L’EVENTO

Via alla missione 2020 (virtuale) dei 100 ambasciatori del design italiano

L’appuntamento, calendarizzato per la scorsa primavera, si terrà a partire dal 5 novembre, con una fitta agenda di incontri online in tutto il mondo per ribadire l’importanza del design non solo come brand identitario del “made in Italy”, ma anche come leva per l’internazionalizzazione

di Paola Pierotti

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L’appuntamento, calendarizzato per la scorsa primavera, si terrà a partire dal 5 novembre, con una fitta agenda di incontri online in tutto il mondo per ribadire l’importanza del design non solo come brand identitario del “made in Italy”, ma anche come leva per l’internazionalizzazione


3' di lettura

Stefano Boeri a Londra, Giulio Cappellini a Praga, Mauricio Cardenas Laverede (conosciuto per i suoi pionieristici progetti sostenibili di bambù) a Chongquinq, Marco Casamonti (Archea) ad Hanoi, Leonardo Cavalli (One Works) a Bangkok, Dario Curatolo a Muscat. E ancora, Federica De Leva (Gbpa Architects) a Bratislava, Michele De Lucchi a Lima in Perù, Alfonso Femia a Bruxelles, Francesco Fresa (Piuarch) a Vancouver, Piero Lissoni a New York, Alessandro Melis a Parigi, Luca Molinari a Istanbul, Park Associati a Doha e Marco Piva a Riad, Stefano Pujatti a Santiago del Cile e Italo Rota a Città del Messico. Nomi cui si aggiungono giovani professionisti come Silvia D’Ambrosio impegnata sul tema del Design for Kids & Toys e ambasciatrice nella città di Kuala Lumpur, ed esperti di settori specialistici come Federico Parolotto, ospite a Skopje con un focus sulla mobilità.

È lungo l’elenco dei 100 ambasciatori del design italiano 2020. L’appuntamento, calendarizzato per la scorsa primavera, si terrà nei primi giorni di novembre, con un una fitta agenda di incontri fissata per il 5 novembre. «Quando, a fine 2019, individuammo “Disegnare il futuro” quale tema per l'Italian Design Day 2020 – ha scritto Lorenzo Angeloni, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale – pensavamo a come il design italiano potesse contribuire a plasmare i prossimi anni. Non eravamo ancora consci dell’emergenza sanitaria che avrebbe colpito il mondo. Il Covid-19 ha imposto un ripensamento delle relazioni interpersonali, dell'organizzazione degli spazi, della fruizione dei servizi. Si tratta di una sfida che apre nuove opportunità per il design italiano».
A partire dal 2016, con l’edizione 2017 dell’Italian Design Day, la Farnesina ha riconosciuto l’importanza del design non solo come elemento di identitario del marchio-Italia, ma anche come leva per l’internazionalizzazione e per l’export questioni centrali anche per la nuova strategia nel Patto per l’export firmato a luglio scorso.

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I protagonisti e il post-pandemia

Il tema del post-pandemia non è sottotraccia. Italo Rota lancia un messaggio chiaro sul futuro prossimo: «resettare il sistema non significa reinventarlo, ma imparare a usarlo meglio, a renderlo più efficiente, senza più farlo andare in crash. Significa usare meglio i big data e le informazioni per entrare veramente (e finalmente) in un'era nella quale i progetti sono un'anticipazione della crisi, e non una rincorsa a soluzioni di emergenza».

Si concentra su un nuovo modo di abitare la riflessione dell’architetto fiorentino Marco Casamonti, richiamando i temi della tradizione e dell'innovazione, e invocando un altro “rinascimento”, attraverso una «green way, dove proprio dall’Italia si potrà condividere una visione di sostenibilità che tenga insieme gli elementi naturali e l’architettura contemporanea». Sempre emblematico resta il progetto del suo studio per le cantine Antinori, struttura ipogea dove il paesaggio ricopre lo spazio industriale, a cui si affiancano altre icone “made by italians” che hanno fatto il giro del mondo, in primis il Bosco Verticale di Studio Boeri Architetti.

«In un momento come questo dove il mondo fa i conti con la pandemia, i designer possono dare il proprio contributo – aggiunge Dario Curatolo, quest’anno ambasciatore in Oman dopo aver fatto tappa a Doha e poi a Beirut nelle passate edizioni – per progettare quello che sarà il domani, immaginando un modo di vivere in linea con le aspirazioni delle persone. La voce dei designer diventa emblematica per un Paese che non intende fermarsi e che, appena superata l'emergenza, sarà in grado di continuare a proporre la propria visione per un progetto di futuro alternativo».

«Bisogna ridefinire e ri-immaginare non solo i luoghi del lavoro e dell’abitare – aggiunge Francesco Fresa – ma soprattutto gli spazi pubblici, quei luoghi di cui siamo stati privati per molti mesi e che più che mai necessitano di cura».

Il ministero degli Esteri insieme al Mibact, con la Fondazione Adi e la Collezione Compasso D’Oro, Confindustria, Ice, la Triennale di Milano, FederlegnoArredo e Salone del Mobile spiegano la “straordinarietà” dell’edizione 2020. «Il sistema del made in Italy si mette a disposizione – sintetizza Luciano Galimberti, presidente dell’Adi, che cura la direzione scientifica della giornata del design – per ascoltare e proporre nuove idee, per dire al mondo che fare design non significa disegnare forme ma costruire relazioni con le persone e tra i mercati. Dietro le cose c'è un mondo” fatto di professionisti, di creativi, e di industrie».


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