SALVATAGGI

Via libera da Bruxelles: Banca Marche, Etruria e CariChieti a Ubi

di Marco Ferrando

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2' di lettura

La Commissione europea ha dato il via libera all’acquisizione da parte di Ubi di Banca Marche, Popolare Etruria e CariChieti. Era uno degli ultimi atti che mancavano per il closing dell’operazione, atteso per la prossima settimana non appena anche la Bce - che già aveva dato il suo benestare informale - invierà la propria autorizzazione. La Commissione ha valutato il piano di integrazione di Ubi Banca, che «evita distorsioni indebite della concorrenza», e consente «il loro ritorno alla sostenibilità».

Aumento di capitale da 400 milioni
I termini della cessione sono quelli concordati a gennaio: la ex popolare pagherà formalmente un euro, ma effettuerà un aumento di capitale da 400 milioni (approvato in assemblea il 7 aprile scorso) in modo da mantenere, già dal 2017, un livello di Cet1 fully loaded superiore all'11%; anche le tre banche verranno ricapitalizzate (dal Fondo di risoluzione, quindi dalle banche “sane”) per 450 milioni. L’altra condizione era la cessione, di circa 2,2 miliardi di euro di crediti deteriorati, di cui si farà carico il Fondo Atlante.

La dote dei crediti fiscali
In dote, le tre banche porteranno oltre 600 milioni di crediti fiscali, spalmabili in cinque diversi esercizi. Non è poco; per l’ex popolare si tratta di una posta che impatterà sull’ultima riga dei prossimi bilanci, e che conferma come oggi, senza un incetivo economico, nessuno sia disposto a comprare asset bancari tradizionali: era successo un anno fa con i 240 milioni trasferiti da Barclays a CheBanca! insieme alle sue 85 filiali in Italia, si ripete ora con Ubi e i 900mia clienti delle tre banche, con 15 miliardi di impieghi e 18 di raccolta. In «coda» c’è anche la cessione, con modalità analoghe, di CariFerrara a Bper.

Via libera anche dall’Antitrus italiano
Disco verde anche dell'Antitrust italiano. L'operazione, è spiegato nel bollettino
dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, non determina «la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza». Per questo, l'autorità ha deliberato «di non avviare l'istruttoria».

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