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Via libera Ue ai Por di Piemonte e Liguria, in forte ritardo la Basilicata e il Pon Capacità amministrativa

di Fiorella Lavorgna

3' di lettura

Va avanti il lavoro della Commissione europea nell'approvazione dei programmi operativi nazionali e regionali per il nuovo periodo di programmazione della politica di coesione. Oggi, martedì, hanno ottenuto il via libera il Por Fesr del Piemonte da 1,5 miliardi di euro, e quello della Liguria (650 milioni). Il lavoro procede spedito ed entro metà novembre al più tardi dovrebbero essere approvati quasi tutti i programmi. A destare preoccupazione sui tempi, come è emerso a margine della Settimana europea delle regioni in corso a Bruxelles sono solo due programmi, quello della Basilicata (in ritardo perché la regione ha deciso di creare un solo programma plurifondo Fesr ed Fse+, nominando una nuova autorità di gestione), e soprattutto il programma nazionale capacità per la coesione (CapCo, per gli amanti degli acronimi), il cui obiettivo è il rafforzamento della capacità di spesa dei fondi europei da parte della pubblica amministrazione. Un obiettivo reso ancora più difficile dalla sovrapposizione di diversi piani di finanziamento: la coda della programmazione 2014-2020, il debutto di quella 2021-2027 e infine la massa di risorse del Pnrr. A questo scopo l'accordo di partenariato mette a disposizione del CapCo (affidato all'Agenzia per la Coesione) più di 1,2 miliardi tra fondi FESR, FSE+ e cofinanziamento nazionale. La strategia prevede due azioni: rafforzare le professionalità degli enti locali nelle regioni meno sviluppate attraverso il reclutamento di nuove risorse umane, e i piani di rigenerazione amministrativa (PRigA) che identificheranno le azioni di rafforzamento delle capacità delle autorità di gestione dei programmi FESR, con un'attenzione particolare alla digitalizzazione. L'obiettivo di fondo è spingere il rafforzamento amministrativo oltre le regioni, arrivando agli organismi intermedi e ai comuni. La Commissione vorrebbe che i fondi venissero erogati a fronte di target misurabili, ma su questo aspetto è complesso trova un accordo, sia per la definizione degli obiettivi sia su come monitorare i progressi nelle singole regioni che attingono poi ad un piano nazionale.

Cattiva amministrazione e ricaduta sulla spesa dei fondi Ue

La ragione principale, anche se non l'unica, dei ritardi cronici con cui alcune regioni italiane spendono le risorse europee destinate alla convergenza territoriale è la scarsa capacità delle pubbliche amministrazioni. Stando ai dati della Commissione Europea a metà 2022 il nostro paese si trovava al terzultimo posto nella UE per spesa realizzata delle risorse 2014-2020. In questo momento il rischio ulteriore è che la politica di coesione venga cannibalizzata dal Pnrr, sulla cui attuazione lavorano in molti casi gli stessi uffici. La speranza è la convivenza dei due programmi riesca ad innescare un salto di qualità nell'ammodernamento della Pa. Ci si aspetta quindi, sulla base delle misure già prese dall'Italia per semplificare e ridurre drasticamente i tempi di effettiva realizzazione dei progetti di investimento del Pnrr, che la “corsa” per rispettare gli impegni incrementi anche la capacità di spesa dei fondi UE.

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E se fosse il Pnrr ad aprire nuovi scenari per la coesione?

Oltre che a fare da volano per l'ammodernamento della Pa, inoltre, le opere realizzate nel quadro di Next Generation Eu potrebbero aprire nuove opportunità di spesa per i fondi di coesione. Secondo gli esperti, poiché il limite per la spesa dei fondi del Pnrr è fissata ad agosto 2026, la programmazione 2021-2027 dei fondi strutturali potrebbe ritrovarsi una “dote” di opere e progetti da completare. La Commissione potrebbe concedere la flessibilità necessaria per non sprecare le risorse a disposizione. Tuttavia, lo scopo della politica di coesione è proprio quello di contrastare l'insorgere delle disuguaglianze territoriali che sono causate anche dalla concentrazione di investimenti. Per evitare questo sarà necessaria un'attenta attività di monitoraggio tra le opere realizzate con entrambi i fondi per garantire che quelli di coesione mantengano l'obiettivo della convergenza e che siano impiegati per estendere i benefici del Pnrr alle aree più periferiche e marginali.

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