Festival dello sviluppo sostenibile

Via dal carbone, la strada delle rinnovabili con il carburante del Recovery fund

Nella manifestazione organizzata dall’Asvis gli scenari della decarbonizzazione e le opportunità del Recovery fund

default onloading pic
(EPA)

Nella manifestazione organizzata dall’Asvis gli scenari della decarbonizzazione e le opportunità del Recovery fund


3' di lettura

Cresce quindi l'attenzione per le questioni ambientali e le loro conseguenze su occupazione e crisi, un tema alimentato dal Festival dello sviluppo sostenibile, manifestazione organizzata dall'ASviS. Un tema che è nell’agenda europea, del mondo delle imprese e in parte del legislatore.

Il ruolo dei fondi europei

Puntare sull'abbandono delle fonti fossili, in primis carbone e gas - sfruttando i fondi europei del Recovery fund (209 miliardi) e del budget 2021-2027 dell'Unione europea, stimati in un totale di circa 400 miliardi - può essere un motore di sviluppo per far riprendere l'economia italiana dalla crisi post Covid a livello macroeconomico e prepararla a rispondere a futuri choc, sostiene il rapporto “Ossigeno per la crescita. La decarbonizzazione al centro della strategia economica Post-Covid” pubblicato da Ref-E (un'agenzia specializzata in ricerca e consulenza per i mercati energetici che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi decisionali), e curato da Matteo Leonardi con il supporto di una ventina di analisti da Enrico Giovannini (portavoce dell'Asvis), a Giovanni Dosi (direttore dell'Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) a Pia Saraceno (presidente di Ref-E). Il rapporto avverte che occorre però “superare le fragilità del nostro sistema decisionale e tracciare una strategia coerente e solida nel tempo, capace di innescare l'effetto moltiplicativo degli investimenti privati”. Due gli scenari di ripresa partendo dai dati macroeconomici 2020 (caduta del Pil dell'8,4%, crollo degli investimenti al 16% del Pil, rapporto debito pubblico/Pil arriva vicino al 160% e crollo occupazionale) e cinque le aree di riforme chiave necessarie: fiscalità, finanza sostenibile, economia circolare, domanda pubblica, lavoro. Abbandonare il carbone contempla innanzitutto nel settore elettrico sbloccare il processo autorizzativo per le fonti rinnovabili; nei trasporti concentrare gli incentivi per il rinnovo del parco autovetture sulle sole tipologie elettriche e sviluppare i servizi di trasporto passeggeri ferroviari; in agricoltura adottare pratiche agricole che aumentino la capacità di assorbimento della CO2 nei suoli con pratiche di agricoltura conservativa. Lo scenario virtuoso vede una capacità di spesa per almeno l'80% delle risorse europee e, scegliendo la decarbonizzazione, è in grado di attivare gli investimenti privati nei settori chiave dell'innovazione tecnologica. L'impatto economico è imponente, con un tasso di crescita medio annuo che potrebbe mantenersi vicino al 5% per qualche anno per scendere al 3,5% nel medio termine e convergere nel lungo termine su livelli vicini al 2%. Tale traiettoria è in grado di sostenere la transizione energetica, e generare le condizioni per il rientro del debito. Il buon utilizzo dei fondi comunitari aumenterebbe il Pil del 30% entro il 2030 e il tasso di occupazione dell'11%. L'aumento dei posti di lavoro porta il tasso di occupazione per la popolazione in età attiva dal 57% del 2020 al 68% nel 2030, ancora inferiore alla media europea ma con un forte miglioramento delle opportunità per i più giovani. Nello scenario conservativo si riesce a spendere solo parte delle risorse europee, il 50%, in un contesto di riluttanza del settore privato all'innovazione a fronte di una policy per la decarbonizzazione incerta. Il risultato è un rimbalzo del Pil parziale: solo nel 2024 si riesce a tornare ai livelli del 2019 e raggiungere solo nel 2030 i livelli pre-crisi 2008. Il tasso di crescita converge poco sopra l'1% nel lungo periodo, il rapporto debito Pil non recupera ancora al 2030 i livelli pre crisi Covid rimanendo superiore al 140%. Alla fine del decennio il nostro tasso di occupazione sarebbe ancora lontano dalla media europea.

Il ruolo dei produttori di energia

Sul tema della decarbonizzazione è intervenuto l'amministratore delegato di Enel, Francesco Starace: «La transizione alla sostenibilità è ormai un trend globale e l'Ue sta facendo bene a spingere in questa direzione». I mercati mondiali stanno cercando con grande attenzione investimenti con un forte contenuto di sostenibilità e “l'Ue attrae circa il 50% degli investimenti sostenibili, un vantaggio competitivo per il nostro sistema”. Come Enel «siamo coinvolti in prima persona, da anni la nostra strategia pone le rinnovabili al centro del nuovo e la graduale dismissione del carbone al centro del vecchio. Abbiamo già superato il punto di non ritorno e pensiamo di completare il percorso di decarbonizzazione in tempi più rapidi di quanto tutti prevedevano». Starace ha ricordato il percorso di sostenibilità avviato da Enel che ha portato tra l'altro ad emettere bond legati agli obiettivi delle Nazioni Unite. “La sostenibilità fa bene a chi la interpreta in modo corretto, per evitare errori e proteggere l'azienda e le future generazioni” osserva Starace. Che evidenzia anche come “transizione verde e digitalizzazione devono andare insieme. Quello che c'e' dietro la rivoluzione verde e' spinto dalla digitalizzazione e dal costante miglioramento dei materiali. E' stata la nostra intuizione di 10 anni fa”.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti