IPOTESI CROATA

Vertice Ue, braccio di ferro sulle nomine. Niente accordo su zero emissioni entro il 2050


Scontro Merkel-Macron sulle nomine dei vertici Ue, mandato a Tusk

2' di lettura

Ancora in alto mare le trattative per le nomine dei vertici Ue. I capi di Stato e di governo, riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo, stanno cercando di sbloccare la scelta di un candidato per le presidenza di Commissione, Consiglio europeo e Bce, con l’aggiunta della carica di rappresentante della Politica estera della Ue.

All'ordine del giorno ci sarebbero le discussione per il bilancio Ue 2021-2027, impegni sul clima per decarbonizzare l'economia entro il 2050, la proroga per le sanzioni alla Russia; dall’altro l’attenzione resta altissima soprattutto sul toto-nomine. Lo stallo potrebbe condurre alla convocazione di un nuovo vertice.

L’ipotesi croata alla Commissione
La prima è che la candidatura del tedesco Weber alla presidenza della Commissione è di fatto caduta, dopo il no di Macron e il sostegno debole della sua stessa coalizione. Una novità che emerge è la candidatura croata: il premier Andrej Plenkovic o la presidente Kolinda Grqabar-Kitarovic, entrambi in quota Partito popolare europeo.

Senza escludere un «asso» in arrivo da Francia e Germania, protagonisti del braccio di ferro in corso ora. Macron ha sostenuto Barnier (negoziatore per la Brexit), ma un francese alla Commissione spianerebbe la strada al tedesco Weidmann alla guida della Bce. Per il Consiglio guadagna punti il premier olandese Rutte, liberale. A questo punto la casella degli ‘esteri' andrebbe a un socialista, forse lo spitzenkandidat dei socialisti Frans Timmermans.

Salta l’accordo su zero emissioni entro il 2050
Salta intanto l'accordo sull'obiettivo di un'Europa a zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050. La data per la transizione a un'economia «climaticamente neutrale» è stata cancellata, dopo ore di trattative, dal testo delle conclusioni del vertice. A opporsi alla formulazione contenuta nella bozza di conclusioni alcuni Paesi dell'Est Europa, tra cui la Polonia, l'Ungheria, la Repubblica Ceca e l'Estonia.

Rinnovate le sanzioni alla Russia
I capi di stato e di governo dei 28 intanto hanno dato il loro via libera al rinnovo delle sanzioni alla Russia, per sei mesi, per il mancato rispetto degli accordi di Minsk. Come di consueto, la decisione è stata preceduta da un punto informativo del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel, per spiegare come l'attuazione degli accordi di Minsk da parte di Mosca non abbia fatto registrare alcun progresso. Le sanzioni Ue alla Russia sono state imposte per la prima volta nel luglio del 2014 e da allora rinnovate ogni sei mesi.

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