ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLotta al riciclaggio

Via libera del Garante agli archivi centralizzati di Ordini professionali

di Alessandro Galimberti

2' di lettura

Via libera del Garante per la protezione della privacy alle banche dati centralizzate degli Ordini professionali in funzione antiriciclaggio.

Il parere dell’Authority (241/2022) era stato richiesto dal ministero dell’Economia in relazione al decreto legislativo 231/2007, in merito alla possibilità di istituire presso gli organismi di autoregolamentazione di una banca dati informatica centralizzata per finalità di prevenzione. Si tratta di data center alimentati dagli atti ricevuti dai professionisti nell’esercizio dell’attività, un progetto di centralizzazione comparso per la prima volta nel 2009 nel Dlgs 231/07 (articolo 38) a margine di un accordo tra il Notariato e la Procura nazionale antimafia, ma poi nel tempo arenatosi e scomparso dallo stesso corpo normativo. Ora, dopo un lungo e accurato iter ministeriale, e il sostanziale nulla osta del Garante, all’implementazione delle policy antiriciclaggio manca solo lo step dell’intervento parlamentare, evidentemente destinato ai banchi della nuova legislatura.

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Le banche dati professionali digitalizzate e centralizzate rispondono a due obiettivi: mettere a disposizione delle autorità investigative (Gdf, Uif, Dda eccetera) un patrimonio conoscitivo costantemente attualizzato e completo, e dall’altro permettere al professionista che svolge la verifica sul cliente di individuare indici di anomalia nascosti, e quindi di inoltrare la segnalazione per operazione sospetta. Simmetrici sono quindi i rischi prevedibili in tema di privacy. L’accesso al patrimonio conoscitivo deve essere consentito alle (sole) autorità pubbliche individuate, mediante preciso tracciamento dell’interrogazione. Sul versante professionisti, invece, non dovrà mai essere possibile profilare l’attività del medesimo “alimentatore” della banca dati (bensì solo dei clienti e in relazione a precise tipologie di atti “pubblici”), mentre ai professionisti non sarà consentita la consultazione del data center solamente in relazione ai suoi propri atti. A questo proposito il Garante ha consigliato la centralizzazione tout court degli archivi, evitando la ridondanza di una doppia conservazione centrale e periferica. «In realtà questo problema per i notai non si pone - dice Vincenzo Gunnella, coordinatore della Commissione antiriciclaggio del Notariato - visto che gli obblighi di conservazione degli atti sono già fissati dalla nostra legge professionale. Siamo comunque soddisfatti del parere sostanzialmente positivo del Garante in relazione a questo progetto sul quale siamo impegnati da 14 anni e che potrà ulteriormente migliorare il contrasto al riciclaggio». A questo proposito il presidente del Consiglio nazionale del Notariato, Giulio Biino, aggiunge che «la creazione della nuova banca dati rappresenta un ulteriore segnale di quanto il Paese sia all’avanguardia nella lotta al riciclaggio e meriti l’assegnazione della sede della nuova authority europea».

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