Industria

Via ai progetti di filiera per portare le aziende italiane in Russia

Il Comitato imprenditoriale italo-russo sta mettendo a punto una proposta italiana per il settore agroalimentare, lo rivela Aimone di Savoia, vicepresidente Pirelli Tyre

di Raoul de Forcade

3' di lettura

A dispetto della battaglia delle sanzioni e controsanzioni tra la Ue (schierata insieme all’America) e la Russia, Mosca è ben disposta ad accogliere sul suo territorio l’imprenditoria italiana. A patto però che questa sia disposta a investire sul suolo russo, localizzando lì le aziende e aiutando a creare un indotto di imprese locali.

È quanto ha spiegato, nel corso del convegno Russia: cambiamenti e opportunità, presso la Camera di commercio di Genova, Aimone di Savoia, vicepresidente di Pirelli Tyre per le regioni Russia, Paesi scandinavi, Medio Oriente Africa e India. Il manager è anche delegato di Marco Tronchetti Provera, per quanto attiene al suo incarico di copresidente del Comitato imprenditoriale italo-russo.

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Progetto sulla filiera agroalimentare

Il Comitato, ha chiarito Aimone di Savoia, «sta muovendosi per proporre ai Governi italiano e russo dei progetti di filiera, da esaminare nella prossima riunione, fissata per il 6 dicembre. In particolare, inizieremo con una proposta italiana sul settore agroalimentare, sperando che sia di interesse reciproco. Poi proporremo altre filiere».

L’agroalimentare è uno dei comparti più colpiti dalle controsanzioni russe, anche se il vicepresidente di Pirelli Tyre sottolinea che l’export italiano ha patito, più che per le sanzioni, per il calo del prezzo di oil & gas che ha ristretto il potere di acquisto dei russi, grandi esportatori di queste materie

La Russia punta sulle Pmi

Il panorama economico russo, prosegue, «è diverso dal nostro: si sta cercando di creare un tessuto di Pmi che indubbiamente oggi non è al livello di quello che c’è in Italia. Riteniamo che, perseguendo con progetti di filiera, si possano aiutare le Pmi italiane ad andare in Russia, sotto l’ombrello di alcune grosse aziende, come ad esempio Pirelli (la quale ha investito circa 500 milioni nei suoi due impianti russi, ndr), che siano in grado di fare da capofila».

In questo, aggiunge, può essere d’aiuto «il Comitato imprenditoriale italo-russo che ha, al suo interno, aziende, per la parte italiana, nominate dal ministero degli Affari esteri e tutte le associazioni di business, tra cui la Camera di commercio e la Confindustria russe nonché Gim-Unimpresa (associazione degli imprenditori italiani in Russia, ndr)».

Nella graduatoria internazionale dei Paesi dove fare business, afferma Aimone di Savoia, «la Russia è passata da un ranking oltre il 90 al 28 di quest’anno: sta facendo grossi sforzi per migliorare. Anche se è ovvio che per un’impresa straniera è complicato ambientarsi. Per questo, per sviluppare i contatti, ci sono le associazioni di business».

Parola d’ordine: localizzare

Il manager si sofferma anche sulla questione delle certificazioni europee per l’export in Russia. In particolare sul fatto che diverse Pmi italiane lamentino difficoltà e alti costi per ottenere il riconoscimento sul suolo russo di prodotti certificati in Europa.

«La Russia - chiarisce Aimone di Savoia - non è più la land of opportunity dell’export italiano, nel senso che stimola, invece, l’investimento sul proprio territorio. Se un’azienda si localizza, ottiene un vantaggio fiscale, se esporta dall’Italia, no. Ma il lato positivo è che oggi la Russia è un Paese stabile, con una politica molto chiara che consente l'investimento straniero e consente di farlo in ragionevoli limiti di sicurezza».

Secondo il vicepresidente di Pirelli Tyre, che è stato insignito dell’Ordine al merito della Repubblica italiana per il suo contributo ai rapppori bilaterali italo-russi, «quello che la Russia vuole è che ci sia una localizzazione delle imprese per creare indotto. E per favorire questo processo, per le imprese italiane, si può battere sui progetti filiera o sulle Zes russe, che sono cluster in cui trovano spazio, per lo più, aziende straniere che godono di incentivazioni sulla parte import e, per contro, stimolano la produzione locale».

Tra le agevolazioni che le imprese italiane possono ottenere in Russia ci sono incentivi fiscali, doganali e amministrativi, finanziamenti e agevolazioni sulle bancarie, oltre a supporti dei singoli Comuni sulla digitalizzazione.

Spazio ai cantieri liguri degli yacht

Secondo Aimone di Savoia, infine, per quanto riguarda la Liguria, un comparto produttivo in grado di sbarcare in Russia potrebbe essere «la cantieristica privata. Ne abbiamo parlato col sindaco di Genova, Marco Bucci. Ad oggi, però, non c’è un progetto specifico. La Russia attualmente è molto interessata alla cantieristica pesante più che a quella da diporto; tuttavia uno degli stimoli da dare potrebbe concentrarsi proprio su questo settore».

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