ITINERARI A PIEDI

Via Francigena e Cammino di Santiago: l’evoluzione anche tech dei tracciati più amati dai pellegrini

Il 15 giugno per festeggiare il ventennale del nuovo itinerario sull’antica traccia Francigena partirà da Canterbury una staffetta aperta a tutti per raggiungere Roma il 10 settembre e il 18 ottobre Santa Maria di Leuca

di Mariateresa Montaruli

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Il 15 giugno per festeggiare il ventennale del nuovo itinerario sull’antica traccia Francigena partirà da Canterbury una staffetta aperta a tutti per raggiungere Roma il 10 settembre e il 18 ottobre Santa Maria di Leuca


5' di lettura

Giovane seppur antichissima, la Francigena compie 20 anni. Fu la volontà di un manipolo di visionari guidati da Massimo Tedeschi, allora sindaco di Fidenza, a sancire, il 7 aprile del 2001, la nascita dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. Il clima era favorevole. «Nel 1994 - ricorda Tedeschi, attuale presidente dell’associazione - l’antica via di pellegrinaggio romea utilizzata anche per gli scambi commerciali tra Francia e Italia era stata accettata dal Consiglio d’Europa nel paniere dei suoi Itinerari culturali» destinati a far conoscere l’Europa attraverso i suoi cammini storici e tematici. Nel 2000, nel fervore del Grande Giubileo, Tedeschi presentò una proposta per restaurare la Torre Medievale di Fidenza destinata a diventare la sede della futura associazione. Non gli bastò. Contestualmente, scrisse ai 150 comuni lungo il tratto italiano della Francigena. Risposero in 34, un numero sufficiente per cominciare a ragionare, in chiave europeista, sul dialogo culturale e sulle microeconomie che una Via del genere potesse originare.

Nel 2005 «l’Associazione dei comuni lungo la Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico» si allargò a Gran Bretagna, Francia e Svizzera assumendo l’attuale denominazione e partecipata ormai da 190 comuni. Dalla teoria bisognava comunque passare alla pratica. «A partire dal 2007 - racconta Luca Bruschi, il direttore dell’associazione -, si è passati a mappare e a mettere in sicurezza l’intero cammino italiano». Molti dei segnavia bianco e rossi che guidano i camminatori furono apposti da Alberto Conte, fondatore dell’associazione “Il Movimento Lento”. Una successiva campagna di crowdfunding che raccolse 12mila euro gli consentì di acquistare e collocare su pali, muri, cippi e guardrail 6mila adesivi bianco azzurri con il simboletto del pellegrino inserito in una ruota. Nasceva così anche il percorso ciclabile, per lo più diversificato da quello pedonale: lì dove le pendenze erano eccessive e il fondo stradale sassoso, si cercarono alternative, possibilmente su asfalto e a bassa percorrenza di traffico.

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Il 15 giugno la staffetta a piedi o in bicicletta

Festeggiata con una staffetta aperta a tutti, a piedi e in bicicletta, che partirà il 15 giugno da Canterbury per raggiungere Roma il 10 settembre e il 18 ottobre Santa Maria di Leuca, finibus terrae della neo mappata Francigena del Sud, la Via Francigena italiana nasce dall’inanellamento delle 79 tappe annotate in latino su un documento conservato alla British Library di Londra, durante il viaggio di Sigerico da Roma a Canterbury. Nel 990 l’abate si era recato da Papa Giovanni XV per ricevere l’investitura di arcivescovo. Scritto lungo il viaggio di ritorno, di 2.380 chilometri di cui mille in territorio italiano, il diario di Sigerico indicava le mansio, le abbazie, le dimore e le stazioni di posta dove aveva pernottato. Il documento che cita per la prima volta lo storico cammino è in realtà più antico, dell’876, «ritrovato negli archivi dell’abbazia cistercense di Abbadia San Salvatore, sotto il Monte Amiata e conservato all’Archivio di Stato di Siena», informa Luca Bruschi.

