IL CASO

Ex Ilva, Governo: «Scudo penale solo un alibi». Conte convoca i vertici

Di fronte alla possibilità espressa dall’azienda di chiudere l’area a caldo, l’esecutivo pensa a una norma che sancisca la non colpevolezza per le imprese che adottano entro i termini le prescrizioni relative a Piani ambientali. Confindustria: «Danni per l’intero paese»

di Carmine Fotina


ArcelorMittal restituisce l’Ilva allo Stato italiano

4' di lettura

«Non esiste un diritto di recesso come strumentalmente Arcelor Mittal ha scritto oggi. Non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale». Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al termine del vertice a Palazzo Chigi svoltosi lunedì 4 novembre con il premier Giuseppe Conte e i ministri Giuseppe Provenzano (Sud), Nunzia Catalfo (Lavoro), Sergio Costa (Ambiente) e Roberto Speranza (Salute).

«Il governo vuole confrontarsi con ArcelorMittal (l’incontro tra l’esecutivo e l’azienda, inizialmente previsto per il pomeriggio del 5 novembre, è stato spostato a mercoledì 6, ndr) ma riteniamo non ci sia alcun motivo che possa giustificare il recesso. La norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocato per giustificare il recesso». Così il premier Giuseppe Conte, a quanto si apprende da fonti presenti al tavolo. Confindustria lancia l’allarme: «Grave impatto sull’occupazione».

La lettera di recesso di ArcelorMittal

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Patuanelli: «Non esiste un diritto di recesso»
Secondo Patuanelli, dunque, «non esiste un diritto di recesso come strumentalmente Arcelor Mittal ha scritto oggi. Non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale». Aggiunge che «chiediamo il rispetto degli atti sottoscritti 14-15 mesi fa». Patuanelli, dopo il vertice a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, spiega che piano industriale e piano ambientale sono «da rispettare». «Ricordo che ci sono circa 1.300 persone già in cassa integrazione, ciò dimostra che il governo si è sempre occupato delle questioni legate anche al ciclo produttivo, e il governo si farà carico come sempre di questi problemi. Bisogna capire però la prospettiva qual è. La prospettiva deve essere il rispetto del piano industriale che prevede una produzione di 6 milioni di tonnellate annue con una capacità che può arrivare a 8 milioni, questo il governo chiede».

«Sorprende il tenore della lettera di ArcelorMittal»
«Ci sorprende il tenore della lettera» di ArcelorMittal, spiega ancora il titolare del Mise ricordando che martedì 5, con il premier Giuseppe Conte, incontrerà i vertici della multinazionale dell’acciaio «per capire qual è la situazione in atto».

Provvedimento d’urgenza
Al tempo stesso, però, a quanto risulta al Sole 24 Ore, l’esecutivo starebbe pensando a una norma che sancisca la non colpevolezza per le imprese che adottano entro i termini le prescrizioni relative a Piani ambientali. Sarebbe tuttavia una norma erga omnes, non destinata alla sola ex Ilva e da varare come esplicitazione dell’articolo 51 del codice penale.

Canone d’affitto
Al tempo stesso, si valuta la dilazione o addirittura la riduzione del pagamento del canone d’affitto che spetta all’azienda per la gestione degli impianti. Una mossa che tuttavia difficilmente sembra poter rivelarsi risolutiva anche considerando le probabili obiezioni che arriverebbero dai Cinque stelle sul tema delle tutele legali. Anche l’intervento sul canone di affitto potrebbe non bastare di fronte a difficoltà strutturali del mercato evidenziate da Arcelor Mittal.

