Cassazione

Il gioco delle tre carte non è reato, se improvvisato con banchetto e due «compari»

Non è punita la condotta occasionale, in assenza di organizzazione. La Cassazione in passato aveva escluso anche la truffa: l’abilità del banco è un fatto noto e cimentarsi per batterlo è una scelta

di Patrizia Maciocchi

La Cassazione sdogana il gioco delle tre carte

Non è punita la condotta occasionale, in assenza di organizzazione. La Cassazione in passato aveva escluso anche la truffa: l’abilità del banco è un fatto noto e cimentarsi per batterlo è una scelta


2' di lettura

Via libera al gioco delle tre carte se improvvisato con un banchetto e due “compari” che fingono di vincere alle “tre campanelle”. La condotta occasionale, non rientra, infatti, nel reato di esercizio abusivo di giochi di pubblica scommessa non autorizzati, in assenza di una struttura nella quale siano impiegati mezzi e persone. Una organizzazione - spiega la Cassazione (sentenza 26321) accogliendo il ricorso degli imputati - che anche senza essere stabile e caratterizzata da una particolare complessità non si può comunque ridurre alla semplice disponibilità di un banchetto mobile, con un soggetto che tiene il “banco” , spalleggiato da altri due che simulano l’entusiasmo per una vincita a portata di mano, inducendo i passanti a credere in un facile guadagno.

La sentenza

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L’assenza di organizzazione

Questo era quanto c’era nel caso esaminato. I ricorrenti avevano montato un banchetto davanti ad un autodromo, cercando di distogliere l’attenzione dei frequentatori dai motori. La Suprema corte chiarisce che non c’è alcun reato. Semmai può scattare una contravvenzione ma solo se la possibilità di vincere o di perdere la posta economica in gioco dipende, in maniera preponderante, se non esclusiva, dalla sorte e non dalla capacità dei giocatori.

Il precedente: esclusa anche la truffa

I giudici di piazza Cavour avevano già trattato il tema tre carte, con la sentenza 48159/2019 con la quale avevano cancellato una condanna per truffa. Chiarendo che, senza la prova di manovre truffaldine, il gioco delle tre carte, o delle tre tavolette o campanelle, è lecito perché si basa sulla straordinaria abilità di chi lo conduce. E chi si cimenta lo fa perchè pensa di essere più bravo del “banco”. Anche in quell’occasione la Suprema corte chiarì che indurre una persona a giocare con l’attrattiva di una vincita facile, non è di per sé un reato. I giudici di appello avevano invece considerato l’inganno insito nella caratteristica del gioco: una sproporzione a favore del “banco” tanto abile da essere difficilmente battuto. Ma per la Cassazione questo è un fatto noto. E la scelta di giocare resta libera.

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