Covid permettendo, il viaggio-evento del ventennale includerà anche la Francigena del Sud, 900 chilometri da Roma a Santa Maria di Leuca in parte sovrapponibili alla Via Appia Traiana, ispirata al diario dell’anonimo pellegrino burdigalense che nel 333 compì il viaggio di ritorno da Gerusalemme a Bordeaux, passando da Otranto e Roma. Il cammino pedonale, specifica Angelo Fabio Attolico responsabile del suo sviluppo «è stato mappato e georeferenziato. Nei prossimi due anni, con il contributo di 3,7 milioni di euro del MiBACT, contiamo di metterlo in sicurezza e apporre la cartellonistica verticale». Per l’itinerario ciclabile c’è invece da attendere uno studio di fattibilità che troverà come primo ostacolo la forte urbanizzazione della costa tra Manfredonia e Bari. «Dal capoluogo in giù - nota Attolico -, si potranno utilizzare i tanti sentieri retrodunali già inseriti nel percorso pedonale». Tra gli obiettivi per il 2021 c’è anche la realizzazione di una guida all’itinerario meridionale, affidata come il primo volume ufficiale del 2016, all’editore Terre di mezzo.

Meno viandanti e pellegrini nell’anno del Covid

Ed è proprio da Terre di mezzo che giungono gli unici dati disponibili sui cammini storici italiani normalmente percorsi a piedi (89%), in bicicletta per il 10,6%. Tra gennaio e settembre 2020 sono state rilasciate 29.246 credenziali totali, con un decremento del 32% rispetto al 2019. Dal Gran San Bernardo a Roma, nello stesso periodo, la Francigena ha consegnato 9mila credenziali rispetto alle 19mila dell’anno pre-Covid. Un dato apparentemente in calo che, se circostanziato ai mesi centrali, da luglio a settembre, segnalerebbe invece un miglioramento. «A chi ha richiesto la credenziale nel 2020 - nota Bruschi - va aggiunto un 15% di chi non la rivendica e un 30% di chi l’ha già ritirata negli anni precedenti e torna a completare ulteriori tratti della Via».

Si tratta di numeri comunque piccoli se rapportati a Santiago de Compostela, l’esempio di buone pratiche cui tutti guardano. Nel 2019, il Cammino che porta alla tomba di San Giacomo ha attratto un totale di 347.578 pellegrini (erano 1.245 nel 1985), gli italiani, pari all’8,27%, secondi ai soli spagnoli, 42,11%. Dopo aver annotato, nel 2019 per il secondo anno consecutivo, il sorpasso delle pellegrine sui viandanti uomini (il 51,15% contro il 48,85%), Santiago ha sofferto nel 2020, come altri itinerari a lunga percorrenza, dell’impossibilità di programmare in anticipo il viaggio a causa delle restrizioni Covid, e nei mesi tra gennaio e settembre ha riportato, secondo Terre di mezzo, un calo dell’85%. Nonostante il decremento, nota Miriam Giovanzana, fondatrice e direttrice editoriale di Terre di mezzo, nonché autrice della prima guida al Cammino nel 1999, il suo successo è legato a tre fattori: «in primis l’iniziativa di Elías Valiña Sampedro, il parroco di O Cebreiro, in Galizia, che nel 1989 tracciò di sua sponte il “cammino francese” utilizzando vernice gialla avanzata a lavori stradali. Seguirono poi le due visite di Giovanni Paolo II nel 1982 e nel 1989, poi l’adozione del percorso da parte della Spagna come asse portante della sua offerta turistica». Eventi che si riassumono con poche significative parole: facilità di fruizione abbinata a un grosso evento mediatico e valoriale, supportata da una precisa strategia turistica nazionale.

L’app con le credenziali digitali per l’Anno Santo Compostelano

Ingredienti che alla Francigena italiana mancano. «In Spagna - commenta ancora Luca Bruschi - il cammino si fonde con la meta. Nella capitale italiana dove, se hai fatto almeno 200 chilometri in bicicletta e 100 a piedi, si riceve il testimonium in piazza San Pietro, la qualità dell’accoglienza è ben lontana da quella che si riceve nella Cattedrale di Santiago». Il 31 dicembre, con l’antico rituale del martello d’argento battuto sulla Porta Santa, la Cattedrale ha inaugurato l’Anno Santo Compostelano 2021. Contestualmente, l’Oficina del Peregrino ha annunciato il lancio di un’app che permetterà di ottenere credenziali digitali effettuando a ciascuna tappa la scansione di un codice QR, senza dover richiedere timbri dal vivo. Abuso o meno di quelle che Paolo Rumiz, camminatore narrante sulla Via Appia, definisce “protesi elettroniche”, l’app è un tentativo da parte del cammino più famoso dell’Occidente di recuperare gli adepti perduti. Che piaccia o meno, per la Francigena c’è ancora da imparare.

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