Calcio e business

Via al campionato, club in pressing per la riapertura totale degli stadi

A causa della pandemia sono stati persi ricavi per 1,2 miliardi di euro. Figc e Lega Serie A sperano di riaprire già a settembre al 100% grazie al Green pass

di Marco Bellinazzo

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3' di lettura

Inutile girarci intorno. Nei prossimi nove mesi la Serie A si gioca il proprio futuro e la possibilità di restare agganciata alla locomotiva del calcio globale. I club italiani, dopo due decenni di mancato sviluppo imprenditoriale (a parte rare eccezioni) e di precario equilibrio finanziario, sono stati travolti dalla pandemia e hanno risentito più di altri delle conseguenze dell’emergenza sanitaria. La stagione 2021/22 che debutta sabato alle 18,30 con i campioni d’Italia dell’Inter che a San Siro affrontano il Genoa e con la sfida tra Hellas Verona e Sassuolo al Bentegodi è perciò decisiva.

Persi ricavi per 1,2 miliardi

Finora la Serie A, come i presidenti della Figc Gabriele Gravina e della Lega Serie A Paolo Dal Pino hanno rimarcato più volte, ha perso ricavi per 1,2 miliardi, principalmente a causa della chiusura forzata degli stadi. Un’altra stagione a porte chiuse o con forti limitazioni sarebbe insostenibile. Da qui il serrato confronto con il Governo e il Cts per ottenere la facoltà di riaprire integralmente. Per ora il compromesso è di una capienza massima consentita del 50 per cento. Le società si augurano che si possa salire al 100 per cento, sempre facendo leva sul green pass, già a settembre dopo la prima pausa per le nazionali. Tutto dipenderà ovviamente dal completamento del piano vaccinale e dall’andamento della curva epidemiologica.

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Il danno delle campagne di abbonamenti

Un danno in ogni caso c’è già stato: l’incertezza ha reso impossibile lanciare campagne di abbonamenti annuali e dunque ha sottratto un’importante linea di liquidità a club in serissime difficoltà, come dimostra un calciomercato a dir poco asfittico. Il problema della riapertura integrale si pone soprattutto per i grandi club che prima dell’esplosione dei contagi di Covid-19 potevano vantare una percentuale elevata di occupazione degli spalti (in particolare la Juventus all’Allianz era ben oltre il 90%, con poco meno di 40mila spettatori). L’Inter viaggiava con una media spettatori superiore ai 60mila e il Milan sopra i 50mila. Per il resto la media di occupazione degli spalti della Serie A è da anni inchiodata al 50%, contro il quasi integrale sfruttamento degli spalti che si registra in Premier e Bundesliga.

Cosa succede all’estero

In ogni caso, in Inghilterra e in Francia, dove si è già ricominciato a giocare la scorsa settimana, non ci sono limitazioni agli ingressi nelle arene. Tra i grandi campionati europei solo in Serie A e in Bundesliga si avranno limiti alla capienza. In Germania dove il fischio d’inizio è fissato per il prossimo 27 agosto, la capienza sarà del 50% ma fino a un massimo di 25mila spettatori (ma in Baviera si scenda a 20mila). La disparità di regole, tuttavia, rischia di creare distorsioni economiche e sportive. Anche nella prospettiva delle gare Uefa. La questione contingente legata alla capienza però non dovrebbe far passare in secondo piano il vero problema degli stadi italiani che è quello della scarsa redditività.

C’è un problema di redditività

Mediamente, infatti, tutta la Serie A incassa dal “botteghino” (biglietti, abbonamenti, hospitality) tra i 350 e 400 milioni a stagione. I grandi club europei singolarmente possono contare invece su incassi derivanti da queste voci da 80 milioni in su. Senza uno stadio di qualità che possa assicurare servizi extra e una remunerazione più alta di quella attuale la competizione ad alti livelli per i club italiani si fa sempre più proibitiva. La Serie A, con stadi di oltre 60 anni, lascia per strada ogni anno almeno 200 milioni di potenziali proventi. Del resto, se a Roma dopo sette anni l’iter è stato azzerato e se a Milano a due anni dalla presentazione del progetto non si fanno passi avanti è evidente che c’è un ostacolo “politico” insormontabile alla realizzazione di nuove strutture.

Si punta ad eventi internazionali

In quest’ottica, c’è da augurarsi che le vittorie della Nazionale all’Europeo e quelle olimpiche di Tokyo possano essere un buon viatico per una candidatura dell’Italia ad ospitare, dopo Milano-Cortina 2026, un torneo come Euro 2028 o la Coppa del mondo del 2030. Eventi calcistici internazionali che possano cioè incentivare un piano straordinario per la costruzione di stadi di ultima generazione, ponendo le fondamenta per la rinascita della Serie A.

La situazione dei diritti tv

Serie A che intanto sul fronte dei diritti tv vivrà la grande novità dello streaming integrale con le 10 partite (3 in co-esclusiva con Sky) trasmesse da Dazn. Una rivoluzione che con il supporto tecnologico e finanziario di Tim metterà alla prova la tenuta della rete e l’efficacia degli investimenti fin qui fatti sulla banda larga. Una prova di maturità per l’intero settore. Intanto, nell’area Mena dal centro operativo di Lissone dal prossimo weekend la Lega trasmetterà 5 match con commento in lingua araba su Youtube per ampliare la propria fan base e trovare un nuovo interlocutore dopo il mancato rinnovo dell’accordo con la qatariora beIN Sports.

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