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Via dal metano: così famiglie e imprese cercano nuove fonti di energia

Mentre il Governo lavora sugli aiuti è caccia all'alternativa: legna, biogas, fotovoltaico e comunità energetiche le scelte più comuni

di Jacopo Giliberto

: “Continuiamo a investire in impianti per energie rinnovabili”

3' di lettura

L’energia fai-da-te. I bisticci mercantili, le velleità europee, le politiche climatiche e la tragedia di due popoli travolti in modo diverso da una guerra orribile minacciano la disponibilità di energia per l’inverno. E, mentre il nuovo Governo, prepara gli aiuti per l’inverno 2022-2023, molti consumatori, dalla famiglia fino al colosso industriale con migliaia di dipendenti, si attrezzano per uscire dalla dipendenza dal metano e dagli idrocarburi fossili.

Nuove comunità energetiche

Alla ricerca dell’altra energia, si sviluppano nuove comunità energetiche tra condomìni, ma anche fra imprese; c’è chi può consentirsi il lusso di aggiungere una stufa a legna nel corridoio, chi fa scorta di sacchi pellet nel sottoscala e chi posa i moduli fotovoltaici sulla falda del tetto.

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Ma se si sale di scala dimensionale, ecco gli impianti fotovoltaici sulle coperture di officine e fabbriche, la spinta verso il biometano, fino alle distillerie aderenti all’Assodistil che ricavano materie prime per l’energia e l’industria chimica partendo dai residui della produzione agricola.

Riconverione di raffinerie

Non è un caso se perfino l’Eni ha riconvertito due raffinerie, Venezia-Marghera e Gela, per produrre carburanti da materie prime di origine bio. La raffineria di Gela, in particolare, potrebbe contribuire a risolvere l’emergenza rifiuti della Sicilia, un’isola che ha bisogno di impianti evoluti per trasformare l’immondizia in risorsa.

L’Osservatorio di Anie Rinnovabili, associazione di Anie Federazione, ha rilevato dal 1° gennaio al 30 giugno l’installazione di 1.211 megawatt di impianti rinnovabili, di cui 1.061 megawatt fotovoltaici (+193%), 123 eolici (+66%) e 27 idroelettrici (+72%). Purtroppo, ha censito Terna, nell’agosto siccitoso è sceso al 34,5% il contributo delle fonti rinnovabili nella produzione elettrica, soprattutto per il crollo della produzione idroelettrica rimasta con poca acqua (-43,7 %).

Fuga verso fonti rinnovabili

La fuga verso le fonti rinnovabili si vede dalla nascita delle comunità energetiche, cioè il consorziarsi di consumatori per produrre in proprio l’energia di cui hanno bisogno. Manca ancora qualche norma applicativa, ma il mercato si muove già in libertà. L’Edison per esempio, insieme con Gabetti, ha sviluppato un piano per creare in un paio d’anni circa 200 comunità energetiche condominiali.

Se nella Germania legata al gas russo c’è l’accaparramento di stufette elettriche, spostando l’emergenza a un altro segmento energetico, in Italia molti fuggono verso la legna e i suoi derivati. Però i fumi sono ricchi dei temuti Pm10. Così perché «l’Europa consenta alle famiglie lombarde di utilizzare i camini a legna per riscaldare le proprie case, serve una deroga ad hoc alle normative Ue sulle emissioni», ha detto Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega.

La richiesta di sostegni

La legna è usata come fonte energetica nelle centrali termiche della val Pusteria e in val Venosta (Alto Adige), a Sondalo (Sondrio), a Leinì (Torino) e a Londa (Firenze) ma, avvisa Antonio Di Cosimo, presidente dell’associazione Ebs (produttori di biomasse), «senza misure adeguate di sostegno gli impianti sono destinati a chiudere allo scadere degli incentivi attualmente in vigore».

Su scala industriale, le acciaierie Feralpi si stanno dotando di 15 megawatt di energia fotovoltaica, mentre altri gruppi si rivolgono ai bioliquidi, come le Cartiere di Guarcino, in provincia di Frosinone: sono una quindicina le aziende che ricavano l’energia fai-da-te con grandi centrali elettriche e termiche alimentate da biocombustibili liquidi, e una cinquantina con piccoli impianti che usano gli scarti degli oleifici, i grassi vegetali, il liquido estratto con la rigenerazione dei filtri dell’industria agroalimentare.

Il Gse, gestore dei servizi energetici, ha censito 725 tonnellate di biocarburanti avanzati e ha incentivato 26,2 milioni di euro per il biogas. Purtroppo, osserva Claudio Orsi dell’Igw – azienda di Calderara di Reno che sviluppa impianti di biometano– «troppi ostacoli frenano il settore» e il sistema di incentivazioni, come ha osservato spesso Piero Gattoni del Consorzio italiano biogas, «è inadeguato al fabbisogno».

Riproduzione riservata ©
  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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