FIRMATO IL DECRETO

Via libera all’etichetta trasparente per i salumi 100% Made in Italy

La dicitura “100% italiano” sarà utilizzabile solo quando la carne di salami, mortadella, prosciutti e culatello è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati nel nostro Paese

di L.Ben.

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La firma del decreto salva-salumi

La dicitura “100% italiano” sarà utilizzabile solo quando la carne di salami, mortadella, prosciutti e culatello è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati nel nostro Paese


3' di lettura

Dopo il via libera della Commissione europea arriva oggi l’atto formale sotto forma di decreto interministeriale, sottoscritto dai ministri dell'Agricoltura, Sviluppo economico e Salute, che autorizza l'etichetta con l'indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello. Lo ha annunciato il presidente Ettore Prandini in occasione della firma del decreto all'assemblea di Coldirettia Roma, dove sono presenti la ministra Teresa Bellanova e Stefano Patuanelli. Una svolta ha commentato Prandini che permetterà di “sostenere il vero Made in Italy e smascherare l'inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana”.

Il decreto introduce l'indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate e garantisce trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno ogni settimana portano in tavola salumi, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale.La trasparenza dell’etichettatura, ha aggiunto il presidente Prandini, è un valore percepito d al 93% dei cittadini che ritiene importante conoscere l'origine degli alimenti, secondo l'indagine online del ministero delle Politiche agricole. “La norcineria - conclude Coldiretti - è un settore di punta dell'agroalimentare nazionale che contribuisce al prestigio del made in Italy nel mondo grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi”. Si tratta di una misura importante anche per fermare le speculazioni con i prezzi dei salumi in aumento del 3,5% al dettaglio mentre dall'inizio della pandemia, le quotazioni dei maiali tricolori si sono quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo, mettendo a rischio le stalle e, con esse, i 12,5 milioni di prosciutti a denominazione di origine (Dop) Parma e San Daniele prodotti in Italia.
A preoccupare è l'invasione di cosce dall'estero (circa 56 milioni) che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come tricolori. La Coldiretti stima, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta a vantaggio di Paesi come Germania e Olanda.

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Cosa si leggerà sulle etichette

Sulle etichette saranno dunque elencate le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l'indicazione dell'origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell'Unione europea o extra europea, l'indicazione dell'origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

Assica: la materia prima italiana disponibile per produrre salumi
non è sufficiente

Sul decreto è intervenuto anche Davide Calderone, direttore di Assica, (associazione Industriali delle Carni e dei Salumi). Secondo Assica è “opportuno chiarire la differenza tra origine del prodotto e origine della materia prima, cioè dell'ingrediente principale”. L'origine del prodotto deriva dal luogo in cui l'alimento ha subito l'ultima trasformazione sostanziale, in base al Reg. (UE) n. 952/2013 sull'origine doganale. I salumi prodotti nel nostro Paese, sottolinea l’associazione, sono italiani a tutti gli effetti, a prescindere dalla materia prima utilizzata.
E' importante ricordare che i produttori italiani di salumi utilizzano già tutta la materia prima nazionale disponibile, ma questa non è sufficiente per soddisfare il fabbisogno produttivo ed è necessario, quindi, approvvigionarsi sul mercato comunitario. “A questo proposito, è utile ribadire il ruolo essenziale dei produttori che sanno scegliere e trasformare la materia prima più adatta, ottenendo così i nostri famosi prodotti di salumeria esportati in tutto il mondo” - ha concluso Calderone.

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