Confindustria: «Danni per l’intero Paese »
«L’annunciato ritiro di ArcelorMittal dallo stabilimento ex Ilva avrà effetti negativi sulla città di Taranto e sull’economia dell’intero Paese con particolare impatto sull’occupazione», avverte Confindustria. Via Dell’Astronomia «auspica che si possano creare le condizioni per riaprire il confronto con l’azienda che abbia come obiettivo il mantenimento della produzione siderurgica a Taranto». Secondo Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto, «se tale disimpegno dovesse essere confermato, la città e la sua provincia subiranno a breve ripercussioni irreversibili, trascinando con sé pezzi interi di economia di tutto il Paese».

Bellanova: «L’azienda revochi la decisione»
«Chiedo ad Arcelor Mittal di recedere dai propositi annunciati», ha detto la Ministra Bellanova, «come chiedo al Presidente Conte e al Ministro Patuanelli un’azione immediata che troverà in me e in Italia Viva totale sostegno perché non accada l’irreparabile e si possa riaprire, esattamente come aveva già garantito il Ministro Patuanelli e come io stessa avevo sollecitato, un tavolo sgombro da minacce di qualsiasi natura». Aggiunge: «Qualsiasi punto di equilibrio Conte e Patuanelli vogliano ristabilire con gli investitori - ha aggiunto - sottolineo che per me e per Italia Viva l’equilibrio non può prescindere dal rilancio di Ilva e dall’ambientalizzazione di Taranto, dall'attuazione del Piano ambientale e del Piano Industriale come nell'accordo sottoscritto nel settembre 2018 al Mise, dall’impedire che Taranto divenga il più grande cimitero industriale europeo»

Salvini: «Chi ha tolto lo scudo penale vada a Taranto»
«La soluzione era lo scudo penale, come uscito dal nostro Consiglio dei ministri e arrivato in Parlamento. Se uno (l’azienda, ndr) mette quattro miliardi per riparare ai danni che vengono dal passato, come minimo ti chiede di essere tutelato finché non ha recuperato i danni del passato. Non gli puoi dire “mi dai 4 miliardi però ti tolgo l’immunità penale”». Lo ha detto Matteo Salvini in conferenza stampa al Senato. Ha aggiunto: «Se davvero saltano questi posti di lavoro (migliaia di Arcelor nell’ex Ilva, ndr) un governo con un minimo di dignità si dimette»

Renzi: «Scudo cancellato da M5S-Lega»
«Disimpegnarsi da Taranto è inaccettabile. Il Governo deve da subito togliere alla proprietà ogni alibi eliminando gli autogol come quello sulla immunità voluto dal vecchio governo e sul quale avevamo messo in guardia il Ministro Patuanelli». Così su Facebook Matteo Renzi, che aggiunge: «Per chi in queste ore fa una polemica meschina e mediocre: lo scudo penale è stato cancellato dall’esecutivo Lega-Cinque Stelle. Ma noi vogliamo soluzioni, non capri espiatori. Indipendentemente dagli alibi, Taranto ha bisogno di un futuro e il futuro passa anche dall’acciaio». Italia Viva, intanto, ha chiesto al presidente della Camera, Roberto Fico, un’informativa urgente del governo sulla vicenda.

Il governatore Michele Emiliano: «Fabbrica illegale»
La fabbrica «uccide cittadini e operai» ed «è totalmente illegale come dimostra lo stesso management di Arcelor Mittal che senza una immunità penale speciale, che esisteva in Europa solo per loro e che non è consentita a nessun'altra azienda, intima con arroganza allo Stato italiano di riprendersi la fabbrica entro 30 giorni». Lo afferma il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dopo l’annuncio di ArcelorMittal di voler lasciare la gestione del siderurgico di Taranto.

Paragone: «L’Ilva andrebbe nazionalizzata»
L’Ilva? «Andrebbe nazionalizzata». Lo afferma in un videomessaggio postato su Facebook il senatore dei 5 Stelle Gianluigi Paragone. In un successivo post il giornalista aggiunge: «In uno Stato realmente sovrano le multinazionali non fanno quel che vogliono. Arcelor Mittal è solo un padrone che vorrebbe sfruttare le persone. Ilva di Stato».

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