le forze politiche che giurano sulla Costituzione la applichino». Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine della tavola rotonda “Una rete internazionale antifascista per lavoro, diritti e democrazia” organizzata dalla Cgil nella sede di corso d’Italia ad un anno esatto dall’assalto.

    Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini (d), e l'artista Ennio Calabria all'interno della sede della CGIL per l'iniziativa "CGIL aperta", Roma 8 ottobre 2022. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

    «Stiamo riaffermando - ha detto Landini - che il ruolo del sindacati, del mondo del lavoro è combattere la cultura della violenza e affermare, invece, la centralità della persona, del lavoro, della giustizia sociale. Che la vera lotta da fare per combattere il fascismo e il ritorno a logiche autoritarie, violente è proprio quella di cambiare il modello di sviluppo, il modello sociale che ha messo al centro il mercato, il profitto, la competizione tra le persone».

  • Fitto: tempi brevi per il nuovo governo, 25 ottobre ipotesi plausibile

    «Giorgia Meloni, se incaricata, formerà il governo in tempi brevi, il 25 ottobre è una data plausibile, ovviamente questo dipenderà da passaggi istituzionali, da quando il presidente Sergio Mattarella affiderà l’incarico dopo le consultazioni». Lo ha detto Raffaele Fitto co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento Ue al Caffè della domenica di Maria Latella su Radio 24. «Prima di dire che la Meloni sta facendo fatica a trovare figure all’altezza di alcune caselle io dico: vediamolo questo governo», ha aggiunto.

  • Attentato Sinagoga: Meloni, giorno atroce e indelebile per Italia

    «Ricorrono oggi i quaranta anni dall’attentato compiuto da un commando palestinese contro la Sinagoga di Roma durante la celebrazione religiosa di Shemini Atzeret. In quel giorno, così atroce e indelebile per l’Italia intera, perse la vita Stefano Gaj Tachè e rimasero ferite quaranta persone. Un dolore che ci portiamo dentro perché Stefano, un bambino di soli due anni, poteva essere nipote, figlio o fratello di ognuno di noi. Il nostro impegno a non dimenticare ma anche a cercare la verità». Lo dichiara la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

  • Sbarra: pronti al dialogo con il nuovo governo, parola chiave è «insieme»

    «Saremo pronti al dialogo e al confronto con il nuovo governo»: lo afferma il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, in occasione della tavola rotonda organizzata dalla Cgil, sottolineando che «la parola chiave è “insieme”». Le affermazioni della leader di Fdi, Giorgia Meloni sull’importanza del dialogo con i corpi intermedi «ci sembrano di grande importanza. Ovviamente aspettiamo il nuovo governo alla prova dei fatti, avendo come unico metro di giudizio le azioni concrete, insieme alla disponibilità a misurarsi con le nostre priorità che sono le priorità del Paese e dell’Europa», dice Sbarra.

    «Bisogna governare l’emergenza - rimarca -, contenere l’escalation dei prezzi energetici e l’inflazione, mettere al riparo le aziende ed i posti di lavoro con misure straordinarie, proteggere le fasce sociali più deboli e attuare un severo controllo di prezzi e tariffe soggetti a speculazione» e andare avanti sulla riforma del fisco e delle pensioni.

  • Pd: Nardella, va cambiato tutto il gruppo dirigente

    «Il Pd deve uscire dal congresso con un nuovo gruppo dirigente e basta subalternità verso Conte o Calenda»: lo dice Dario Nardella, sindaco di Firenze, in un’intervista alla Stampa, senza sbilanciarsi sulla sua eventuale candidatura alla segreteria: «Alimentare ora una corsa alle autocandidature non serve, rischia di essere dannoso: abbiamo bisogno prima di definire i nostri valori e le nostre idee con un forte senso di unità e poi ci misuriamo sulle leadership».

    Incalzato sulle sue intenzioni, aggiunge «cambiare segretario senza cambiare partito non serve a niente. Io sono pronto a mettermi in gioco sulle idee, ma non partecipo a questa corsa di autocandidature». Analizzando la sconfitta elettorale, afferma che «dobbiamo recuperare i voti persi, andati da una parte o dall’altra, non delegando battaglie che devono essere nostre. E non siamo riusciti a usare un linguaggio identitario ed efficace». Aggiunge poi che «gli errori non sono mai solo del segretario, ma di un gruppo dirigente. E per questo il nuovo Pd lo deve cambiare».

  • Energia: Calenda, uno tsunami in arrivo, occorre agire subito

    «Qui salta tutto. Di questo passo nessuno pagherà le bollette e sarà il caos sociale». Secondo Carlo Calenda, intervistato dal Messaggero, sulla crisi del gas l’Italia non può aspettare. «Uno tsunami si sta per abbattere su famiglie e imprese italiane. Serve un piano immediato», afferma il leader di Azione, che rilancia le sue proposte con un piano da 40 miliardi in due anni: le coperture «le abbiamo indicate. A partire da dieci miliardi di delta tra deficit programmato e reale lasciati da Draghi, altri dieci l’anno prossimo». Sono state inviate a Letta e Meloni, ora - dice «aspetto una risposta a quella che a breve può diventare un’emergenza di ordine pubblico. E spero che Meloni spieghi di voler neutralizzare le promesse mirabolanti da 180 miliardi di euro di Salvini e Berlusconi».

