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Via al nuovo diritto di famiglia, separazione e divorzio in un unico atto

Decade il doppio rito con due binari distinti, nel 2024 il Tribunale unico della famiglia accorperà le competenze di quello ordinario e di quello minorile che però continuerà a occuparsi di adozioni internazionali

di Flavia Landolfi e Vittorio Nuti

Arriva il nuovo divorzio, mai piu' 12 anni per una separazione

3' di lettura

Un unico atto per ottenere separazione e divorzio e non più due riti distinti. Cambia così da oggi il diritto di famiglia secondo Marta Cartabia, guardasigilli del governo Draghi che ha impresso una rivoluzione copernicana al rito civile dell'addio tra coniugi. Ora separarsi e divorziare si otterrà con un unico rito, senza udienza presidenziale. E insomma preparando tutte le carte necessarie in anticipo sulla prima udienza, anche quelle relative ai figli, tra le quali è previsto anche un dettagliato piano genitoriale.

Per spingere sull’acceleratore la riforma prevede un’attesa massima di 90 giorni per fissare la prima udienza, e guarda, poi, al 2024 quando il nuovo Tribunale della famiglia manderà in pensione gran parte delle funzioni affidate al Tribunale dei minori e a quello civile.

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Il riassetto dei procedimenti di separazione e divorzio è una delle maggiori novità del restyling, disegnato ai tempi del governo Draghi nel solco delle previsioni del Pnrr. Il cuore della riforma è il rito unico, ma il traguardo si chiama giudice specializzato: entro ottobre del 2024 nascerà il nuovo Tribunale unico per le persone, i minorenni e le famiglie, organismo ad hoc con sezioni distrettuali (presso le Corti d'appello), e circondariali (presso i Tribunali ordinari) che concentrerà le competenze e le risorse dei Tribunali per i minorenni e delle sezioni specializzate. La lentezza dei procedimenti è il tallone d’Achille del sistema: se per le consensuali si impiegano di media più di 4 mesi, per separazioni e divorzi giudiziali i tempi lievitano a dismisura arrivando a sfiorare, secondo i dati del ministero della Giustizia riferiti al 2021, 663 giorni per una separazione senza accordo e 682 giorni per un divorzio. In tutto parliamo di una valanga di carte che supera i 145mila procedimenti sopravvenuti tra consensuali e giudiziali e altri 159mila circa definiti dal giudice. Un esercito di coppie che attendono gli effetti dello scioglimento del matrimonio prima con la separazione, e solo in seconda battuta con un addio per sempre.Toccherà adesso al rito unico velocizzare i procedimenti, ma dalla teoria alla pratica, si sa, il passo è lungo. «La riforma mira a dare risposta all'esigenza di una maggiore celerità nella definizione dei giudizi in materia di famiglia - spiega Marco Meliti, avvocato divorzista del foro romano -. In realtà, se la riforma avrà il successo sperato, molto dipenderà se sarà accompagnata da un incremento del numero dei magistrati togati e del personale amministrativo, anche per compensare il diminuito apporto dei giudici onorari, a cui sono stati sottratti molti dei compiti prima loro demandati».

Le novità partono dalla forma della domanda di separazione o di divorzio, che andrà proposta con ricorso. Per accelerare i tempi della giustizia, la riforma del processo delle crisi familiari abbandona l'organizzazione in due fasi (la prima, davanti al presidente, in cui si sollecitano al giudice i provvedimenti provvisori e urgenti a tutela delle parti deboli, e la seconda, davanti al giudice istruttore, dedicata agli approfondimenti istruttori) a favore di un giudizio concentrato in cui il ricorrente deve indicare da subito fatti, mezzi di prova, elementi di diritto e documenti utili a definire il ricorso stesso. Infine, tra le novità del nuovo rito va segnalata la “corsia preferenziale” prevista nei giudizi in cui ci siano allegazioni di violenza domestica e abusi nei confronti delle donne.

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