COMMERCIO

Via ai dazi Usa, il parmigiano passa da 40 a 45 dollari al chilo

Sono scattati alle 6 di questa mattina – venerdì 18 ottobre – i dazi commerciali aggiuntivi del 25% su parmigiano, pecorino, ma anche sui liquori e gli amari. Il dazio passerà dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo. Emilia Romagna e Consorzio oggi Bruxelles per chiedere misure compensative

di Laura Cavestri


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3' di lettura

Il Wisconsin – la patria del “Parmesan” – festeggia. L’Emilia Romagna ingoia amaro. Sono scattati alle 6 di questa mattina – venerdì 18 ottobre – i dazi commerciali aggiuntivi del 25% su parmigiano, pecorino, ma anche sui liquori e gli amari (assieme ai vini francesi, le olive greche e il whiskey scozzese), ricompresi dal presidente Usa Donald Trump nel pacchetto delle ritorsioni per il danno, causato a Boeing, dai sussidi erogati ad Airbus e considerati illegittimi dal Wto.

Una disputa che non è chiusa. Perchè se il Wto riconoscerà , a sua volta, altrettanto illegittimi gli aiuti concessi da Washington a Boeing – questa volta a deanno dell’azienda europea – la Ue sarebbe autorizzata a far scattare le sue compensazioni tariffarie.

Cosa succede al parmigiano e gli effetti sul Pil italiano

L’entrata in vigore delle misure contro il “Made in Europe” decise dall’Amministrazione Trump costerà al Parmigiano Reggiano, in dazi aggiuntivi, 30 milioni di euro facendone il prodotto italiano più penalizzato se si considera che su 7,5 miliardi di euro di dazi sulle merci europee, 117 milioni di euro riguardano l’Italia e, di questi, per il 25% la Dop emiliana.

A spiegarlo è il Consorzio del Parmigiano Reggiano che vede in quello americano il suo secondo mercato mondiale – dietro alla Francia – con 10mila tonnellate di forme esportate ogni anno, pari al 20% delle esportazioni complessive.

Il dazio sul Parmigiano Reggiano passerà dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo. Se oggi il costo del formaggio è pari a circa 40 dollari al chilo, da domani a scaffale sarà ben oltre 45 dollari al chilo. Difficile, al momento, prevedere quali saranno gli effetti immediati delle tariffe. Certamente, nelle ultime settimane, gli importatori d’oltreoceano hanno però fatto scorte superiori al normale.

LEGGI ANCHE / Usa, niente dazi sulle auto Ue e disponibilità a negoziare sul Parmigiano

Sul Pil italiano, l’effetto stimato dei dazi è di circa lo 0,05%. Secondo Bankitalia, le esportazioni verso gli Usa “riguarderanno una quota «relativamente limitata delle esportazioni italiane» verso gli Usa, ma la stima è di un danno per 400 milioni di euro, senza considerare gli effetti derivanti da un rallentamento dell’interscambio con i nostri partner europei e da un’eventuale riallocazione delle merci in Europa e su altri mercati. Per il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, saranno colpiti alcuni dei prodotti più esportati negli Usa: «Solo nel 2018 abbiamo venduto 220 milioni di euro di formaggi duri e 75 milioni di euro di liquori. Con dazi al 25%, la contrazione dell’export sul mercato Usa sarebbe del 15 per cento».

Proprio in queste ore, in una assemblea a Bruxelles dell’Arepo, l’Associazione delle Regioni Europee per i Prodotti di Origine, l’Emilia-Romagna e il Consorzio del Parmigiano Reggiano stanno valutando una proposta a sostegno dei consorzi di indicazione geografica che non sono
protetti dai trattati bilaterali. L’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, incontrerà gli eurodeputati della Commissione Politiche Agricole del Parlamento europeo.

Le richieste dell’Emilia Romagna a Bruxelles

Tre le richieste dell'Emilia-Romagna: l’integrazione del fondo di riserva per le crisi da destinare al supporto dei produttori colpiti da dazi; la previsione di una quota di risorse a favore dei consorzi delle indicazioni
geografiche (Ig) Dop e Igp per la tutela legale dei Paesi non
coperti da trattati bilaterali e la previsione di punteggi di
priorità nell’ambito dei bandi del Regolamento Ue 1144/2014, per
progetti e azioni promozionali delle Ig colpite dai dazi proprio
su quei mercati in cui sono stati imposti. Intanto la Francia, tramite il presidente di un’associazione per la difesa dei formaggi delle regioni francesi, Vèronique Richez-Lerouge si è chiesta ì: «Perchè non tassiamo la Coca-Cola?».

Bruxelles: «pronti a ritorsioni sul caso Airbus»

«Deploriamo la scelta americana di procedere con i dazi, questo non ci lascia altra alternativa che procedere con dazi a tempo debito sul caso Boeing, caso nel quale l'Organizzazione mondiale del commercio ha stabilito che gli Usa hanno violato le regole». Lo ha dichiarato la commissaria al commercio Ue, Cecilia Malmstroem.

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