    Sul taglia-bollette di Macron, Calenda commenta: «È quello che proponiamo. Lo Stato italiano mette due paletti: il gas non può costare più di 100 Mwh, l’energia non più di 150 Mwh. È il tetto minimo per evitare il caos». «Tempi duri per l’Europa delle nazioni, che si oppone alle proposte della Commissione. Se vince l’ognuno per sé sono gli Stati più fragili a pagare il prezzo più alto. E l’Italia ora è fra questi», conclude.

  • De Benedetti: il Pd deve sciogliersi, elezioni perse per impuntatura Letta

    «Il Partito democratico deve sciogliersi, per una ragione semplice: si è occupato di chi ha anziché di chi non ha. Un partito progressista che tiene questa attitudine è destinato al fallimento, che giustamente ha avuto». Così Carlo De Benedetti, ospite della prima puntata della nuova stagione de “Le Parole” su Rai3. L’ingegnere continua: «Io penso a un partito che abbia a cuore le disuguaglianze, problema numero uno della nostra società e il problema ecologico che ormai è sentito da tutti giovani e vecchi».

    «Le elezioni le ha perse il Pd per un’impuntatura di Letta - ha aggiunto De Benedetti - che con questa legge elettorale ha fatto lo schizzinoso sul fatto che Conte avesse fatto cadere il governo Draghi. Letta doveva fare un’alleanza elettorale non politica. Queste elezioni poteva benissimo vincerle se si fosse fatto il campo largo, che lui ha predicato. Per poi ridursi a un campo da calcetto».

  • Bersani: rischio non è Meloni ma l’astensionismo galoppante

    «Sento parlare di rischi, di democrazia... Il rischio più urgente sta in un meccanismo galoppante di astensionismo, che ha dentro una qualità e cioè che man mano si astengono quelli che sono fuori dal gioco, che anche per condizioni sociali sono fuori, chi esce da condizioni minime decenti di sicurezza economica e sociale tende a uscire dalla democrazia rappresentativa. Se la democrazia non consegna la merce a metà della popolazione, può arrivare di tutto. Non è questione della Meloni, è questione di avere un progetto per un pezzo di società che si sta staccando, che ha perso il segnale radar e qui c’è un’invocazione a una sinistra che dovrebbe essere lei interprete di questa cosa, che se ne carichi con un po’ do coraggio, di novità e proposte nuove: il lavoro, il tema sociale se non qualche rischio c’è effettivamente e arriva da lì». Così Pier Luigi Bersani, esponente di Articolo Uno, nella prima puntata della nuova stagione de “Le Parole”, il programma di Massimo Gramellini in onda il sabato dalle 20.20 su Rai3.

  • Cgil: Calenda, politici non vanno a manifestazioni, rispondono

    L’anno scorso, dopo l’assalto alla Cgil «io ci sono andato subito», ma quest’anno no, «era una manifestazione sindacale e ho sempre pensato che i leader politici non vanno alle manifestazioni sindacali», a loro spetta dare le risposte. Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda. Il centrodestra non avrebbe la maggioranza del paese? «Sono le cose che diceva la destra quando vinceva la sinistra. C’è un vincitore», risponde Calenda.

    Il leader di Azione, Carlo Calenda (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

  • Cgil in piazza: «Ascoltate il lavoro»

    Cgil in piazza a Roma un anno dopo l’assalto di Forza Nuova al sindacato. “Italia, Europa ascoltate il lavoro”, il titolo della manifestazione. Anche il ministro Orlando e il leader del M5s Conte al corteo, il segretario del Pd Letta e Rampelli di Fdi alla sede di Corso Italia. «Non abbiamo bisogno di uomini soli al comando. Abbiamo già pagato pesantemente in questi anni, sia per quelli che dicevano di essere di destra che di sinistra e poi facevano le stesse politiche. Bisogna trovare tutti insieme le soluzioni. Non siamo qui contro qualcuno ma perché venga ascoltato il lavoro», ha detto dal palco il segretario Maurizio Landini.

  • Centrodestra, resta il nodo dei ministri tecnici

    Vertice dei leader del centrodestra da Berlusconi ad Arcore. «Importanti passi avanti verso una squadra forte e capace>’, si legge nella nota diffusa dopo l’incontro. Ma resta il nodo dei tecnici: Matteo Salvini dice no. Nuovo incontro la prossima settimana. Stallo anche sulle presidenze delle Camere. In un post su Fb, Meloni attacca la sinistra che «scende in piazza contro “le politiche del governo Meloni” non ancora formato»: «Comprendo la voglia di protestare dopo anni di esecutivi inconcludenti che ci hanno condotto nell’attuale disastrosa situazione, ma il nostro obiettivo è restituire futuro, visione e grandezza all’Italia. A breve volteremo finalmente pagina».

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